19. 07. 2019 Ultimo Aggiornamento 19. 07. 2019

La Ricerca Scientifica e l'Ignoranza

di Enzo Boschi*

Rivara è una frazione del Comune di S. Felice sul Panaro, in provincia di Modena. Ha assunto  importanza quando il Governo e, più precisamente, il Ministero dello Sviluppo Economico, la indicò, insieme ad una dozzina di altre località, come possibile deposito di gas.

Infatti, in prossimità di Rivara, a circa 2000 m di profondità, inizia un serbatoio naturale in grado di custodire enormi quantità di gas.

I depositi sono estremamente utili perché consentono di acquistare gas quando la domanda e  il prezzo sono bassi, per poi poterlo utilizzare nei mesi invernali, quando la domanda è alta insieme al prezzo. E' inutile sottolineare l'importanza strategica di grandi depositi  per  un Paese come il nostro, con pochissime risorse proprie.

Esiste, però, una grande difficoltà alla realizzazione dell'opera. La popolazione è ovviamente decisamente contraria e, quindi, non se ne farà niente. Anche perché la "contrarietà" è molto ben organizzata.

La ditta realizzatrice e lo stesso Governo incoraggiarono Ingv, all'epoca l'Ente di Stato principe per tutte le questioni geodinamiche, a svolgere  una funzione di garanzia e di controllo.

Accettai con entusiasmo, perché vidi la possibilità di avere finanziamenti cospicui per monitorare un'area non ad elevato rischio sismico ma di grande interesse geofisico.

Il monitoraggio sarebbe stato molto utile per capire la complessa dinamica dell'intera area mediterranea. In quella zona si hanno terremoti con profondità focali che possono variare da  pochi a un centinaio di km. Nel giro di distanze limitate le scosse sismiche possono cambiare decisamente meccanismo fisico. Si va da fratture (un terremoto è una frattura che si propaga nelle rocce crostali) che consistono in un "allontanamento" delle due facce della frattura, a fratture che hanno conseguenze  opposte: le due superfici tendono a sovrapporsi.

Ovviamente le forze necessarie a creare le due diverse situazioni hanno differenti direzioni, addirittura perpendicolari. Ma queste forze nascono dall'interno della Terra e, se cambiano così drasticamente entro una breve distanza, deve esserci una spiegazione quantificabile.

Per trovare questa spiegazione è necessario effettuare misure ben definite e molto precise. E ciò richiede investimenti notevoli.

Per esempio, per avere segnali puliti in Val Padana, i sismografi vanno messi a tre/quattrocento metri di profondità: questo aumenta notevolmente i costi, tanto da essere proibitivi  per un Ente di Ricerca.  Adeguati  finanziamenti per tale scopo sarebbero arrivati dal Governo.

Era nostra intenzione fare un vero e proprio "laboratorio naturale", per capire questioni di Tettonifisica e Geochimica moderne.

L'allora sottosegretario alla Presidenza del consiglio si impegnò a far sì che gli opportuni finanziamenti fossero reperiti. Si sarebbe così potenziata la sezione Ingv di Bologna e quella di Milano.

Il tema dell'identificazione del deposito, la sua caratterizzazione e, in prospettiva, il controllo di tutte le operazioni per la realizzazione e, poi, per la gestione del deposito avrebbero determinato un nuovo campo di attività, di interesse internazionale.

Sono infatti 600 i depositi di questo tipo nel mondo e non esiste ancora una metodologia codificata e rigorosa per la loro valutazione scientifica.

Nel giugno del 2008,  fui invitato ad un incontro con la popolazione locale per descrivere gli impatti che avrebbe potuto avere il deposito e il suo utilizzo.

L'incontro durò circa quattro ore e se ne può trovare  la registrazione. Fra l' altro affermai che il deposito non avrebbe minimamente  influito sulla pericolosità sismica della zona e che non avrebbe risentito in maniera apprezzabile di eventuali scosse. Affermazione giustificata sul piano teorico e verificata sperimentalmente proprio dalle scosse del 2012, che non hanno prodotto alcun effetto sugli enormi depositi già  presenti e già operanti da tempo in quelle stesse zone,

Il grandissimo deposito di Minerbio, molto vicino alla zona epicentrale, non risentì minimamente delle due scosse del 2012, come si può mostrare sulla base di dati misurati e verificabili.

Durante l'incontro si discusse anche di terremoti (di magnitudo attorno a 5), che si erano verificati  poco tempo prima nell'Appennino emiliano e degli eventuali effetti sismici della iniezione di gas. Mi erano state fatte  domande da due partecipanti all'incontro che riguardavano appunto gli eventuali effetti dell'iniezione di gas nel  deposito e le conseguenze di terremoti vicini su di esso. Risposi che l'iniezione di gas può provocare piccole scosse che possono far vibrare gli edifici senza conseguenze gravi, come succede a Larderello, dove si iniettano fluidi per sfruttare l'energia geotermica. Inoltre, risposi che scosse anche forti non avrebbero avuto alcuna conseguenza sul deposito.  La correttezza di queste affermazioni  può  essere verificata su basi teoriche e sperimentali.

La reazione della popolazione locale alle mie spiegazioni fu del tutto negativa: ritenevano che, una volta fatto il centro di monitoraggio, si sarebbe fatto anche il deposito. Impedire il monitoraggio per loro significava impedire lo studio di fattibilità e, quindi, precludere la creazione del deposito. Ci fu molta aggressività nei miei confronti; un giornale locale pubblicò vari articoli contro di me e contro l'Istituto. Cosa che non mi era mai successa.  Decisi di lasciar perdere, anche perché mi trovai solo di fronte alle contestazioni. Fui sorpreso da tanta ostilità, sopratutto perché nella zona vi sono altri depositi che hanno operato per anni, riempiti e svuotati continuamente, senza creare nessun tipo di problema.

Quando nel 2012 si verificarono le due scosse che, inaspettatamente, per una Regione sempre consideratasi  all'avanguardia, provocarono estesi danneggiamenti e numerose vittime, qualcuno addirittura  pensò di utilizzare le mie dichiarazioni di 4 anni prima sul deposito di Rivara per accusarmi di aver dato informazioni rassicuranti sulla pericolosità sismica della Bassa Padana. Naturalmente l'idea è venuta dal terremoto aquilano del 2009 e dal processo conseguente, in cui sono accusato di aver tranquillizzato, anche se di queste mie rassicurazioni non si è ancora trovato traccia, come ho dimostrato nella mia recente risposta a un articolo di Marco Paolini, apparso su Repubblica.

L'ipotesi di fare un deposito di gas a Rivara è ormai tramontata e a tale risultato hanno contribuito personaggi che si atteggiano a scienziati e che sperano di ricavarne qualche vantaggio. Ovviamente nessun altra località accetterà di prendere il posto di Rivara. E continueremo ad andare avanti così, fino a una completa deresponsabilizzazione e deindustrializzazione ... guardando gli altri Paesi che progrediscono: Paesi colti, nel senso che studiano il modo migliore di soddisfare i loro bisogni fondamentali e dove chi non ha competenze non riesce ad influenzare decisioni delicate di importanza strategica.

Perché ho raccontato questa storia non particolarmente edificante e un po’ noiosa?

Perché ne ho ricavato insegnamenti che vorrei condividere. Precisamente:

- Mai  esprimere giudizi  su questioni geologiche o geofisiche: qualunque cosa detta può essere interpretata in più modi, anche diametralmente opposti. Insomma, fare come fa la  "nuova" Commissione Grandi Rischi: mai un'opinione.

- Mai fidarsi dei politici: i loro interessi e le loro opinioni, per "ragioni  politiche", possono cambiare drasticamente nel giro di qualche ora. Se tutto va bene è merito loro, altrimenti la colpa è degli altri e si impegnano anche a dimostrarlo. I continui cambiamenti di posizione del precedente  Ministro dell'Ambiente sulla questione di Rivara sono esemplari.

- Attenzione ai "colleghi", quelli  frustrati per non aver mai brillato sul piano scientifico e mai considerati, che sono costantemente alla ricerca di qualche guadagno e di un po’ di visibilità: sono pronti alle azioni più inconfessabili per i loro propositi.

- Sopratutto: se si deve decidere fra un catastrofista, magari ignorante ma  deciso, e qualcuno che cerca di spiegare razionalmente i problemi, evidenziando i limiti delle conoscenze, ricordare che la  gente darà ragione sempre al primo.

- Avere chiarissimo, sempre, che il procurato allarme è un reato molto meno grave dell'omicidio colposo. Quindi: prevedere terremoti a dritta e a manca!

Svilupperò questi ultimi temi, con molti dettagli, nel prossimo futuro.

*Geofisico

Arezzo-Bologna, solo andata. Come si "diventava" geofisici

di Enzo Boschi*

L'anno in cui presi la maturità, in primavera, il mio liceo organizzò una gita a Bologna. Lo scopo era vedere l'Autostrada del Sole, che era stata aperta da poco, e che  a quei tempi non era ancora molto frequentata, tanto che ci fermavamo nei posti più impensati per ammirare i numerosi ponti, tutti diversi l'uno dall'altro. Il professore di Storia dell'Arte li descriveva come opere d'arte moderna. Ma fu Bologna, che vedevo per la prima volta, che mi procurò una grande emozione.

Arrivammo nel primo pomeriggio. Era una giornata luminosa: le varie tonalità' di giallo dei muri, l'ombra dei portici, la gente sorridente ...

Il giorno dopo, tornato a casa ad Arezzo, annunciai ai miei che sarei andato a studiare a Bologna. Avrei voluto iscrivermi a Ingegneria Meccanica ma un incidente con la Lambretta mi impediva di disegnare.

Bisognava superare ben due esami di disegno per laurearsi in Ingegneria. Io stavo addirittura imparando a scrivere con la sinistra. Mi iscrissi a Fisica perché mi avevano detto che per un fisico era facile trovare lavoro come insegnante.

I primi tre anni furono piacevoli e non troppo faticosi. L'Università dell'epoca era quella che poi venne definita d'elite, nel senso che ci si poteva iscrivere solo con la maturità liceale. Frequentarla era molto meno impegnativo dell'andare al Liceo.

Gli studenti erano pochi, meno di un decimo di quelli di adesso, ed erano i "padroni" della città. Il divertimento finì il quarto anno con due corsi: quello di Fisica Teorica e quello di Fisica Superiore.

Il primo, durissimo, tenuto da Bruno Ferretti, un ex allievo di Fermi, sulla cosiddetta seconda quantizzazione.

Il secondo una specie di incubo. I primi tre giorni della settimana, dalle tre alle sette del pomeriggio: elettrodinamica quantistica, particelle elementari, ricostruzione logica degli esperimenti fondamentali...Tutto raccontato come se fossimo già esperti del settore.

Il docente era un giovane Antonino Zichichi con tanti capelli nerissimi. Non era ancora una star televisiva: era dedito in maniera maniacale solo alla ricerca e a Erice, dov'era nato.

Nello stesso periodo, infatti, stava creando il Centro Ettore Majorana. Con Zichichi cominciai anche la tesi, che avrebbe dovuto portare ad una spiegazione ragionevole della non-esistenza delle "correnti leptoniche neutre". Un'esperienza dalla quale mi sono ripreso solo dopo molti anni. Credo di portarne ancora i segni.

La cosa funzionava così: scrivevo qualcosa e la consegnavo a Zichichi, poco prima che partisse per uno dei suoi viaggi ad Erice. Anche se non l'ha mai ammesso, a quei tempi egli aveva paura dell'aereo e, per arrivare a Erice, passava circa due giorni in treno.

Per ammazzare il tempo leggeva le tesi, almeno questo diceva. La mia non andava mai bene, malgrado cercassi spiegazioni sempre più fantasiose.

Non riuscii mai a trovarne una accettabile, anzi a un certo punto cominciai a elaborare l'idea che queste correnti esistessero ma che fossero introvabili a causa di una maledizione. Intanto il tempo passava ma a Bologna, in quel periodo, passava molto piacevolmente.

Mi informavo periodicamente sulla possibilità di essere assunto come supplente nei Licei, senza successo. Al massimo facevo lezioni private.

Comunque, circa tre anni dopo, riuscii a laurearmi. Dopo la laurea un altro prestigioso professore di Fisica delle Particelle, Giampiero Puppi, decise che a Bologna era necessario sviluppare la Geofisica per ragioni culturali ma anche per ampliare la possibilità di lavoro dei fisici.

Mi offrì un posto di assistente incaricato, a condizione che cambiassi completamente campo.

A quei tempi i "Baroni" avevano il potere di fare con grande semplicità operazioni del genere.

Mi dette una settimana di tempo per decidere. Accettai dopo meno di dieci secondi con grandissima gioia, anche perché avevo ormai capito che per fare l'insegnante liceale avrei dovuto lasciare Bologna.

Puppi mi disse che dovevo trovare il modo di imparare la Geofisica, quella della Terra Solida (quella Fluida l'aveva affidata a un altro). Da solo, perché a Bologna nessuno se ne occupava e se ne era mai occupato.

Non riuscii a trovare neanche un libro di testo. Per fortuna, in biblioteca trovai la collezione completa del Journal of Geophysical Research.

Feci una breve lista degli autori degli articoli che mi sembrarono più interessanti. Tutti di Università americane. Scrissi a tutti una lettera "strappalacrime" chiedendo consigli e aiuto.

Furono tutti molto gentili e mi arrivò molto materiale.

Keiti Aki, un sismologo giapponese che lavorava negli USA, mi mandò una copia delle sue dispense che, qualche anno dopo, diventeranno uno dei primi testi di sismologia moderna, ancora oggi considerato un classico.

Così mi feci un'idea della disciplina: quanto bastava per andare all'estero per qualche anno conoscendo, se non altro, il significato dei termini tecnici.

Passai molto tempo a Cambridge, UK, e al CNRS a Parigi, per imparare il mestiere.

Insomma, alla fine andò tutto bene.

Una decina di anni dopo essermi laureato furono anche scoperte le "correnti leptoniche neutre"!

Che cosa siano queste correnti non me lo ricordo più con precisione e non ne parlo per non espormi a brutte figure ma, grazie all'impossibilità di dimostrarne l'esistenza, mi sono ritrovato a studiare la Terra.

Un'attività di gran lunga più affascinante di quella tipica del fisico delle particelle, Bosone di Higgs compreso.

Con la Geofisica ho visto luoghi e assistito a fenomeni che voi umani ...

*Geofisico

Occorre chiarezza sul fracking che, intanto, è stato bloccato dal Parlamento

di Enzo Boschi*

La Commissione Ambiente della Camera, alcuni giorni fa, ha approvato una risoluzione che impegna il governo a bloccare, da subito, ogni attività legata al fracking.

Il fracking e' una tecnica che consente di estrarre idrocarburi mediante la fratturazione idraulica di rocce dotate di particolari caratteristiche chimico-fisiche. Premetto che non ho alcuna esperienza di fracking: non l'ho mai praticato ne' l'ho mai visto praticare.

Ne ho sentito parlare come una tecnica che si e' recentemente  molto diffusa negli Stati Uniti tanto che ne sta rivoluzionando la politica di approvvigionamento energetico. Ovviamente con ripercussioni importanti per i rapporti economici e politici di tutto il mondo.

Si discute anche sugli effetti ambientali che indubbiamente si avranno nel breve e nel lungo termine.

La mia impressione e’ che le idee su questo aspetto siano tutt'altro che chiare e che si proceda senza una logica di difesa ambientale ben definita, prevalendo, negli Usa, il desiderio di rendersi autosufficienti in campo energetico.

Torniamo a noi.  Alcuni miei colleghi, prestigiosi geologi, sostengono che nel nostro sottosuolo non esistono rocce che possono essere sfruttate per ottenere idrocarburi se non in minima parte e che preoccuparsi del fracking da noi  e' semplicemente una perdita di tempo.

Ma se la prestigiosa Commissione Ambiente della Camera ha impegnato il governo a impedire con forza lo sviluppo del fracking, significa che il problema esiste e che i miei amici geologi hanno conoscenze carenti e vanno chiaramente considerati inaffidabili.

Una cosa che sono riuscito ad appurare e' che le tecniche necessarie per praticare il fracking sono tutt'altro che banali, anzi sono complesse e molto impegnative. Una cosa e' certissima: non possono passare inosservate. In altre parole e' impossibile fare fracking di nascosto, clandestinamente.  Dico questo perché, dopo i due terremoti del 2012 di magnitudo circa 6 in Emilia, furono fatte circolare insistentemente voci che le due scosse fossero state generate da fracking eseguito con "il favore delle tenebre"!

Ne parlarono tutti i mezzi di informazione, provocando notevoli preoccupazioni e un inizio di caccia agli untori. E' in quell'occasione che molti sentirono parlare per la prima volta di fracking.

Per non saper ne' leggere e ne' scrivere, la Regione ritenne opportuno costituire una Commissione "Internazionale" fatta di cinque membri, tre dei quali italiani. Una Commissione "Internazionale", a maggioranza nazionale. Immagino che si tratti di cinque luminari che abbiano maturato lunghe esperienze di fracking negli Stati Uniti, al momento l'unico luogo ove questa tecnica e' sistematicamente sviluppata. Immagino che queste esperienze appaiano chiaramente nei Curriculum Vitae, controllati dalla Regione per verificare le capacita' tecniche degli esperti, altrimenti si potrebbe pensare, come fanno i maligni, che non siano stati scelti sulla base del prestigio scientifico e dell'esperienza. Immagino che i Curriculum Vitae, le motivazioni delle scelte, i compensi previsti e le altre documentazioni necessarie siano di facile accesso, come prevede la legge.

Non so quando la Commissione "Internazionale" concluderà i lavori. Personalmente sono impaziente di sapere se questo benedetto fracking e' in grado di generare terremoti di magnitudo 6 e, in caso affermativo, come si e' riusciti a tener nascoste le complesse attività connesse.

Tanti anni fa, con la Rete Sismica Nazionale riuscivamo a discriminare fra terremoti ed esperimenti nucleari sotterranei eseguiti nell'allora Unione Sovietica. Ebbene, la più forte esplosione nucleare mai registrata fu probabilmente di oltre 100 Megaton. Sui sismografi esplosioni di questo livello appaiono come sismi di magnitudo 6, più o meno come le due scosse emiliane del 2012.

Sarà quindi molto interessante "scoprire" se per eseguire il fracking sia necessaria un'energia pari a quella di 100 Megaton. Sarà anche interessante leggere i "ragionamenti" scientifici che la Commissione "Internazionale" farà per rispondere all'impegnativo quesito e giustificare così il compenso ricevuto.

Se ho ben capito, la lodevole idea di impedire per legge tecniche di fracking nasce da deputati emiliani, che hanno sperimentato e hanno ben presenti i dubbi che il fracking sia la causa delle scosse del 2012. Dobbiamo indubbiamente  complimentarci con loro per questa iniziativa, che parte dal principio di precauzione mai sufficientemente rispettato.

(Per completezza di informazione, e' doveroso ricordare che il fracking effettivamente può provocare terremoti, ma di magnitudo che raramente supera 3. Si tenga presente che sono necessari circa 33000 scosse di magnitudo 3 per mettere assieme l'energia necessaria per fare un terremoto di magnitudo 6).

Ma non tutto il male viene per nuocere. Guardiamo l'innegabile aspetto positivo della vicenda.

La legge anti-fracking ci porta a un modo nuovo di lavorare: la prevenzione diventa realmente operativa.

Si potrebbero allora prendere nuove iniziative utili per fare altre leggi o potenziare quelle già esistenti. E sopratutto farle rispettare in modo da evitare tragedie, come quelle legate al crollo dei capannoni nel 2012.

Non sarà più necessario cercare scuse ridicole per giustificare gravi omissioni e per sviare l'attenzione dai veri responsabili.

*Geofisico

Marco Paolini ricorda il Vajont e attacca gli scienziati condannati a L’Aquila. Dura reazione di Boschi

di Rocco Tritto

Marco Paolini, noto drammaturgo, scrittore, regista e attore, con un lungo articolo apparso su La Repubblica di domenica 22 settembre, ha voluto ricordare, a cinquant’anni di distanza, una delle pagine più tragiche del storia d’Italia del secolo scorso: il disastro della diga del Vajont che, nel 1963, alle 22 e 39 del nove ottobre, provocò 1910 morti, di cui 1450 nel solo comune di Longarone. Ad essere colpite furono anche numerose altre comunità tra le quali Erto, Casso, Castellavazzo e Codissago.

Ma, a un certo punto, Paolini è andato oltre, intravedendo “qualche elemento che accomuna” la tragedia del Vajont a quella del terremoto che sconvolse L’Aquila il 6 aprile del 2009.

Per entrambe le vicende, si sono celebrati dei processi, sino alla Cassazione per il Vajont, finora in primo grado per il terremoto in Abruzzo.

”Come i grandi giornalisti, forgiando l’opinione pubblica nel 1963, offrivano giustificazioni ai responsabili della tragedia del Vajont, così – scrive Paolini – la comunità scientifica, nel 2012, scomodava persino Galileo e il suo famoso processo per eludere giudizi sull’operato dei propri componenti. La comunità scientifica – chiosa Paolini – mal sopporta valutazioni sull’operato dei propri membri da parte della giustizia, si sente incompresa e reagisce come lesa maestà, negando le accuse”.

Per Paolini, a differenza del Vajont, gli scienziati imputati a L’Aquila non sono stati condannati per il mancato allarme, “ma per aver fornito assicurazioni rassicuranti, con esito disastroso”.

“Gli aquilani – continua Paolini – si erano abituati a convivere con il terremoto, quando anche quella notte la terra tremò una prima volta non uscirono di casa, erano meno spaventati perché i dottori venuti a visitarli li avevano rassicurati”. “E’ vero – puntualizza il drammaturgo – che le case non erano antisismiche … che nessuno è stato obbligato a non uscire di casa ma, anche se è dura da digerire, questa sentenza entra nel merito di una responsabilità condivisa, ci racconta di come le nostre decisioni siano influenzate da chi riteniamo esperto, autorevole, responsabile. Parla e mette in discussione il ruolo della scienza”.

Paolini accusa la Commissione grandi rischi di aver operato in maniera frettolosa, con l’unico obiettivo di rassicurare i cittadini aquilani sul fatto che ci fosse «mancanza di relazione tra lo sciame sismico in corso ed eventuali forti scosse a venire». “E questa affermazione – continua Paolini - si deve ammettere, ha una base scientifica, ma non il corollario che fu aggiunto e cioè che più scariche di energia facevano il terremoto meno probabile, allontanavano l’eventualità di una forte scossa”.

Paolini, ritiene che gli scienziati non sappiano comunicare, “quando parlano tra loro tendono a enfatizzare le oro lacune di conoscenza, quando parlano in pubblico danno l’impressione di sapere tutto”. “Ho l’impressione – afferma Paolini nel suo articolo – che in tutta questa faccenda, come nella vecchia storia del Vajont, quello che è mancato sia l’equilibrio tra dubbi e certezze. L’equilibrio è indispensabile alla comprensione. E la misura della capacità di comprendere la questione la fornisce uno degli illustri membri della Commissione grandi rischi che, dopo la condanna, in un’intervista dichiarò: «Non ho ancora capito per cosa sono stato condannato».

A fare quell’affermazione, subito dopo la sentenza emessa il 22 ottobre del 2012 dal giudice monocratico del tribunale penale, di L’Aquila fu Enzo Boschi, che il 31 marzo del 2009, all’epoca della famosa riunione della Commissione, ricopriva la carica di presidente dell’Ingv.

E a reagire all’articolo di Paolini, per quanto ci risulta, è stato soltanto Boschi, con una nota inviata tempestivamente al quotidiano La Repubblica che, però, fino a oggi, non l’ha ospitata, con ciò negando il più elementare dei diritti: quello di replica. Per questo motivo, la redazione del Foglietto ha deciso di pubblicarla, di seguito, integralmente.

L’ex presidente dell’Ingv non ci sta a subire passivamente il contenuto dell’articolo del drammaturgo bellunese e per questo ha contestato, punto per punto, tutte le affermazioni, tutte le argomentazioni e tutte le valutazioni in esso contenute.

“Caro Direttore,

su La Repubblica di domenica 22 settembre, in un lunghissimo articolo Marco Paolini ha associato la tragedia del Vajont a quella del terremoto di L'Aquila interrogandosi sulla responsabilità' della Scienza. Ritenendo anche di poter esprimere giudizi poco lusinghieri su coloro che sono stati condannati al processo di L'Aquila, da lui definiti alla stregua di massoni che si considerano al di sopra della legge.

So che Paolini e' un attore e un autore teatrale stimato. Il suo scopo e' quello di stimolare "passione e indignazione" in chi lo segue. Non può  certo porsi  il problema di vedere se esistono spiegazioni diverse dalle sue  per gli  eventi che narra perché il  dubbio non "paga" in termini di spettacolo.

Guardiamo ai fatti. In un bel luogo di montagna,  più o meno lo stesso per migliaia  di anni, si decise di costruire una grande diga per fornire energia e creare ricchezza.

 

Si fecero le indagini necessarie, il progetto, la costruzione, i collaudi ... Bastava che quel luogo rimanesse incontaminato per evitare la  tragedia.

 

Andiamo in Abruzzo: la Regione a maggior pericolosità sismica in Europa. Qui, nei secoli passati, ci sono sempre stati terremoti anche molto più distruttivi  di quello del 2009 e sempre ci saranno nei secoli a venire, indipendentemente dalla nostra volontà.

Ci si può difendere dai terremoti costruendo o rinforzando adeguatamente gli edifici in cui viviamo e lavoriamo. Ma questa soluzione da noi non e' stata mai perseguita: unico Paese sviluppato dove si può morire anche per terremoti di magnitudo 6!

Costruendo si crea ricchezza e, peggio si costruisce, più ricchezza si crea. Più terremoti ci sono più case sono da ricostruire e più soldi da guadagnare.

Il denaro circola, le imprese lavorano, i politici si atteggiano a benefattori ... Chi di dovere non fa rispettare le leggi del buon costruire perché le leggi sono seccature che alzano i costi e fanno diminuire i guadagni. E poi richiederebbero competenze, ahimè, poco diffuse.

Poi arriva il terremoto e, mentre alcuni ridono pensando a nuovi guadagni, tutto si scompiglia e bisogna trovare dei responsabili. Chi meglio di qualche sismologo? I sismologi non contano niente e non li difendono neanche i giornali più progressisti!

Sono stato condannato per "negligenza, imprudenza e imperizia, valutazione approssimativa e generica della portata dell'evento...". Paolini, con supponenza, ironizza "sulla misura della mia capacita' di comprendere la questione" quando affermai: "Non ho ancora capito per cosa sono stato condannato".

Non so se Paolini si riferisce proprio a me, ma io quella frase l'ho detta e la ripeto: “Non so perché sono stato condannato, dato che non ho commesso alcun reato!”. E scrivo  un articolo lungo come quello di Paolini per dimostrarlo, nella speranza che qualcuno lo legga.

Non mi si può accusare di negligenza: i dati che ho presentato a L'Aquila, frutto del lavoro di centinaia di Ricercatori, rappresentano il massimo livello possibile delle conoscenze della moderna Sismologia. Non mi si può accusare di imperizia, anche perché nessuno di coloro che hanno partecipato al Processo aveva le competenze per giudicare la mia preparazione professionale. E, in verità, nessuno l'ha fatto.

L'accusa di  "valutazione approssimativa" e' semplicemente ridicola. Dalla  lettura delle 946 pagine della sentenza, si evince che in realtà sono stato condannato per non aver ben comunicato il rischio cui erano sottoposti gli abitanti di L'Aquila.

Gli Aquilani, quando avvertivano una scossa sismica, avevano l'abitudine di uscire di casa. Il 6 aprile 2009, un certo numero di essi non l'avrebbe fatto, proprio quella  notte, perché  rassicurati, secondo le testimonianze dei parenti, dalla Commissione Grandi Rischi (CGR), riunitasi a L'Aquila una settimana prima. Rassicurazioni giunte attraverso i normali mezzi di comunicazione: sopratutto  radio e televisione.

E'assodato che io non ho parlato con nessun mezzo d'informazione della sismicità aquilana nei mesi e nei giorni  che precedettero la scossa.

La CGR non prese alcuna decisione nella riunione del 31 marzo, alla fine della quale ci fu una conferenza stampa della quale non ne fui informato e alla quale non fui invitato né vi partecipai. Non e' dato sapere cosa fu detto, perché non esiste una registrazione dell'evento. Esistono solo immagini, senza audio.

All'interno della CGR esisteva una gerarchia ben precisa: non la convocavo io, non ne scrivevo l'ordine del giorno, non ne stilavo il verbale. Non ne determinavo la durata e, sopratutto, in base alla Convenzione INGV-DPC, non mi era consentito indire conferenze stampa. Ne ero membro in quanto Presidente dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV).

Non  esiste assolutamente alcun nesso fra la scelta  degli Aquilani che quella notte non abbandonarono le abitazioni e quanto discusso durante la riunione della  CGR una settimana prima. Ma per arrivare alla sentenza storica, che "avrebbe fatto giurisprudenza" e di cui si e’ cominciato a favoleggiare ben  prima dell'inizio del processo, si e'passati sopra anche a questioni di buonsenso.

La  Convenzione ufficiale tra l'INGV e la PC prevedeva che esclusivamente a quest'ultima spettasse  ogni tipo di comunicazione del rischio. Ed e' giusto  che sia così: la PC e' un organo della Presidenza del Consiglio dei Ministri, il  potere esecutivo più elevato.

La comunicazione in emergenza non consiste nel fare divulgazione scientifica ma nel dare indicazioni e prendere decisioni, che servano a mitigare il rischio. Indicazioni e decisioni che possono partire solo da chi ne ha il potere politicamente riconosciuto, come insegnano le disposizioni diffuse già ai tempi di Zamberletti.

La "prova" usata dal Pubblico Ministero (PM) e’ il verbale della riunione del 31 marzo 2009 della CGR, elaborato dal Capo dell'Ufficio Rischio Sismico della PC, sulla base degli  appunti presi a mano, senza alcun  supporto elettronico, da una funzionaria  della PC stessa. Vidi il verbale nel pomeriggio del giorno del terremoto e lo firmai come atto dovuto.

Gli Aquilani hanno potuto leggerlo solo alcuni giorni dopo, su La Repubblica. Non poté certo influenzare il loro comportamento  durante la notte del terremoto.

Il contenuto del verbale firmato e’ sostanzialmente corretto, nel senso che accenna a tutti gli argomenti trattati.

Dopo aver ricordato le caratteristiche della sequenza in atto e che l'Abruzzo e' fra le zone  a maggior pericolosità sismica in Italia, si risponde a un quesito posto dal Presidente della CGR sulla prevedibilità dei terremoti. Quesito che, molto tempo  dopo, capirò essere il solo ed unico scopo della riunione.

Affermo, e solo di questo parlo in quella riunione, che i terremoti non sono prevedibili, spiegandone il perché al Sindaco, all'Assessore e alle altre personalità presenti. Spiego la difficoltà  di capire la meccanica della sorgente sismica, quindi la difficoltà' di arrivare alla previsione.

La Sismologia e' una scienza di osservazione: non può fare esperimenti, deve attendere gli eventi. Scosse forti su una stessa faglia sono (fortunatamente) rarissime: possono passare anche migliaia di anni fra un terremoto forte e un altro. Sulla stessa faglia, non nella stessa regione  come ha  voluto intendere  il PM.

E' evidente che se si amplia la zona che si esamina, si troverà un maggior numero di faglie e, quindi, un maggior numero di scosse e, pertanto, periodi di ritorno molto più brevi per l'intera zona in questione: se consideriamo tutto il territorio nazionale, abbiamo un evento importante ogni 4 o 5 anni. Questo per dire che il ripetersi del temuto terremoto del 1703 appariva poco probabile non solo perché riguarda una struttura geologica diversa da quelle dove si stava sviluppando lo sciame ma anche perché troppo recente.

La stessa affermazione vale per la terribile scossa del 1915. Asserzioni ineccepibili e verificatesi corrette.

Ma PM e Giudice interpretano le mie spiegazioni come rassicuranti!  Addirittura sembrerebbe, secondo il PM, che avrei escluso la possibilità di un terremoto, pur affermando di non saper prevedere i terremoti. Ma che scopo avrei ad  affermare che una zona, che per tutta la mia carriera professionale ho definito altamente pericolosa, non presenta alcun rischio? Mi si e' risposto: "per compiacere il potere politico".

Ma un terremoto non e' come uno scandalo finanziario, che può essere tenuto nascosto per compiacere qualcuno. Non c'è niente di più drammaticamente evidente, specialmente in Italia, di una scossa sismica.

Se pur di essere "compiacente" avessi negato la possibilità di una forte scossa in una zona altamente sismica, non di negligenza o imperizia  mi si dovrebbe accusare ma di incapacità di intendere e volere!

All'inizio della riunione della CGR, fu fatto l'elenco dei partecipanti: circolo'  un foglio che tutti firmammo. Al processo questo foglio comparve cucito ad una versione del verbale ben diversa da quella ufficiale, versione  che il Giudice ha utilizzato nella sua sentenza. Non ho ancora capito quante versioni del verbale esistano: io ne ho firmata una sola.

Per dimostrare la mia colpevolezza, il PM si e' servito anche di un mio lavoro, pubblicato nel 1995 su una  prestigiosa rivista di Sismologia, stravolgendone completamente il significato. Ha di fatto  processato i metodi della Ricerca. Rivendico la validità del metodo scientifico e sono pronto a sostenere le mie affermazioni fino a subirne anche pesanti conseguenze, come di fatto già mi sta accadendo.

Intendo difendere un principio per me, e per qualunque Scienziato, non  negoziabile: quello della assoluta indipendenza della Ricerca, sopratutto dalla Magistratura!

Preciso, una volta per tutte, che il paragone con il Processo a Galileo non viene certo da me. E' di origine esclusivamente  giornalistica.

Credo che per la prima volta sia stato fatto dal New York Times, per irridere noi italiani.

Il  lavoro del 1995 "incriminato" dal PM evidenzia l'importanza nelle trattazioni statistiche del cosiddetto "clustering" temporale: un certo numero di forti terremoti in un breve, in senso geologico, intervallo di tempo.

Il lavoro si conclude avvertendo che l'elevata probabilità che emerge  per l'Aquilano e' da considerare non significativa perché basata solo su tre eventi verificatisi tra il '600 e il '700, che  non possono essere utilizzati per  descrivere quello che succederà nei secoli successivi.

Si tratta  di considerazioni specialistiche, fatte per valutare i limiti di statistiche ampiamente dibattute nel mondo accademico ma di nessuna rilevanza per le attività di PC.

Nel 2003 e' stata pubblicata  sulla Gazzetta Ufficiale la Mappa Sismica, che  contiene tutte le  indicazioni per conseguire un adeguato livello di sicurezza.  Gia' nel 1998, la Comunità scientifica aveva proposto la riclassificazione di tutto il territorio nazionale non ottenendo alcuna attenzione da parte delle Autorità dell'epoca.

Le interpretazioni date dal PM di risultati scientifici per sostenere le sue tesi  costituiscono un precedente grave non solo per la Sismologia ma per molte altre discipline.

La Scienza e' in continua evoluzione: risultati, validi nel passato possono venir considerati del tutto obsoleti alla luce di nuove evidenze.

Ma gli autori di quei risultati non possono certo essere perseguiti dalla Legge.

La Ricerca progredisce anche con tentativi, che si rivelano, con il procedere delle conoscenze, inappropriati. Sopratutto la Scienza, non e' onnipotente!

Quando nel 1995 scrissi in lingua inglese il lavoro "incriminato" mi rivolgevo ai colleghi di tutto il mondo, affinché lo potessero eventualmente valutare, come deve avvenire nella moderna Ricerca Scientifica, se non si vuol tornare all'ipse dixit pre-galileiano.

Il PM mi ha interrogato due volte, chiedendomi alcune spiegazioni ma senza contestarmi niente. Non ho così espresso  le mie ragioni. Ho interpretato erroneamente questo suo comportamento, tanto da rinunciare ingenuamente a tutti i miei testimoni, convinto di essere assolto e di esserlo, così facendo, più rapidamente.

Il Sindaco de L'Aquila, Massimo Cialente, durante il Processo ha testimoniato che era rimasto talmente impressionato dalle mie dichiarazioni sul rischio sismico della sua città, fatte da me durante la riunione della CGR, che decise  di chiudere alcune scuole e di chiedere lo stato di emergenza.

Questa testimonianza e' stata ignorata. O Cialente ha commesso falsa testimonianza o io non ho tranquillizzato. Non vi e' una terza possibilità.

Non ho tranquillizzato durante la riunione, prima della riunione e dopo la riunione.

Come già detto, nel 2003 fu pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale un Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri in cui venne ufficializzata la Mappa Sismica prodotta principalmente dall'INGV, di cui ero Presidente.

Si vede chiaramente che l'Abruzzo e' la zona a massima pericolosità.

Scopo della pubblicazione sulla Gazzetta e' quello di informare gli Amministratori delle azioni da intraprendere, per ridurre il rischio nelle Regioni, Province e Comuni di loro competenza.

Agli Amministratori era stata precedentemente fornita dalla PC una  pubblicazione in tre volumi con la lista degli edifici pubblici a rischio, Comune per Comune, di tutte le Regioni più sismiche, Abruzzo compreso.

Con la pubblicazione ufficiale della Mappa si giunge al massimo contributo che la Sismologia può  fornire alla Società per la  difesa dai terremoti.

Essa e altre mappe molto dettagliate, ove appare la pericolosità di L'Aquila, vennero mostrate durante la riunione della CGR, ma poi non furono annesse al verbale della riunione. Durante il nostro primo incontro furono mostrate anche al PM, che le ha ignorate, come venne ignorata la testimonianza del Sindaco Cialente.

Tutto ciò, insieme al tentativo di utilizzare un mio lavoro scientifico per arrivare ad un verdetto di colpevolezza, dimostrano, a mio avviso, l'insostenibilità dell'accusa.

In ogni caso, le chiarissime Mappe di Pericolosità mostrate rendono ingiusta l'accusa di "valutazione approssimativa" della sismicità aquilana.

Quella che gli Aquilani hanno sentito come rassicurazione e' riconducibile ad una dichiarazione del Vice Capo della PC fatta prima della riunione della CGR a una TV, della quale io ho avuto notizia solo con il processo.

In essa vi si afferma che tanti piccoli terremoti impediscono il verificarsi di scosse più forti e che, quindi, la sequenza in atto non doveva destare preoccupazioni. Cosa chiaramente priva di senso, visto che in  Italia abbiamo ogni anno migliaia e migliaia di piccole scosse, con la conseguenza che, se fosse vera, non avremmo mai dovuto avere scosse forti nel passato.

Ebbene il PM ha stabilito che questa affermazione, fatta indubitabilmente PRIMA della riunione della CGR, fu una conseguenza di quanto dichiarato DOPO la riunione stessa. Questo argomento, ormai noto come "lo scarico di energia" non e' stato discusso durante la riunione.

Il PM e il Giudice hanno insistito nel dire che sono convinti che i terremoti non si possono prevedere e che NON sono stato condannato per una "mancata previsione".

E allora, per quale ragione sono stato condannato? Non mi si può imputare la pessima qualità delle costruzioni: non le ho certo progettate e costruite io!  Non mi si può imputare il mancato controllo del rispetto delle leggi antisismiche: compito che spetta a ben altra Autorità. Non mi si può imputare la mancanza di un'efficace organizzazione per la gestione di situazioni di emergenza: compito delle strutture di PC locali. Non mi si può imputare un'errata comunicazione del rischio: compito della PC, come già ricordato. Non mi si può imputare di aver diffuso informazioni sbagliate o imprudenti, perché ne sarebbe rimasta traccia.... Mi domando: che cosa avrei dovuto fare per non incorrere nella severità della Giustizia?

A questa domanda ho trovato soltanto una risposta ragionevole: avrei dovuto lanciare allarmi cioè  prevedere il terremoto!

Posso, quindi, concludere che sono stato condannato per la "mancata previsione" del terremoto di L'Aquila del 2009, malgrado Giudice e PM concordino nel dichiarare che i terremoti non si possono prevedere!

Mi piacerebbe leggere insieme a Paolini le 946 pagine della sentenza. Penso che maturerebbe qualche dubbio sulla mia "negligenza, imprudenza, imperizia..." o, meglio, sul fatto che siano state dimostrate dal PM.

Mi permetto di suggerire di leggerne almeno una decina di pagine: dalla n. 571 alla n. 580. Quelle dove il Giudice stabilisce "in maniera scientifica" il NESSO fra quello che fu detto durante la CGR del 31 marzo e il comportamento di alcuni Aquilani nella notte del 6 aprile.

Ha notato, Paolini, che i costruttori  ricevono sempre condanne miti? Condanne che possono poi essere di fatto azzerate? Ha notato, Paolini, che sono gli edifici mal costruiti che uccidono, come  uccidono le dighe fatte nel posto sbagliato? E chi si arricchisce, secondo Paolini, con la costruzione di edifici e di dighe?

A uccidere non sono i terremoti, fenomeni del tutto naturali e caratteristica fondamentale del Pianeta in cui viviamo. Fondamentale perché se non ci fossero non ci sarebbero neanche i vulcani, non ci sarebbe l'atmosfera, non ci sarebbe l'acqua... non ci sarebbe la Vita. Non c'era niente di naturale nella diga del Vajont!

Ritorno sull'accusa di negligenza: alla riunione portai con me Giulio Selvaggi, che considero il miglior esperto della sismicità italiana, in particolare, di quella centro-meridionale.

Lo portai per esser sicuro di rispondere al meglio ad ogni possibile domanda. Non fu fatta alcuna domanda e nessuna risposta venne data. Tuttavia anche Selvaggi, benché non abbia nulla a che veder con la CGR e non abbia firmato il verbale, e' stato condannato!

E' giustizia questa?

Un'ultima cosa: Paolini fa riferimento, in maniera vaga e allusiva, a "prestigiosi incarichi di consulenza" e di "abuso di ruoli per vendere ...".

Per il mio impegno nella CGR, durato 29 anni, non ho ricevuto neanche un rimborso spese e non ne ho mai approfittato per vendere alcunché!

E questo Paolini potrebbe facilmente verificarlo.

Caro Direttore, La ringrazio per la sua attenzione e La prego di pubblicare questo mio testo con lo stesso rilievo dato a quello di Paolini: due pagine in uno dei più prestigiosi giornali del mondo occidentale!

Conoscendo la sua proverbiale correttezza, sono sicuro che accoglierà questa mia richiesta. Le invio i miei saluti più cordiali e i sensi della mia profonda stima.

Enzo Boschi, Geofisico”.

Peccato che, fino a oggi, Repubblica abbia disatteso la legittima richiesta del prof. Boschi, così perdendo l'occasione per dare una lezione di democrazia.

Sull’Ingv troppe leggende metropolitane

di Enzo Boschi*

Nel 2010, l'ultimo anno in cui la gestione dell'Ingv e' ascrivibile interamente a me, l 'Istituto ottenne un finanziamento complessivo di circa 73 milioni. Sempre nel 2010 fu approvato il Firb L'Aquila, anche se il finanziamento di 6.8 milioni, arriverà nel 2011 per "ragioni interne" del Miur dell'epoca. Nel 2013 il finanziamento complessivo non arriva a 60 milioni: più di 13 milioni in meno in due anni. Nessun altro ente di ricerca ha subito una simile percentuale di riduzione in così poco tempo. L'avanzo di amministrazione al 31.12.2012 e' di 7.8 milioni. Di questi ben 5.5 milioni sono ascrivibili ancora alla mia gestione.

Si invocherà la "crisi" per giustificare questo incredibile rapido impoverimento. Assurdo: l'Ingv è nato agli inizi del secolo in situazioni di grande difficoltà economiche e si è sviluppato malgrado i continui tagli alla Ricerca e alla pianta organica. Il fatto è che, per guidare un Ente come l'Ingv, sono necessari fantasia e coraggio. E' però vero che uno il coraggio non se lo può dare e che anche la fantasia è un dono di natura che non capita a tutti.

Nel breve periodo in cui fu Presidente, il mio successore alla guida dell'Ingv dichiarò di aver "ripianato" il bilancio, dichiarazione che però appare contraddittoria rispetto ai risultati. Umanamente penoso appare, invece, l'aver messo in mezzo a una strada una dozzina di persone tra borsisti e assegnisti, cioè i più deboli nella scala del precariato.

Va ricordato che, quando egli stesso era in mezzo a una strada poiché altri ambienti "avevano deciso di poter fare a meno di lui", l'Istituto lo accolse con un contratto, il cosiddetto ex articolo 36, che gli consentì di lavorare. Forse i dodici precari di cui sopra servivano a "ripianare" il bilancio o forse servivano a mostrare i muscoli del vero manager che "sa comandare e decidere". In tantissimi, troppi, anni di presidenza ho sempre evitato di mandar via qualcuno perché ho sempre pensato che deve essere un'esperienza estremamente mortificante sentirsi considerati inutili e ingombranti e dover tornare a casa a raccontare il proprio fallimento.

Infatti, non ho mandato via mai nessuno anche se la tentazione certe volte è stata forte. Il che dimostra che non ho le doti del vero manager: non sono né duro né deciso. La cosa un po' mi avvilisce anche se i recenti giudizi, lusinghieri e al di là di ogni aspettativa, dell'Anvur e della Corte dei Conti mi consolano.

Il mio successore si è dimesso per ragioni oscure ma comunque di scarso interesse rimanendo, con un'incomprensibile decisione dell'allora Ministro Profumo, nel cda dell'Ingv. E dire che aveva iniziato l'incarico di Presidente con un discorso programmatico dai toni profetici rivolto a tutto il personale riunito: finalmente, a differenza del passato, si sarebbe cominciato a fare sul serio e che la ricreazione era finita!

Dopo pochi mesi, la lettera d'addio sempre a tutto il personale. Dichiarando tuttavia di aver apportato, anche in breve tempo, decisi miglioramenti all'Ente, come appunto quello di averne "ripianato" il bilancio.

Mortificante anche la procedura delle dimissioni: date, ritirate, poi ripresentate in un balletto poco edificante;  comunque con scarsa sensibilità verso le Istituzioni. La storia diviene ancor più grottesca ricordando che nel giugno del 2008 il nostro prode si era presentato tutto affannato in Istituto affermando che ne era stato nominato Presidente dall'allora potentissimo Guido Bertolaso. Desiderava informazioni sull'andamento dell'Ingv perché poco dopo avrebbe dovuto incontrare proprio Bertolaso "per definire gli ultimi dettagli".

L'allora Direttore Generale dell’ente, che ben conosce le procedure di nomina dei presidenti, facendo fatica a mantenersi serio, lo assecondò fornendogli qualche documento. In realtà, il "nuovo Presidente" non era interessato ai dati dell'Ingv ma evidentemente voleva sentirsi importante il più presto possibile. Insieme al suo sponsor, però, aveva sbagliato i conti e i tempi tant’è che il progetto fallì miseramente.

All'apparir del vero tu misero cadesti, gli avrebbe detto Leopardi.

Per completezza di cronaca va ricordato che Bertolaso poi negò di aver "nominato" chicchessia ma non si può non ricordare che nel 2009 apparve il testo di un Decreto Legge, proveniente dal Dipartimento della Protezione Civile, che prevedeva il sostanziale smembramento dell'Ingv: la Rete Sismica Nazionale e tutto il sistema di monitoraggio sarebbero passati con tutti i loro addetti al Dipartimento.

La nomina di un nuovo Presidente sarebbe stata fatta direttamente dalla Protezione Civile! Anche in questo caso Bertolaso negò di essere informato dell'iniziativa.

Quanto sopra esposto, per evitare che leggende metropolitane, che ciclicamente vengono diffuse magari per finalità le più disparate, possano obliterare la verità dei fatti.

*geofisico

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