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Mercoledì, 22 Apr 2026

Vittoria Chierici ha dedicato a Ipazia D’Alessandria un quadro che è anche un vestito. Il dipinto scende fino a terra lasciando intravedere la stoffa grezza. Fa immaginare la filosofa che, “gettandosi addosso un mantello e uscendo in mezzo alla città, spiega pubblicamente a chiunque voglia ascoltarla le opere di qualsiasi filosofo”, come scrive Morris Kline, in "Storia del pensiero matematico" (1999).

L’artista, ispirata dall’Ipazia della Scuola di Atene di Raffaello, l’ha ritratta da terra "verso il cielo". Una fiamma bianca in movimento che riverbera nei colori che si aggrovigliano. Così immagina la grande maestra che alla fine del IV secolo ha innovato gli studi matematici e filosofici, costruendo nella Scuola Alessandrina una relazione dialogante con i discepoli e con tutti coloro che volevano ascoltarla.

Riconosciuta dalla città e dai potenti, ma non dal vescovo Cirillo che in lei vedeva un pensiero autonomo che, non volendo e non potendo ascoltare, tradusse in attacco alla religione, un pretesto per ordinare il suo efferato “femminicidio”.

Vittoria Chierici combina il magma dei colori all’energia di Ipazia e al “vestito” reale e simbolico che ci cuciamo addosso leggendo parole e immagini altrui. L’opera è stata esposta nel 2018 a Milano, alla Libreria delle donne. Ne ha coperto tutta la vetrina spingendo a guardare da terra “verso il cielo”, come sempre succede con la pittura.

Sara Sesti
Matematica, ricercatrice su " Donne e scienza", collabora con l'Università delle donne di Milano
https://www.facebook.com/sara.sesti13

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