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Sabato, 25 Apr 2026

di Alex Malaspina

La normativa, una volta tanto, non si presta a interpretazioni. Ci riferiamo  al decreto del Presidente della Repubblica n. 166, approdato sulla Gazzetta Ufficiale n. 235 del 7 ottobre 2010, dopo un lungo e tormentato iter.

 

L’articolo 5, 1° comma, lettera a), non lascia spazio a dubbi quando statuisce che il numero degli uffici dirigenziali dell’Istituto nazionale di statistica non può superare complessivamente 73 unità, compresi direttore generale, direttori di dipartimento, direttori centrali e di servizi.

Sta di fatto, però, che a libro paga dell’ente statistico di uffici dirigenziali, al momento, ve ne sono due in più, in disparte il componente dell’Oiv, equiparato a direttore centrale, e l’imminente affidamento di un “progetto”, che l’Istat parifica a servizio. A suscitare perplessità, infatti, sono le figure di due dirigenti generali, che nel 2010 hanno chiesto e ottenuto di essere esonerati dal servizio, ai sensi dell’articolo 72 della legge n. 133 del 6 agosto 2008.

L’istanza dei due alti dirigenti è stata accolta, previo parere positivo espresso dal direttore dell’allora unico dipartimento, “in relazione al fatto che la posizione rivestita (dagli interessati, ndr) è soggetta a processi di razionalizzazione e, altresì, riduzione e in considerazione del riordino organizzativo in atto“.

Al momento del collocamento in esonero, ai due dirigenti è stato riconosciuto, così come previsto dalla legge, il “70% del trattamento complessivamente goduto, per competenze fisse e, pro quota, per competenze accessorie, ivi comprese le componenti legate alla produttività ed ai risultati”.

Peccato, però, che subito dopo l’uscita di scena dei due l’Istat si sia affrettato a rimpiazzarli per ricoprire le posizioni dirigenziali sguarnite.

Ma non si era detto che il disco verde ai due era giustificato da una riduzione del disegno organizzativo dell’ente?

A quella che sembra una macroscopica svista, l’Istat non ha posto rimedio neppure con l’entrata in vigore del Dpr di cui si è detto all’inizio e della conseguente riorganizzazione, visto che gli uffici dirigenziali ai quali i due “esonerati” erano preposti continuano a vivere e operare. Né potrebbe essere diversamente, trattandosi di funzioni statistiche di primaria rilevanza.

In pratica, conti alla mano, mensilmente l’Istat si fa carico di stipendiare 76 preposti a uffici dirigenziali, con un evidente spread rispetto ai vincoli di bilancio stabiliti dalla normativa in vigore.

Una vicenda che sembra mal conciliarsi con la critica situazione finanziaria in cui si dibatte l’ente presieduto da Enrico Giovannini.

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