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Lunedì, 24 Ago 2026

di Alex Malaspina

La storia dell’immigrato indiano Singh Sukhdev, da dieci anni operaio agricolo di ruolo presso l’Istituto sperimentale per la zootecnia, un ente pubblico di ricerca vigilato dal ministero dell’Agricoltura, e inopinatamente licenziato il 18 settembre scorso (con effetto retroattivo dal 1° giorno dello stesso mese) perché non in possesso della cittadinanza italiana, è stata raccontata dal Foglietto n. 33 del 23 settembre scorso e ripresa da alcuni quotidiani.

E’ anche approdata in Parlamento con una interrogazione dei senatori dell’Idv, Lannutti, Belisario e Mascitelli (documentazione su www.usirdbricerca.it).  A manifestare concreta solidarietà a Singh sono stati numerosi colleghi che operano nella tenuta di Tor Mancina a Monterotondo e Usi/RdB. Inerzia, invece, da parte di altre  sigle sindacali, in particolare, di quella alla quale Singh aderiva da sempre.

Dopo quasi due mesi di angoscia, anche per i suoi familiari (moglie e due bambini nati in Italia), da ieri Singh è tornato al suo posto di lavoro ed è venuta anche meno l’intimazione di  sfratto dall’alloggio di servizio che gli era stata notificata il 10 ottobre scorso dal Cra - l’ente di ricerca nel quale dal 1° gennaio del  2004 l’Istituto sperimentale per la zootecnia era confluito.

A far mutare atteggiamento all’ente Cra, presieduto dall’ex senatore della Margherita (oggi, Pd) Romualdo Coviello e diretto da Giovanni Lo Piparo, già dirigente generale del ministero delle Politiche agricole, è stata senza dubbio l’azione giudiziaria messa in piedi  dall’Usi/RdB, con gli avvocati cassazionisti Edoardo Galdi e Enrica Isidori, in ordine alla quale il Tribunale di Roma si sarebbe dovuto pronunciare il prossimo venerdì.

Le puntuali argomentazioni giuridiche contenute nel corposo ricorso ex articolo 700, notificato al Cra il 15 ottobre, devono aver indotto l’ente a ritornare sui propri passi e ad anticipare gli effetti di una sentenza che non avrebbe potuto non dare ragione al lavoratore colpito da uno sconcertante licenziamento che, peraltro, presentava connotazioni discriminatorie.

Per la segreteria nazionale di Usi, “la gioia per il positivo epilogo di una vicenda che tante sofferenze ha causato a un onesto lavoratore e ai suoi familiari, non ci esime dallo stigmatizzare, da un lato, la superficialità con la quale si emanano simili provvedimenti e, dall’altro,  l’indifferenza e il disinteresse mostrato da chi, nato per difendere i diritti dei lavoratori, si ritrova sempre più spesso a tutelare gli atti illegittimi di parte datoriale”.

Dal Foglietto n. 41 del 18 novembre 2008

 

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