19. 07. 2019 Ultimo Aggiornamento 19. 07. 2019

Il senso dell'Emilia per la Sismologia

Categoria: L'angolo di Boschi

di Enzo Boschi*

Dopo i terremoti del 2012 in Emilia si discute molto di questioni sismologiche. Come sempre avviene dopo scosse che provocano danni e vittime. E come mai avviene, purtroppo, in tempi normali quando ci si potrebbe dedicare alla prevenzione con benefici di ogni genere. L'attenzione e' ulteriormente cresciuta con il recente provvedimento del Governo che concede incentivi fiscali a coloro che ristrutturano la propria abitazione per renderla più sicura. Vantaggio però riservato solo a quei Comuni che si trovano nelle classi 1 e 2 della Mappa di Pericolosità Sismica pubblicata nel 2003 sulla Gazzetta Ufficiale con Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri (Dpcm) e poi inserita nella legge promulgata in seguito al terremoto di L'Aquila nel 2009.

I Comuni emiliani colpiti nel 2012 non rientrano nelle due classi indicate dalla legge. E allora si sono scatenate feroci polemiche. Si è messo subito in dubbio il valore scientifico della Mappa che sottovaluterebbe la pericolosità emiliana e le capacità di coloro che l'hanno approntata. In altre parole si è cercato di scaricare ancora una volta la responsabilità sui sismologi.

La pericolosità sismica di una certa zona rappresenta la probabilità che un terremoto di una certa magnitudo si verifichi entro un determinato periodo di tempo in quella zona. Quindi è evidente che non si tratta del parametro più adatto a stabilire quali Comuni abbiano necessità e urgenza maggiori di ristrutturare.

Per meglio finalizzare gli interventi del Governo sarebbero state necessarie mappe di rischio, cioè informazioni precise sui luoghi ove si possono verificare crolli per la cattiva qualità degli edifici e della loro progettazione. Ma le mappe di rischio, che dovrebbero essere approntate dalle Regioni, non esistono. L'unico parametro ufficiale che esiste e' la pericolosità, frutto di un impegnativo lavoro scientifico di altissimo livello, e il Governo quel parametro è stato costretto ad usare per far partire la prevenzione di cui tanto si è parlato nei passati decenni senza mai combinare niente di concreto. Indubbiamente l'azione del Governo e del Parlamento è stata altamente meritoria. Merita il nostro plauso e non  va ingiustamente criticata per inefficienze di altri organi dello Stato.

In questa vicenda sempre più confusa, anche per interventi estemporanei di politici ed "esperti" poco informati sulle questioni che trattano, è bene ricordare che già nel 1998 l'Ingv, insieme a coloro che si occupano di questa materia, aveva proposto una classificazione sismica di tutto il territorio nazionale, completando il lavoro iniziato all'indomani del terremoto dell'Irpinia del 1980. In particolare veniva suggerito che i Comuni dell'Emilia, proprio quelli che saranno poi colpiti dalle scosse del 2012, fossero classificati almeno in terza categoria. E questo avveniva ben quattordici anni prima dei due eventi, che purtroppo hanno provocato numerose vittime. Proposta caduta miseramente nel vuoto come è del tutto evidente e come troppo spesso e' successo negli ultimi decenni in Italia.

Si deve arrivare al 2003, in conseguenza della grande emozione suscitata del terremoto di S.Giuliano di Puglia, la proposta di riclassificazione del 1998, con qualche aggiornamento, per vedere pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale come un Dpcm. Gli amministratori locali non possono più ignorare il livello di pericolo dei territori che amministrano. La Mappa, insieme a norme di costruzione ben definite e stringenti, verrà poi riproposta sempre in maniera ufficiale in varie altre circostanze e nessuno può più accampare la scusa della mancanza di un'adeguata informazione sul rischio sismico. Anche se si continua a farlo con colpevole insistenza.

Va ricordato che quando ci si rese conto che il territorio del Comune di S. Giuliano di Puglia non era classificato, si cercò di scaricare subito la colpa sui sismologi. Il documento del 1998 mostrava, al di là di ogni dubbio, che, invece, i sismologi avevano svolto coscienziosamente il loro dovere. Il pubblico ministero che gestì l'accusa contro i costruttori e i collaudatori dell'edificio scolastico che aveva provocato la tragedia che tutti ricordiamo mi fece l'onore di coinvolgermi come testimone d'accusa. Ricordo ancora con commozione profonda l'affetto e la riconoscenza mostratami dai genitori delle piccole vittime dopo che per ore gli avvocati degli imputati con domande pressanti avevano cercato inutilmente di farmi cadere in contraddizione. In quel processo il sismologo era, come è giusto che sia, dalla parte dell'accusa dopo che il pm, molto intelligentemente, aveva capito che per anni e anni i sismologi, inascoltati, avevano fatto di tutto e di più per sottolineare il rischio sismico, in certi casi anche molto elevato, del nostro Paese.

Ma torniamo in Emilia. La Regione ha approvato la classificazione proposta dal Dpcm nel 2003 (1435, 21.07.2003) ma ne ha lasciato assurdamente l'applicazione opzionale fino al 30.06.2009 quando è entrata in vigore la NTCO8 ( Normativa Tecnica del Ministero delle Infrastrutture del 2008). Non può passare sotto silenzio il fatto che nel 2006 viene promulgato un nuovo Dpcm (3519; 28.04.2006), che adotta come riferimento la mappa Ingv 2004, che diventa così definitivamente la Mappa di Pericolosità Sismica ufficiale dello Stato. Utilizzando questo Dpcm la regione Emilia-Romagna avrebbe potuto tranquillamente passare in seconda categoria alcuni dei Comuni colpiti nel 2012.

Invece il Dpcm viene incredibilmente ignorato con le conseguenze che abbiamo visto. Perché ciò sia avvenuto non è dato sapere. E' interessante notare (come ho già scritto in un mio precedente articolo sul Foglietto del 3 settembre scorso) che si sono cercate giustificazioni fantasiose, come perforazioni che provocano terremoti di magnitudo 6, in spregio al principio di conservazione dell'energia, cioè delle leggi fondamentali della Fisica!

In questa maniera l'attenzione è stata sviata dalle vere e troppo evidenti responsabilità!

Questi sono fatti che tutti in Emilia ignorano e che molti fanno sì che vengano ignorati. La cosa grottesca, come già detto, è che si cerca addirittura di dare la colpa alla Mappa di Pericolosità Sismica e a coloro che l'hanno realizzata e fatta approvare ufficialmente. Contemporaneamente non si può passare sotto silenzio la superficialità con cui alcuni documenti della Regione sono scritti. Un esempio per tutti: se si va nel sito della Regione, dove si parla di Ambiente, di Geologia e di Sismicità sotto il titolo "La classificazione sismica" si scoprono perle come "zona 3: sismicità bassa"! Ci si rifiuta o non si è in grado di capire il significato del termine "pericolosità" benché molto chiaramente definito. Insomma, si evita di accettare tutto il lavoro svolto per iniziare e sviluppare una seria politica di prevenzione.

E' praticamente impossibile spiegare succintamente e senza annoiare tutte queste cose. Eppure andranno chiarite in tutti i dettagli per impedire che si possa agire superficialmente e impunemente in questioni tanto delicate come sempre e' accaduto. Ed è bene che siano i sismologi, almeno quelli di buona volontà e sopratutto di capacità indiscusse, ad impegnarsi nel cercare la chiarezza! Sono i sismologi infatti l'anello debole della catena. Non è mai successo che coloro che progettano, coloro che approvano i progetti, coloro che costruiscono, coloro che collaudano e, sopratutto, coloro che dovrebbero far rispettare le regole in zona sismica siano stati "redarguiti" per le loro manchevolezze. Appartengono tutti a categorie forti che si autoproteggono e che non amano essere messe un discussione. Invece i sismologi sono "figli di un dio minore". La loro debolezza è dimostrata anche dal fatto che alcuni di essi, con una reputazione scientifica irrilevante, approfittano di queste situazioni per ritagliarsi un piccolissimo spazio di visibilità e per lucrare qualche vantaggio economico schierandosi con i poteri che dovrebbero sovrintendere alla sicurezza dei cittadini avallandone mancanze e addirittura errori. Addirittura incoraggiandoli a perseguire strade sbagliate e inutili. Stanno insistendo per "microzonizzare" quasi tutto il territorio nazionale e introdurre l' assicurazione obbligatoria per gli edifici. Due operazioni del tutto inutili per la sicurezza dei cittadini ma molto lucrose per società varie e coloro che riescono ad accreditarsi come "consulenti", benché improvvisati, di tali società. Ritorneremo su questi aspetti poco edificanti in prossimi articoli.

Concludiamo con una nota scientifica: utilizzando la grande mole di dati raccolti durante la sequenza emiliana del maggio-giugno 2012, abbiamo potuto dimostrare che la Mappa, tanto criticata da gente poco competente, in realtà sopravvaluta la pericolosità emiliana. La dimostrazione è stata accettata e pubblicata in una delle riviste più prestigiose in Geofisica. Consigliamo a tutti di seguire la strada maestra della valutazione internazionale dei propri convincimenti, come noi abbiamo fatto, prima di avventurarsi in giudizi che oltre a mostrare l'incapacità di chi li ha proferiti, cosa questa in fondo irrilevante, soprattutto possono portare a gravi errori di valutazione, con ripercussioni sulla sicurezza e sulla economia di intere regioni.

*Geofisico


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