25. 01. 2021 Ultimo Aggiornamento 25. 01. 2021

"Arcipelago verde", storia dei movimenti ecologisti italiani

Categoria: Il Foglietto

Arcipelago2Michele Boato prosegue con Arcipelago verde dal 68’ all’ecologia… il passo è breve (Editore Ecoistituto del Veneto - Mestre 2020 - pp.251, euro 10), il suo racconto - iniziato con La lotta continua, e che presto proseguirà con un altro libro, che coprirà il periodo 1985-2000, sulla nascita del movimento ambientalista (e non solo) in Italia.

Una narrazione, con un approccio molto interessante e attuale, che era partita dagli ultimi anni della guerra e del fascismo, dalle vicende di quel movimento socialista-libertario, fortemente antifascista ma al contempo democratico, che fu Giustizia e libertà, dalle radici cristiane ma non appiattito né all’allora Democrazia Cristiana, né tantomeno al vecchio Partito Comunista.

Un movimento che rimase sì schiacciato dalle due forze politiche prevalenti in Italia ma i cui valori, sicuramente, incisero sul dissenso cattolico degli anni 60’e sul 68’ studentesco, seguito dalle lotte operaie degli anni successivi.

In questo secondo libro, Boato parte dalle lotte all’interno dell’esercito mosse dai Proletari in divisa e dai tanti Obiettori di coscienza che, per anni, si sono battuti affinché le forze armate finalmente si affrancassero da un’impronta autoritaria e fascista, per divenire una forza coerente con quello che è lo spirito dell’art. 11 della nostra Costituzione.

Una battaglia difficile, avviata da un manipolo di coraggiosi, sempre più numeroso e radicato in tutto il territorio nazionale, che si battè contro l’autoritarismo, che spesso sfociava nella violenza gratuita, di molti ufficiali e non solo, nonché, contro le condizioni assai insicure in cui si svolgeva la vita nelle caserme e che determinavano frequenti vittime tra i giovani di leva.

Un movimento, grazie al quale, dopo anni di lotte e migliaia di obiettori arrestati, si è arrivati, prima nel 1966, alla inapplicabile legge Pedini (ma questo prima delle vicende narrate nel libro) e, poi, nel 1972, alla punitiva legge Marcora, detta “legge truffa”, in base alla quale lo Stato concedeva il diritto all’obiezione di coscienza e ad un servizio civile – della durata di 8 mesi più lunga della leva obbligatoria, solo nel 1989 allineata dalla Corte Costituzionale alla durata della leva ordinaria – per comprovati “motivi morali, religiosi e filosofici”. Nel ’98 – dopo vari tentativi di legge abortiti (uno nel ’92 vide l’allora presidente Cossiga rifiutare la sua firma perché, a suo giudizio, il riconoscimento degli obiettori era incostituzionale e, guarda caso, il giorno dopo sciolse le Camere) – con la legge n. 230 si ebbe il pieno riconoscimento al diritto di obiezione di coscienza a prestare il servizio militare. Infine, con la legge 331 del 2000 venne istituito il servizio militare professionale.

L’autore, tra i primi Proletari in divisa, ci racconta sia le tante ritorsioni vissute sulla sua pelle durante il servizio militare e come il movimento si estese in tutto il paese, sia la storia del movimento degli obiettori di coscienza al servizio di leva, che vide persino processato per "apologia di reato" e condannato - ma con “reato estinto per la morte del reo” - don Lorenzo Milani, per aver scritto, nel 1965, L’obbedienza non è più una virtù, una lettera aperta in risposta ai cappellani militari favorevoli alla leva obbligatoria.

Al contempo, cresce il Movimento non violento e si moltiplicano le marce antimilitariste internazionali organizzate dal Partito Radicale di Marco Pannella, gli operai obiettori di coscienza nelle fabbriche in cui si producono armi e decolla la campagna per detrarre dalle proprie tasse le spese militari.

Tanti movimenti al cui interno è forte il dibattito tra chi vuole l’abolizione di tutti gli eserciti e chi non ne esclude l’uso come “polizia internazionale”, ma anche tra chi è per una rivoluzione armata e chi per una nonviolenta.

L’autore, esponente di Lotta Continua in Veneto, con la sua visione libertaria, in contrasto con il leader Sofri che stava dando al movimento un’impostazione sempre più partitica, trascorre quattro anni, dal 1973 al 1977 in Puglia, prima a Brindisi e poi a Bari. È l’occasione per scoprire, lui mestrino, le difficili condizioni di vita e di lavoro degli operai al sud, forse persino peggiori di quelle di Porto Marghera, e di altri grandi distretti industriali del nord dove, almeno, i lavoratori avevano acquisito una maggiore consapevolezza dei propri diritti e si erano mobilitati e organizzati.

A sud, Boato si scontra con una classe politica “mafiosa”, con una gestione clientelare in cui sono coinvolti anche i sindacati, in quella drammatica partita di scambio lavoro contro diritto alla salute a cui, purtroppo, assistiamo ancora oggi a Taranto, come in tanti altri centri industriali del meridione.

Al Petrolchimico della Montedison di Brindisi, le condizioni di lavoro non sono molto dissimili da quelle degli impianti di Marghera. Dopo le lotte nel biennio 1968-69 per uscire dalle gabbie salariali, gli operai, complice la crisi economica, sembrano essersi arresi.

Nel 1975, gli impianti brindisini vengono raddoppiati - promettendo 2mila nuove assunzioni - per avviare una serie di produzioni ultra-inquinanti quali etilene, poli-propilene e, soprattutto, il micidiale fosgene, che già aveva provocato tanti incidenti professionali a Marghera. Con una potente campagna di controinformazione, il nostro autore e i suoi compagni riescono a mobilitare operai e popolazione. Montedison e sindacati rispondono con una campagna di disinformazione sui giornali locali ma ne escono sconfitti, anche grazie all’attivismo delle neonate riviste Brindisi notizie e Puglia rossa.

V’è poi l’incontro con i Cristiani per il socialismo e con le nascenti Comunità di base della Lucania, del Salento, di Conversano e Fesca, fondate da preti attivi nel sociale, favorevoli al divorzio (erano i tempi dei referendum su aborto e divorzio) e perciò ostracizzati dalle gerarchie ecclesiastiche, così come i preti operai.

E poi le lotte degli studenti fuori sede iscritti all’università di Bari che riescono, grazie alla loro tenacia, ad ottenere la trasformazione di un albergo in dismissione nella prima casa dello studente locale e, contemporaneamente, a salvare i posti di lavoro della struttura turistica.

Battaglie che forse avrebbero potuto portare a risultati più solidi se solo la sinistra fosse stata più unita. Così alle elezioni del giugno 1976, con il nome Democrazia Proletaria nasce, oltre il PCI, una lista che tenta di riunire tutta la galassia della sinistra extraparlamentare. Ma, scrive Boato, “i capetti del PdUP tentano ovunque (e spesso ci riescono) di impedire che LC candidi le persone più conosciute”, impedendo così le candidature di persone come Rostagno, Franco Platanìa e altri, compreso il nostro autore, che avevano condotto a diversi livelli locali battaglie importanti. Risultato: solo 5 eletti alla Camera, di cui uno solo, Mimmo Pinto dei “disoccupati organizzati” di Napoli, aderente ad LC. Un insuccesso che sarà tra le ragioni dello discioglimento di LC nel nascente Movimento nel novembre successivo, divisa nel lacerante dibattito tra chi guardava alla lotta armata e chi a femminismo e ambientalismo.

Erano gli anni di un’Italia che cambiava, di una fuggevole primavera anche nel mondo della magistratura, con pretori d’assalto come Giovanni Maritati, poi eletto senatore e membro della commissione di inchiesta sulle navi dei veleni, che si battè per il costoso recupero della nave Cavtat affondata a largo di Capo d’Otranto con 909 fusti del velenosissimo piombo tetraetile; Felice Casson, che condusse l’inchiesta sul Petrolchimico di Porto Marghera; Adriano Sansa, che sollevò il velo sullo scandalo dei petroli; Gianfranco Amendola a Roma; Giampaolo Schiesari, che si occupò dell’inquinamento sul fiume Adige; Emanuela Fasolato, che bloccò la centrale Enel a carbone di Porto Tolle; per finire, al Procuratore Raffaele Guariniello che, fino all’ultimo giorno di servizio, si è battuto per la salute di lavoratori e cittadini.

Anni in cui si acquisisce consapevolezza del pericolo che rappresentava (e ancora oggi rappresenta) un’industria fortemente inquinante e così nascono innumerevoli associazioni, radio, riviste e le Università verdi, grazie all’iniziativa di persone come Laura Conti, Giorgio Nebbia, Giovanni Damiani, Antonio Cederna, che non solo riescono a mobilitare i cittadini e fare controinformazione, ma mettono al servizio delle varie vertenze le loro grandi competenze.

Boato, tornato nella sua Mestre, fonda il Centro Alter in cui prendono sede associazioni come la Lega degli Obiettori di Coscienza, i Cristiani per il Socialismo e Medicina Democratica che tanto aveva fatto fin dal 1970 per denunciare i pericoli derivanti dalla produzione del fosgene e, poi, i danni a persone e ambiente conseguenti ai tanti incidenti nelle fabbriche chimiche: dall’AMMI al Petrolchimico di Marghera, fino a Seveso (che almeno servì a smuovere la legge per il diritto all’aborto), a Tezze sul Brenta, all’Acna di Cengio, all’Anic di Manfredonia e a tante altre.

Medicina Democratica e altre associazioni non si limitarono alla denuncia ma avanzarono proposte per metodi di produzione alternativi. Denunce e proposte che spesso vanno a scontrarsi con le società proprietarie degli impianti nonché con i sindacalisti presenti nei consigli di fabbrica che negano l’evidenza dell’alta incidenza di tumori e altre malattie nelle zone circostanti gli impianti.

Sono gli anni in cui prevale quell’idea sbagliata e miope di sviluppo che tante devastazioni e morti ha causato: dalle cave che hanno stravolto il paesaggio dei Colli Euganei alle fabbriche di Eternit. Ma sono anche gli anni in cui i cittadini si mobilitano in massa contro un potere politico e giudiziario che nega la situazione per rivendicare il proprio diritto ad una qualità di vita migliore.

I Movimenti ambientalisti, sempre più radicati, determinano una consapevolezza ecologista che sarà determinante per il successo delle marce contro le basi nucleari della Nato e per la vittoria nel 1987 dei tre referendum antinucleari. Una vittoria praticamente contro tutti i più grandi partiti, visto che il Pci, in tempi di compromesso storico, si era schierato a favore del nucleare.

Un movimento, quello ambientalista, con una carica rivoluzionaria e innovativa che avrebbe potuto davvero cambiare il paese ma che, purtroppo, come sempre accade a sinistra o, se vogliamo, più genericamente, tra i progressisti italiani, si divide troppo presto e scema a causa dei soliti leaderismi che emergono sin dall’inizio, nel 1981.

Leader e associazioni di maggior peso che in cambio di un po’ di potere e di contributi hanno dimenticato quelle istanze di cambiamento e portato, nel primo decennio di questo secolo, alla scomparsa di fatto della Federazione dei Verdi, mentre negli altri Paesi europei i Verdi continuano a crescere perché non hanno dimenticato quella rivoluzionaria istanza di cambiamento.

Il libro di Michele Boato è davvero minuzioso nella sua ricostruzione (fossimo docenti universitari, nell’assegnare una tesi sul tema lo consiglieremmo senza riserve), per la sua analisi onesta e priva di reticenze, merita di essere letto anche per lo spirito ancora combattivo dell’autore che ne emerge. C’è bisogno di più opere di questo genere, anche per infondere fiducia nei giovani, per far capire loro che un cambiamento è possibile.

Attendiamo con impazienza l’ultimo tomo della trilogia che sarà relativo, come già evidenziato, agli anni che vanno dal 1985 al 2000.

Per ricevere il libro, basta abbonarsi alla rivista GAIA, oppure acquistarlo per 10 euro (n.3 copie, 24 euro; n. 5 copie, 35 euro) con c/c postale n. 29119880, intestato a ECOISTITUTO del VENETO Alex Langer - Viale Venezia n.7 - 30171 Mestre - o con bonifico bancario Banca Etica - IBAN IT96J0501812101000016692519, intestato a ECOISTITUTO del VENETO Alex Langer - Viale Venezia n.7 - 30171 Mestre - oppure con versamento PAYPAL su Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. specificando, in ogni caso, il proprio nome, cognome, indirizzo e il titolo del libro.

Adriana Spera
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