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Lunedì, 12 Gen 2026

Massimo Inguscio, appena approdato sullo scranno più ambito di piazzale Aldo Moro, ha subito presentato il suo programma che, al primo posto, prevede la chiusura di circa il 30% degli istituti, come comunicato nei giorni scorsi dal n. 1 del Cnr a tutti i direttori di Dipartimento.

Risulta al Foglietto che il primo a diffondere la notizia è stato Tullio Pozzan, direttore del Dipartimento Scienze Biomediche, attraverso una nota inviata agli istituti che afferiscono al medesimo Dipartimento.

Nel messaggio, il professor Pozzan, oltre ad aver anticipato che il numero dei predetti Istituti dovrà essere ridotto da 16 a 12, ha aggiunto che verranno ridotte pure le sedi secondarie degli Istituti e contestualmente chiuse quelle più piccole o accorpate ad altre strutture di ricerca.

Ma a chi toccherà disegnare la nuova rete degli istituti? Per Pozzan, sarebbe meglio che le proposte venissero dagli stessi istituti, tant’è che ha invitato i direttori ad ipotizzare possibili fusioni, discutendone all’interno delle strutture e con i potenziali partner.

Occorre ricordare che Pozzan, meno di tre mesi fa, in un documento presentato il 3 febbraio dal direttore generale al cda - contenente le proposte dei direttori di dipartimento per la riorganizzazione della rete scientifica – aveva indicato, per il suo Dipartimento, 4 Istituti con grossi problemi (Ift, Ibim, Ibcn e Isn), oltre a un significativo calo dell’eccellenza dell’Ifc di Pisa.

Quanto agli altri sei Dipartimenti, al momento non si conoscono quali strategie intendano mettere in campo nella realizzazione del progetto di Inguscio, anche perché nel predetto documento di febbraio scorso, vi è chi propone un radicale accorpamento degli istituti; chi propone una riorganizzazione in centri dipartimentali regionali, con struttura scientifica centralizzata su aree progettuali del dipartimento e chi si ritiene, in sostanza, soddisfatto dell’attuale frammentata organizzazione.

Certamente ci apprestiamo ad essere sgomenti spettatori della ennesima “riorganizzazione” del Cnr, che è ormai missione costante di ogni presidente di turno e che negli ultimi dieci anni sembra aver raggiunto un solo obiettivo: l’incremento del 670% del costo complessivo del management della rete scientifica (direttori di Dipartimento e di Istituto).

Al presidente Inguscio, comunque, auguriamo il successo che purtroppo sullo specifico non hanno avuto i suoi predecessori.

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