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Lunedì, 13 Lug 2026

Ferrari, il film diretto da Micheal Mann in concorso all’ottantesima edizione del Festival di Venezia è l’adattamento cinematografico della biografia del 1991 Enzo Ferrari: The Man and the Machine, scritta da Brock Yates.

La pellicola narra la storia di Enzo Ferrari, fondatore dell’omonima casa automobilistica. Il protagonista è Adam Driver, nella sua ennesima grande prova, anche se, come per House of Gucci, da subito attorno alla scelta degli interpreti sono sorte numerose polemiche in quanto si tratta dell’ennesimo film incentrato su personaggi italiani interpretato da star internazionali. Infatti, Penelope Cruz veste i panni di Laura Ferrari, Shailene Woodley dell’amante di Enzo, Lina Lardi, mentre Patrick Dempsey interpreta il pilota automobilistico Pietro Taruffi. Il film ha subito quindi fatto parlare di sé, ma soprattutto perché si tratta dell’attesissimo ritorno sul grande schermo del regista Micheal Mann, dopo otto anni di assenza.

Siamo nell’estate del 1957 e l’ex pilota automobilistico Enzo Ferrari è in crisi in quanto la sua attività, fondata solo dieci anni prima insieme alla moglie Laura, rischia la bancarotta.

Mann racconta del duro periodo affrontato dalla famiglia Ferrari, sia a causa dell’azienda ma anche e soprattutto dovuto alla perdita prematura del loro figlio Dino. Tra un matrimonio a rotoli e tutte le difficoltà relative alla relazione extraconiugale dal quale Enzo ha avuto un altro figlio, il film sintetizza bene la complessa realtà del noto imprenditore e la sua passione smisurata.

È infatti in questo clima sconsolato che Enzo decide di puntare ogni cosa su un’unica corsa che attraversa l’Italia, lunga 1.600 km, nota al mondo come Mille Miglia.

Ferrari è un film che sicuramente intrattiene ma che al contempo destabilizza sia per l’inattendibilità di alcuni racconti ma soprattutto per il linguaggio fuorviante che mescola italiano e inglese in modo assolutamente confusionario e privo di senso.

La maestria di Michael Mann è indiscutibile, continua a sorprendere la tecnica con la quale riesce a rendere visivamente la dinamicità delle corse automobilistiche e la sua capacità di creare un immaginario spettacolare. Ma al contempo la pellicola narra vicende estremamente drammatiche e dolorose con una freddezza disarmante a causa della quale è impossibile cogliere le montagne russe emotive del protagonista.

Nonostante la grandezza di alcune scene, l’impossibilità per il pubblico di empatizzare con un personaggio così complesso e interessante, rende Ferrari probabilmente una grande occasione mancata.

Anna Sofia Caira
critica cinematografica
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