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Sabato, 22 Ago 2026

La Truffa dei Logan, di Steven Soderbergh, con Channing Tatum, Adam Driver, Riley Keough, Daniel Craig, Hilary Swank, Katie Holmes, Katherine Waterston, Dwight Yoakam, Seth MacFarlane, Macon Blair, Sebastian Stan, Brian Gleeson, durata 119’, nelle sale dal 31 maggio, distribuito da Lucky Red.

Recensione di Luca Marchetti

Dopo una sbornia televisiva vissuta al massimo, tra regia e produzione (con la vetta artistica della serie televisiva- capolavoro The Knick), e le sue sperimentazioni visive ed estetiche, Steven Soderbergh torna al cinema “classico” con La Truffa dei Logan. L’heist movie (il genere cinematografico incentrato su grandi rapine e truffe super-elaborate, ritornato al successo di pubblico negli ultimi tempi anche grazie alla serie Netflix, La Casa di Carta) è una narrazione cara al regista di Sesso, bugie e videotape.

Ci ricordiamo tutti, infatti, la fortunata trilogia di Ocean’s, con cast pantagruelici capitanati dal duo Clooney-Pitt. Questa volta, però, Soderbergh mette da parte la dimensione glamour/divistica per raccontare il tema in un’affascinante variante indie-redneck, con due fratelli menomati e disperati che scelgono di rubare l’incasso della NASCAR.

La prova di questa decisa presa di distanza dal cinema delle grandi star è ben rappresentata, oltre che dalla presenza stropicciata di due astri nascenti come Channing Tatum e Adam Driver (imbruttiti e strapazzati per l’occasione), dall’uso che nella pellicola viene fatto di Daniel Craig, il tutt’ora in carica James Bond e, quindi, divo per eccellenza. Il suo grottesco e paradossale personaggio è l’emblema della volontà di distruzione di Soderbergh verso un cinema sistematico e tronfio, spazzato via dal suo sberleffo filmico.

Il regista, infatti, sa bene che l’America che aveva generato quei film con Clooney, Pitt e Damon, Robin Hood, affascinanti alfieri della Hollywood Democratica, è ormai morta, lasciando un paese arrabbiato, egoista e trumpiano. La Truffa dei Logan è l’unica risposta artistica che Soderbergh si è sentito di dare, tornando dentro i confini dell’industria cinematografica.

Per fare quest’operazione, Soderbergh sceglie apertamente il suo modello letterario, andando a recuperare, se non direttamente, almeno come ispirazione, le opere dello scrittore Elmore Leonard. Già incontrato dal regista nel suo adattamento di Out of Sight, Leonard, con i suoi dialoghi caustici e le sue trame divertite, è chiaramente il canovaccio su cui la sceneggiatrice Rebecca Blunt (la misteriosa scrittrice che molti hanno considerato un alias dello stesso regista) ha costruito le avventure folli dei fratelli Logan e del loro socio. Lo spirito di Leonard si sente in modo così prepotente che ci saremmo aspettati, da un momento all’altro, di vedere uscire fuori con il suo Stetson e la sua pistola anche Raylan Givens, protagonista di serie letterarie e televisive (Justified) e eroe prediletto delle storie di Leonard.

In definitiva, La Truffa dei Logan è l’ennesimo tassello di una carriera cinematografica audace, altalenante ma mai banale, l’invenzione e la conferma di un cineasta che non si accontenta mai e che, nonostante premi e riconoscimenti, pur con tutti i suoi difetti e i suoi errori, si conferma oltre che un professionista tecnico esemplare, un artista sincero, capace di passare da Che Guevara a questi bifolchi dal cuore d’oro, con la stessa umanità e amorevole ironia.

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Critico cinematografico

 

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