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Domenica, 14 Apr 2024

Nei corridoi di via di Vigna Murata, ma forse anche in quelli delle sedi periferiche dell’ente preposto a tutelarci dai terremoti, da alcuni giorni non si parla d’altro che di quanto sta avvenendo ai piani alti dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia.

E’ accaduto, infatti, che qualche giorno fa, ormai ”in articulo mortis”, essendo prossimo il suo avvicendamento al vertice dell’Ingv, il presidente Stefano Gresta ha deciso di inviare una singolare missiva all’Ufficio legale e al Direttore amministrativo dell’ente.

In cauda venenum”, si diceva una volta. Al centro della nota, che - lo ripetiamo - stupisce perché proviene da un presidente con le valigie pronte vicino alla porta, c’è, infatti, l’invito (=ordine) all’ufficio legale di “stanare” i dipendenti infedeli che, singoli o associati e approfittando della loro posizione all’interno dell’ente, si dedicano a diffamarlo a mezzo stampa. Il tutto in vista della richiesta di eventuali risarcimenti, come giurisprudenza comanda. A seguito degli opportuni approfondimenti - continua la nota - sarà poi il Direttore amministrativo ad accertare ogni responsabilità e a prendere i provvedimenti del caso.

Manzoni, che il nostro paese lo conosceva a fondo, diceva che “a saper ben maneggiare le gride, nessuno è reo e nessuno è innocente”. Giusto o sbagliato, è questione che riguarda gli avvocati, sicché non spetta a noi dirlo. Trovandoci però di fronte ad un atto giuridico, come chiunque, anche noi siamo costretti a interpretarlo. Ci limitiamo, dunque, in questa sede, a poche chiose minime, del tutto estemporanee.

Innanzitutto, sommessamente rileviamo che, facendo esclusivo riferimento alla diffamazione a mezzo stampa, la nota tralascia incautamente di considerare ogni altra attività denigratoria esercitabile nei confronti dell’ente, come sparlarne dentro e fuori et similia.

Nelle poche ma dense righe della nota si dice, inoltre, di un’attività di denigrazione condotta, tra l’altro, utilizzando il protocollo. Una modalità operativa di commissione del reato, dobbiamo ammetterlo, tanto originale quanto avventata, perché in tal caso, se non abbiamo equivocato, basterà consultare il protocollo stesso e i responsabili salteranno subito fuori. Si tratterebbe di un colpo degno dei “soliti ignoti”.

Nella seconda parte della nota, infine, Gresta, ancorché non scenda in dettaglio, sembra voler chiamare l’ufficio legale a uno sforzo titanico, dato che egli ha già contezza che gli articoli denigratori sono “numerosi”. Per fortuna, in ossequio al dettato costituzionale, anche Gresta chiede l’accertamento delle responsabilità soggettive e non di quelle oggettive, ciò che avrebbe equiparato l’Ingv alle società calcistiche che, com’è noto, rispondono anche per le intemerate dei loro tifosi.

Di certo, nell’ambito di questi “numerosi articoli” diffamatori, si tratterà di scegliere, come si dice, “fior da fiore”, ma, se queste sono le premesse, anche quello del Direttore amministrativo, cui spetta attivare la procedura sanzionatoria nei confronti dei presunti colpevoli, si profila compito assai gravoso, per di più su un terreno notoriamente scivoloso.

Non ci resta, dunque, che augurare buon lavoro a tutti.

Ed è proprio il lavoro che in questo momento sembra destinato ad aumentare in generale a via di Vigna Murata, dove, con una coppia di delibere del Cda (221/A e 221/B del 1° marzo scorso), è stato inopinatamente variato l’organigramma/funzionigramma dell’ente, senza neppure uno straccio di comunicazione preventiva ai sindacati (siccome previsto dalle norme regolamentari vigenti), essendo stata costituita l’Unità di sicurezza IT Compliance, “a diretto riporto del Consiglio di amministrazione e della  Presidenza”.

Detto così, non si capisce niente, ma, se si va a leggere che cosa questa unità deve fare, si capisce ancora meno. Di certo c’è che il responsabile lo individua il Presidente tra il personale “titolato”, previa procedura trasparente. Il prescelto, che andrà a ricoprire il (sembra) delicato incarico, dovrà svolgere “attività finalizzata a garantire e ottimizzare la conformità tra le disposizioni legislative-regolamentari  e le proprie procedure interne, con caratteristiche di autonomia e indipendenza, e ciò anche per non incorrere in rilievi che potrebbero danneggiare la reputazione dell’Istituto nei confronti degli stakeholders pubblici e privati”.

Come detto sopra, “obscurum per obscurius”. In ogni caso, mentre siamo in attesa di sapere, grazie alla dichiarata procedura trasparente “tramite la pubblicazione per il tramite della Direzione generale”(sic!), le caratteristiche che dovrebbero possedere coloro che aspirano a ricoprire l’incarico, ci siamo chiesti: a) che lavoro sarà mai quello di uno che deve garantire che quello che fa sia conforme a legge?; b) come fa il responsabile a ottimizzare questa conformità? La legge si osserva e basta, non è che si può ottimizzare l’osservanza; c) le caratteristiche di autonomia e indipendenza si predicano, di solito, per le authority, il nostro responsabile è “a diretto riporto” (termine, francamente, in uso tra i cinofili più che tra i burocrati) del cda e della Presidenza; d) ma che “attività” sarà mai questa che, a svolgerla, c’è il rischio di danneggiare la reputazione dell’Istituto?

Sono solo, questi, i primi interrogativi che ci siamo posti, dopo essere venuti a contatto con le citate delibere.

Mentre il personale dell’Ingv - tra cui non mancano i buontemponi - sembra dividersi tra chi si chiede se non si stia creando una specie di servizio segreto interno, indipendente da tutto e da tutti (ma composto da personale dipendente dell’ente), che dovrà rispondere al cda e al presidente, ma questo è da escludere, siccome vietato dalla legge (art. 4, comma 4, Dlgs. 165/2001) e chi, invece, si dice convinto che la nuova unità abbia lo scopo ultimo di mettere in sicurezza lo stesso Ingv; da parte nostra, riteniamo di doverci fermare di fronte all’incomprensibile, optando per il rinvio di entrambe le delibere all’Accademia della Crusca.

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