23. 10. 2017 Ultimo Aggiornamento 20. 10. 2017

Nuove estrazioni in Emilia Romagna? No, grazie

Categoria: L'angolo di Boschi

Da un comunicato dell'Assessora alle Attività Produttive e dell'Assessora all'Ambiente della Regione Emilia Romagna, si scopre che, in accordo con il Ministero dello Sviluppo Economico (MISE), sono state stabilite le linee guida per ricercare idrocarburi in Emilia, che avrebbero il proposito di garantire precauzioni e di fornire "preziose informazioni" di conoscenze del sottosuolo.

In realtà, si tenta di convincere gli emiliani ad accettare trivellazioni a dritta e a manca, in un territorio notoriamente fragile. Questo avviene nonostante le conclusioni della Commissione ICHESE, costituita proprio dalla Regione con lo stesso MISE e la Protezione Civile.

Nel rapporto dell'ICHESE, tenuto riservato per mesi dalla Regione e venuto alla luce grazie a un giornalista inglese, si affermava, infatti, che non poteva essere escluso che le cause dei terremoti del 2012 fossero le estrazioni petrolifere in località Cavone.

Alle attività dell'ICHESE avevano collaborato tutti gli enti nazionali che si occupano di Sismologia e il coordinatore della sezione sismica della Commissione Grandi Rischi. Da nessuno degli esperti coinvolti sono poi venuti distinguo sulle conclusioni di ICHESE, il cui rapporto finale è un documento ufficiale della Regione e dello Stato, tanto che, per fare un esempio, è alla base della recente convenzione Basilicata-ENI-INGV, relativa alle estrazioni petrolifere in Val D'Agri.

Nel comunicato delle due assessore emiliane, si legge anche che "dopo una sperimentazione sul pozzo in località Cavone, la comunità scientifica coinvolta ha escluso ogni correlazione" tra sismi e attività di estrazione. Non si dice da chi è costituita la "comunità scientifica coinvolta". Quello che è dato sapere è che, prima il potere politico ha voluto ICHESE, poi non ha gradito le sue conclusioni, devastanti per tutta l'industria petrolifera nazionale, e allora ha dato per buoni i risultati di una commissione di sismologi americani che, a differenza di ICHESE, aveva escluso che le attività al Cavone potessero generare terremoti.

I sismologi americani erano, però, pagati dall'ENI: un conflitto di interessi difficile da nascondere, tanto che, molto correttamente, un alto funzionario del MISE ritenne necessario che i risultati "americani" venissero validati dall'INGV che, a quel tempo, poteva ancora essere considerato ente terzo. Gli ottimi ricercatori INGV si limitarono ad accertare la validità delle procedure degli americani ma si guardarono bene dal validarne le conclusioni. Quindi, nessuna validazione c’è stata, e il conflitto di interessi resta, grande come la devastazione delle due scosse di magnitudo 6, del maggio 2012.

Le due assessore citano anche la sperimentazione sul pozzo al Cavone come elemento tranquillizzante. In perfetto stile sovietico, per i nostri governanti noi cittadini emiliani siamo da considerare alla stregua di un branco di poveri deficienti.

In cosa consiste la sperimentazione? Si sollecita il pozzo del Cavone con iniezioni di fluidi pressurizzati due o tre anni DOPO che l'energia sismica accumulata nella zona si è del tutto liberata a seguito delle due forti scosse del 2012.

Si sollecita in tutti i modi possibili ma, ovviamente, non succede niente. Così si dimostra soltanto che una zona sismica è inoffensiva dopo che ha scaricato la sua energia con scosse particolarmente violente! La prova con cui la Regione cerca di affermare l'assenza di correlazioni fra terremoti e attività petrolifere è equivalente a quella di un assassino che pretende di dimostrare la propria innocenza mostrando la sua pistola scarica, omettendo di dire che l'ha scaricata sulla vittima.

Per ricaricare la Bassa Emiliana al livello energetico prima del 2012 ci vorrebbero secoli: solo allora gli esperimenti effettuati dai consulenti regionali avrebbero un senso. In ogni caso, una zona sismica viene decisamente modificata da una sequenza di scosse importanti. Ciò che si può osservare e misurare DOPO le scosse, non può essere utilizzato neanche per fare illazioni generiche sulle condizioni meccaniche della zona PRIMA delle scosse.

La "comunità scientifica coinvolta" dalle nostre due assessore almeno queste cose dovrebbe saperle! In fondo. basterebbe un po' di buonsenso.

È verissimo, invece, che trivellazioni e iniezioni di fluidi pressurizzati generano o contribuiscono a generare terremoti, specialmente in zone a pericolosità sismica. Ma è altrettanto vero che le attività estrattive al Cavone non possono aver generato le due forti scosse del 20 e del 29 maggio del 2012. Per un motivo molto semplice: la prima scossa, quella del 20 maggio, si è verificata a più di una ventina di km dal Cavone, mentre la seconda, dieci giorni dopo, si è verificata vicinissima al Cavone. Se il Cavone fosse stato il responsabile, si sarebbe dovuto verificare esattamente l'opposto: la prima scossa vicina e la seconda lontana, anzi, più sensato ancora, nessuna seconda scossa lontana, vicina anche la seconda!

Allora è lecito chiedersi: perché tutto questo clamore sulle cause dei terremoti emiliani del 2012? Perché non si è accettato che anche in Emilia valesse la collaudatissima tettonica a placche?

La spiegazione è semplice: si è realizzato un mutuo soccorso fra il potere politico regionale e la sezione sismica della Commissione Grandi Rischi. Il primo, fin dal 2003, avrebbe avuto il dovere di imporre norme più severe per le costruzioni. La seconda, immediatamente dopo la prima scossa, avrebbe dovuto riunirsi tempestivamente e segnalare la concreta possibilità di ulteriori forti scosse.

La prospettata "origine petrolifera" delle scosse, insieme ad altre ridicole cause, prese però in seria considerazione dalla Regione, ha fatto sì che venisse distolta l'attenzione da omissioni gravissime commesse dai responsabili politici e dalla "comunità scientifica coinvolta", quella su cui le due assessore hanno basato e basano le loro decisioni.

Ricordiamo, ancora una volta, che nel 2012 in Emilia, la quasi totalità delle vittime si ebbe con la seconda scossa in edifici realizzati ben dopo il 2003! Ricordiamo anche che, a sequenza sismica in tutta evidenza conclusa, venne lanciato un allarme per un terremoto disastroso nel ferrarese, coinvolgendo in questa follia, addirittura, il Presidente del Consiglio dei Ministri.

Nessuno ha mai ritenuto di dover dare una spiegazione di una simile assurdità! Nessuno ha ancora ritenuto di dover spiegare perché l'allarme non fu lanciato tempestivamente dopo la prima scossa, salvando così molte vite! È agghiacciante che i responsabili scientifici di questo scempio siano ancora al loro posto! Ne abbiamo potuto apprezzare le performance con il terremoto di Amatrice e con tutto quel che ne è seguito, albergo di Rigopiano compreso!

Molte altre incongruenze potrebbero e dovrebbero essere analizzate in questa assurda vicenda emiliana, tristissima per le famiglie delle vittime e vergognosa per coloro che l'hanno gestita in maniera tanto leggera.

È bene, allora, considerare con estrema cautela le proposte di nuove prospezioni, di nuove trivellazioni e di ulteriori estrazioni di idrocarburi. Molto semplicemente, andrebbero respinte per sempre!

È, infatti, verificato sperimentalmente che trivellazioni e iniezioni di fluidi pressurizzati provocano terremoti! Nel 2008, un importante funzionario della Regione Emilia Romagna, concludendo un importante convegno, affermò saggiamente e con solennità: "il territorio emiliano è già troppo sfruttato da estrazioni di idrocarburi e da depositi sotterranei, ulteriori attività non sono possibili, non sono accettabili e non saranno accettate!".

L'assessora alla Protezione Civile, un anno prima dei terremoti emiliani, partecipò ad un convegno a Modena, che aveva lo scopo della semplificazione della nuova normativa sismica per non danneggiare lo sviluppo industriale. Dopo i terremoti del 2012, la stessa assessora organizzò a Bologna un convegno per rendere più severa la Mappa di Pericolosità Sismica, cercando così di farla apparire responsabile di una sottovalutazione della sismicità emiliana, che avrebbe giustificato il grave danneggiamento. Senza riuscirci!

Prima dei sismi 2012, secondo l’assessora, la Mappa sopravvalutava la pericolosità, dopo i terremoti, invece, la stessa Mappa, secondo la stessa assessora, sottovalutava la pericolosità!

Fra le possibili cause dei terremoti del 2012, sottoposte dalla Regione alle valutazioni dell'ICHESE, c'era anche il il deposito di gas di Rivara. ICHESE osservò che il deposito non poteva avere avuto alcun effetto, visto che era ancora allo stato di progetto, neppure definitivo. In un suo discorso per dimostrare che il rapporto ICHESE era stato tenuto nascosto dalla Regione in buonafede, l'assessora si vanterà orgogliosamente del fatto che la Regione aveva respinto la proposta del deposito.

Ma se il deposito era stato bocciato dalla Regione prima dei terremoti, perché è stato poi suggerito dalla Regione stessa all'ICHESE come possibile causa dei terremoti?

Chi è incaricata di difenderci dalle catastrofi, è in grado di ragionare in modo logico?

L'assessore fa tutto da sola, o segue le indicazioni della "comunità scientifica coinvolta"?

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