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Martedì, 25 Ago 2026

di Biancamaria Gentili

L’Istat, con non poca fatica, ha centrato un obiettivo. Non si tratta della sede unica, che da quasi vent’anni non riesce a realizzare, ma della costituzione del cda, a più di novanta giorni dall’entrata in vigore del decreto di riordino.

I componenti dell’importante organismo hanno finalmente un nome e un volto.

I quattro consiglieri che affiancheranno Enrico Giovannini, presidente in carica dall’agosto 2009, nella conduzione dell’ente statistico sono i professori Luigi Paganetto (ex presidente dell’Enea), Pasquale Lucio Scandizzo, Giulio Cazzella e il dottor Biagio Mazzotta.

Si tratta di un Consiglio tutto al maschile, nel quale la parte del leone l’ha fatta indubbiamente l’Università degli Studi di Roma Tor Vergata, che avrà nel massimo consesso statistico ben tre rappresentati, che corrispondono alla maggioranza assoluta.

A tenere cattedra a Tor Vergata, infatti, non è il solo presidente dell’Istat (Ordinario di statistica economica), ma anche Paganetto  (Ordinario di economia internazionale) e Scandizzo (Ordinario di politica economica).

Senza contare che a designare i tre professori della seconda università dell’Urbe è stato un altro Ordinario dello stesso Ateneo, vale a dire Renato Brunetta, ministro per la Pubblica amministrazione e l’Innovazione.

La massiccia presenza nel cda dell’Istat di colleghi d’Ateneo del ministro ha fatto storcere molte bocche, soprattutto alla Sapienza, sede dell’unica Facoltà di Statistica della capitale, i cui docenti sono stati, esclusi, per la prima volta nell’ultraottuagenaria storia dell’Istituto, dal Consiglio dell’ente di via Balbo.

Ad occuparsi delle sorti dell’Istat saranno anche, su designazione del Comstat (Comitato di indirizzo e coordinamento dell’informazione statistica), Biagio Mazzotta, già membro del vecchio cda, direttore della Ragioneria generale dello Stato, e Giulio Cazzella, Prefetto e direttore della Scuola dell'Amministrazione dell'Interno, che provvede alla formazione, qualificazione, aggiornamento didattico e culturale del personale dello stesso ministero dell'Interno.

Il nuovo cda potrà riunirsi con la presenza di almeno tre componenti, mentre per l’approvazione dei provvedimenti sarà sufficiente il voto favorevole della maggioranza dei presenti, cioè due.

In caso di parità di voti, quello del presidente vale doppio. Sicché, se un componente si astiene e l’altro è contrario, il presidente può approvarseli da solo.

Come se fosse un organo monocratico.

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