Giornale on-line fondato nel 2004

Venerdì, 22 Mag 2026

Non si può parlare di mobbing se il datore di lavoro lascia un dipendente completamente senza lavoro.

La conferma di quanto stabilito dalla Corte d’Appello di Messina nel 2011 è giunta dalla Corte di Cassazione con la sentenza n. 27444/2017, pubblicata il 20 novembre 2017.

I giudici della Suprema Corte, nel respingere il ricorso proposto dal dipendente pubblico “estromesso” da ogni e qualsiasi attività lavorativa, pur continuando a percepire un regolare stipendio, ha ribadito quanto già affermato in precedenti decisioni e cioè che, ai fini della configurabilità della condotta lesiva del datore di lavoro rilevano i seguenti elementi, il cui accertamento costituisce un giudizio di fatto riservato al giudice di merito, non sindacabile in sede di legittimità se logicamente e congruamente motivato: a) una serie di comportamenti di carattere persecutorio - illeciti o anche leciti se considerati singolarmente - che, con intento vessatorio, siano posti in essere contro la vittima in modo miratamente sistematico e prolungato nel tempo, direttamente da parte del datore di lavoro o di un suo preposto o anche da parte di altri dipendenti, sottoposti al potere direttivo dei primi; b) l'evento lesivo della salute, della personalità o della dignità del dipendente; c) il nesso eziologico tra le descritte condotte e il pregiudizio subito dalla vittima nella propria integrità psico-fisica e/o nella propria dignità; d) l'elemento soggettivo, cioè l'intento persecutorio unificante di tutti i comportamenti lesivi.

"Elementi questi - puntualizza la Cassazione - che il lavoratore ha l'onere di provare (ma che, nel caso di specie, non ha dimostrato, ndr), in applicazione del principio generale di cui all'art. 2697 cod. civ., e che implicano la necessità di una valutazione rigorosa della sistematicità della condotta e della sussistenza dell'intento emulativo o persecutorio che deve sorreggerla.

Questa decisione che, come tutte le sentenze, va rispettata, ci induce a fare una semplice domanda a chi di dovere: pagare mensilmente uno stipendio a un dipendente pubblico senza richiedere allo stesso alcuna prestazione lavorativa rappresenta o no un palese danno erariale?

Se, come crediamo, la risposta è sì, chi deve sollecitare l’intervento della Corte dei conti affinché i responsabili vengano chiamati a risarcire il danno arrecato alle pubbliche finanze?

Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Ti piace l'informazione del Foglietto?

Se ti piace quello che leggi, puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro sostenendoci con quanto pensi valga l'informazione che hai ricevuto. Anche il costo di un caffè!

SOSTIENICI

empty alt

Cina col vento in poppa: aumenta l’export verso i paesi Ue. E diminuisce l’import

Il fatto puro e semplice, che il grafico in alto a destra mostra nella sua esemplare chiarezza, è...
empty alt

Il Giardino della Ricerca per Andrea Rocchelli, a 12 anni dal suo barbaro assassinio nel Donbass

Domenica prossima, 24 maggio, a Pavia verrà intitolato a Andrea Rocchelli, giovane giornalista e...
empty alt

Le guerre distruggono molto più di quello che producono

Fra le molte stupidaggini che abbiamo ripetuto tutti almeno una volta nella vita c’è quella che...
empty alt

“Tre chilometri alla fine del mondo”, omofobia difficile da estirpare nella civile Europa

Tre chilometri alla fine del mondo, regia di Emanuel Parvu, con Ciprian Chiujdea (Adi), Bogdan...
empty alt

Lynn Conway: pioniera dell’informatica e attivista transgender

Il 17 maggio 2024 si celebra la Giornata Internazionale contro l’Omofobia, la Transfobia e la...
empty alt

“La pubblica (d)istruzione”, come e chi ha sabotato la scuola in Italia

La pubblica (d)istruzione - Come la destra ha sabotato la scuola con la complicità della sinistra...
Back To Top