25. 05. 2017 Ultimo Aggiornamento 25. 05. 2017

Dal Ministero della Ricerca serve maggiore chiarezza su questioni di sicurezza nazionale

Categoria: L'angolo di Boschi

Un gruppo di parlamentari ha rivolto un'interrogazione al Ministro della Ricerca su un accordo operativo tra il Ministero dello Sviluppo Economico (MISE), la Regione Basilicata e l'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (INGV), con cui si intendono applicare in via sperimentale gli "indirizzi e le linee guida per il monitoraggio della sismicità, delle deformazioni del suolo e delle pressioni di poro nell'ambito delle attività antropiche di sottosuolo" alle attività di estrazione petrolifera che si effettuano in val d'Agri, area interna dell'Appennino lucano, concessione che è riconducibile a Eni SpA e Shell SpA.

Nell'accordo viene stabilito che i compiti dell'INGV saranno decisi dalla Regione Basilicata e che rientreranno in un generico supporto all'attività di monitoraggio mediante la raccolta, il trattamento e la trasmissione dei dati al Ministero, alla Regione e al concessionario, nel caso specifico Eni e Shell.

"Il pagamento delle attività di INGV", si legge poi nella delibera della Giunta della Regione Basilicata del 19 dicembre 2016, ­ "verrà garantito da un fondo istituito presso la stessa Regione, ma finanziato dal concessionario", cioè da Eni e Shell.

In pratica, il lavoro di controllo dell'INGV viene pagato da Eni e Shell, le cui attività e i loro presunti effetti dovrebbero essere monitorati dallo stesso INGV.

Questa interrogazione nasce da un articolo apparso sul Foglietto il 23 marzo scorso.

La risposta del Ministero, pubblicata il 3 maggio scorso sul sito del Senato della Repubblica, a mio avviso, è del tutto deludente. In particolare, nulla dice sull'evidentissimo conflitto di interessi, tipico delle situazioni dove i controllori sono finanziati dai controllati.

Successe qualcosa di analogo con i terremoti emiliani del 2012. Una commissione (nota con l'acronimo ICHESE), istituita dalla Regione Emilia Romagna e dal MISE, nel suo rapporto finale non escluse che le scosse fossero causate dalle attività connesse alle estrazioni petrolifere nella zona epicentrale.

La cosa stava per azzerare tutta l'industria estrattiva nazionale finché il MISE non fece intervenire un'altra commissione, fatta di esperti americani, che smentì ICHESE.

Tutte le attività poterono riprendere. Ma la commissione americana era finanziata dall’ENI e, pur senza mettere in discussione la buonafede di nessuno, la cosa appare del tutto incongrua.

C'è da ricordare che fu un alto dirigente dello stesso MISE a notare che i risultati della commissione americana andavano validati da un ente terzo. Fu scelto l'INGV: il direttore del dipartimento terremoti dell'epoca, un sismologo di fama internazionale, ammise che il metodo seguito dai colleghi americani era corretto ma non validò i risultati.

I risultati della commissione ICHESE, voluta e finanziata dallo Stato, non sono mai stati smentiti in modo ufficiale. Anzi, specialmente a seguito di essa, vari enti e ricercatori cominciarono ad interessarsi di sismicità indotta o innescata, che dir si voglia.

Il problema può essere così espresso: può l'immissione di fluidi pressurizzati in una zona ad alta pericolosità sismica, come la Val D'Agri, scatenare (innescare, indurre) un terremoto devastante?

In ciò che scrive il Ministero, si arriva a dire che l'INGV con il sistema di monitoraggio della sismicità naturale consentirà "immediatamente di segnalare alle istituzioni pubbliche territoriali, al Ministero dello Sviluppo Economico, all'Ufficio Nazionale Minerario per gli Idrocarburi e le Georisorse e al Dipartimento della Protezione Civile eventuali anomalie che potrebbero indicare la generazione di sismicità indotta o innescata".

Questo sarebbe molto interessante se venisse anche spiegato come si riuscirà a capire che l'induzione o l'innesco è avvenuto. In altre parole, l'INGV organizzerà il cosiddetto sistema "a semaforo": appena si registra qualcosa, qualunque cosa, si sospende ogni attività. La cosa, però, è inutile ed estremamente pericolosa perché basta conoscere un po' di geofisica moderna per sapere che certi processi possono essere innescati o indotti oggi ma produrre tragedie fra qualche anno. Inoltre, poco si sa di come inneschi e induzioni avvengano e, quindi, in realtà non sappiamo come monitorarli. In altre parole, l'instabilità e i moti della crosta terrestre sono imprevedibili e non possono essere fermati, come avviene per le auto in prossimità di un semaforo al rosso.

È estremamente pericoloso utilizzare queste scorciatoie senza basi scientifiche in una zona capace di generare terremoti di magnitudo 7 e oltre, con decine di migliaia di vittime, come accadde nel 1857. Anzi, mi permetto di dire, è da irresponsabili.

È doveroso ricordare, come molte volte abbiamo fatto sul Foglietto, il lavoro di un gruppo di geologi del CNR, pubblicato su una rivista internazionale nell’agosto del 2014, i cui risultati all’epoca sono stati ufficialmente approvati da chi, dall’aprile del 2016, è al vertice dell’INGV.

Quei geologi hanno evidenziato una faglia attiva in prossimità della superficie, proprio nella zona ove vengono praticate le reiniezioni.

Se questa faglia esiste, è ovvio che le attività petrolifere devono essere immediatamente interrotte e per sempre.

Dalle pagine del Foglietto abbiamo chiesto varie volte chiarezza su un punto tanto delicato ma non c’è mai giunta risposta alcuna. Non si è ritenuto di fornire esaustivi chiarimenti su una questione tanto delicata neanche in risposta ad un'interrogazione parlamentare. Ma la questione resta in tutta la sua gravità: se la presenza della faglia è confermata, l'immissione di fluidi, ripeto, va immediatamente sospesa. Se la faglia non esiste, chi ne ha sostenuto e continua a sostenerne l'esistenza non può avere incarichi e responsabilità che attengono alla sicurezza nazionale nel settore della pericolosità sismica.

Concludendo, ancora una volta chiediamo - e continueremo a farlo finché non riceveremo risposta - se la pericolosissima faglia superficiale in Val D'Agri c'è o non c'è. A questo punto, lo stesso Ministero della Ricerca non può non esprimersi in un senso o nell'altro. Ne va della sicurezza nazionale.

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