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Domenica, 30 Ago 2026

Per chi inizia una dieta chetogenica, lo stress principale è anche e soprattutto identitario, ci si sente meno italiani. La notizia arriva da uno studio del professor Matteo Corciolani del dipartimento di Economia e Management dell’Università di Pisa, pubblicato sul Journal of Business Research.

La ricerca ha analizzato le emozioni e i comportamenti dei consumatori, che per motivi di salute che vanno dall’emicrania al sovrappeso, adottano – sotto controllo medico – questo regime alimentare basato soprattutto sui grassi. L’effetto è di spaesamento, anche rispetto al contesto sociale e famigliare: sembra impossibile poter mangiare abbandonando la dieta mediterranea e rinunciare a cibi come pasta, pane e pizza.

“Nelle diete chetogeniche il grosso cambiamento è nel consumo dei carboidrati, che occupano una percentuale bassissima, solitamente – spiega Matteo Corciolani - meno di 50 grammi al giorno. Questo implica una rivoluzione nel modo di mangiare, soprattutto per noi italiani, visto che in altri paesi, meno abituati ad esempio ai nostri primi piatti, il cambiamento è avvertito e vissuto in modo molto meno traumatico”.

La ricerca del professor Corciolani si è basata su una impressionante mole di dati proveniente dall’attività degli utenti del gruppo Facebook Chetogenesi, in totale circa 900 pagine di contenuti monitorati – con l’autorizzazione dei moderatori della community – per sette anni, a cui si sono aggiunte interviste più approfondite a dieci componenti del gruppo e una analisi di contesto sui media attraverso la banca data LexisNexis, che comprende i principali giornali e periodici italiani anche on line.

In particolare, le interazioni su Facebook hanno rivelato il ruolo fondamentale della componente emotiva con l’affiorare di tre sentimenti: la tristezza nel dover abbandonare cibi amati, l’ansia legata alla paura che la dieta chetogenica in realtà non sia sana per la quantità di grassi da assumere, e per ultimo anche la rabbia, magari perché qualche volta i risultati sperati tardano ad arrivare.

Partendo da questi presupposti il focus dell’indagine si è quindi concentrato su come il successo e il proseguimento della dieta passi attraverso la trasformazione di questi sentimenti da negativi a positivi.

“E’ il sostegno degli altri, in questo caso della comunità virtuale di Facebook, la chiave di questo cambiamento – sottolinea Corciolani – perché soprattutto aiuta il processo psicologico di reframing, cioè l’inquadrare in modo diverso e maggiormente positivo ciò che ci accade”.

“E per tornare alla questione dell’italianità – continua Corciolani - ecco allora che intervengono altri modi di vedersi e, per esempio, c’è chi scrive che di fronte a un ritrovato benessere fisico, pizza e pasta non sono poi così importanti, sino a mettere in dubbio lo status di superiorità della dieta mediterranea. Grazie a questo cambiamento di prospettiva, le emozioni positive, quali la gioia di controllare più efficacemente i propri sintomi, l’affetto per le molte altre persone con cui si condivide lo stesso percorso, o la sorpresa dovuta alla scoperta di nuovi accostamenti alimentari, diventano sempre più frequenti, fino a sostituire progressivamente quelle negative avvertite all’inizio del percorso ”.

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