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Sabato, 17 Ott 2026

Pensare il populismo di Pierre Rosanvallon, Editore Castelvecchi, Roma, 2017, pp. 37, euro 5.

Recensione di Roberto Tomei

Populismo, come esaltazione demagogica e velleitaria del popolo, in quanto depositario di valori totalmente positivi e unica legittimazione del potere, è termine che ha per lo più carattere dispregiativo ed è sinonimo di demagogia, anche se, a differenza di questa, non implica di per sé il raggiro del popolo. Ma del populismo, in quanto termine plurivoco come tutti gli “ismi”, è stata anche rivendicata un’accezione positiva, come vicinanza al popolo e ai suoi valori.

C’è invece accordo sul fatto che il populismo sempre e comunque comporti un rapporto diretto tra il leader e le masse, che solo il primo riesce a comprendere e interpretare e dalle quali riceve in cambio ispirazione e sostegno.

Ci sono oggi in Europa partiti che si dichiarano esplicitamente populisti, ma il populismo, ovviamente sotto forme diverse, non è una novità, essendosi manifestato spesso nel corso della storia, dai sicofanti nell’antica Grecia ai regimi sudamericani, come quelli di Peron ieri e di Chavez ai nostri giorni, che hanno esaltato allo stesso modo il faccia a faccia tra il leader e le masse, ergendosi a potere che incarna la società.

C’è tuttavia una differenza rispetto al passato, cioè che mentre questi non erano che casi particolari, il populismo contemporaneo costituisce un fatto strutturante globale delle democrazie contemporanee.

Quanto alla sua essenza, l’autore ritiene che il populismo, ancorché fenomeno multiforme e diversificato, costituisca l’esito di una triplice semplificazione, ossia: 1) quella di considerare il popolo come soggetto evidente, definito dalla sua differenza con le “élite”; 2) quella di ritenere che la sola vera forma di democrazia sia l’appello al popolo, vale a dire il referendum; 3) quella di concepire il popolo come identità, escludendo gli immigrati o quelli che professano altre religioni.

Il punto messo bene a fuoco da Rosanvallon va comunque individuato, a nostro parere, nel fatto che il populismo non si può combattere limitandosi a difendere lo status quo, ma richiede “un progetto di reinvenzione e ricostruzione della democrazia”, attraverso un coinvolgimento dei cittadini non soltanto limitato al momento della scelta elettorale, stante che la domanda di democrazia si presenta oggi come permanente : “complicare dunque la democrazia, per realizzarla”, agendo sulla qualità della democrazia stessa, che in concreto vuol dire dar vita a “un’interazione permanente tra potere e società”, producendo rendiconti, fornendo spiegazioni, coinvolgendo i gruppi intermedi interessati.

Non è la prima volta, del resto, che si impone una ridefinizione della democrazia, dato che una situazione analoga all’attuale ebbe già a verificarsi alla fine del XIX secolo, allorché la risposta fu cercata e trovata nello sviluppo dello Stato sociale.

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