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Giovedì, 26 Feb 2026

Scrivo per rivolgermi, innanzitutto ma non solo, ai laureati in Scienze Forestali e lo faccio per i miei numerosi anni di docenze alla Facoltà della Tuscia-Viterbo, ove ne ho portato tanti alla laurea come relatore della loro tesi o come tutor.

Il problema è questo. Sta diventando "linea politica" nel settore e persino di ordini professionali regionali, una concezione per cui gli alberi, soprattutto di città, devono essere tagliati secondo un " turno" (che, in gergo forestale, significa periodicamente, in genere ogni 20-30 anni).

Un'associazione nazionale che si occupa di giardini ha scritto pure che gli alberi non possono decidere quanto campare e anche secondo loro vanno tagliati periodicamente. Tanto verranno sostituiti, argomentano.

Nel manifestare il più forte dissenso, sottopongo le seguenti riflessioni.

1) Secondo questa filosofia, in città non sarebbe mai possibile vedere alberi adulti, e ancor meno vetusti nella loro bellezza!

2) Un pino d'Aleppo può vivere, anche in città, 200 anni, un pioppo nero 400 anni, una quercia come la roverella 1000 anni ... il che significa che in nome del turno, se paragonati alla vita di un uomo che arriva a 90 anni, è come se li uccidessimo a 9 anni, nel caso del pino, e a 20 mesi in quello della quercia. Anche raddoppiando la durata del turno, è comunque una cosa inaccettabile.

3) A me non pare ammissibile tagliare a priori, alberi sani, solo perché qualcuno ne ha stabilito il turno. Con quale diritto?

4)Per fare ciò, a che vi è servito studiare, laurearvi?? Per tagliare basta bassa manovalanza e saper maneggiare una motosega. La vostra professione è molto più nobile e impegnativa: è la cura, la tutela delle piante e non la loro eliminazione a priori. So quanto è duro arrivare a una laurea e, quindi, vi prego, usatela con saggezza, per inoppugnabili verifiche strumentali di stabilità, per messa in sicurezza degli alberi problematici, per il censimento e per il Piano del Verde ... per l'individuazione degli ecotipi autoctoni e loro propagazione ...

5) Quando eliminiamo un albero abbiamo cancellato una quantità di servizi ecosistemici: produzione di ossigeno, assorbimento di anidride carbonica, regolazione della temperatura ambiente dal momento che con l'evapotraspirazione mitigano le ondate di caldo estivo e l'eccessivo freddo invernale; gli alberi attutiscono l'inquinamento da rumore, assorbono una quantità di inquinanti dell'aria e molto altro ancora ... a beneficio della nostra salute fisica, psichica e mentale. Quando ripiantiamo un alberello in sostituzione di quello abbattuto, prima che svolga le stesse funzioni e ci dia gli stessi benefici, dovrà crescere e occorreranno molti anni. Abbattere e ripiantare, quindi, non è operazione bilanciata ... ma prevalgono le negatività e la bruttezza. Meditate, quindi e aiutateci a mantenere quanto più possibile lo stock di alberi esistenti e allora sì piantarne altri aggiuntivi (e non sostitutivi) ...

Infine, secondo me, gli alberi, viventi straordinari, sono anche individui e titolari di diritti. Per motivi di affinità da anni parliamo dei diritti degli animali e nessuno mette più in discussione questo concetto. È ora di parlare anche dei diritti dei nostri amici alberi.

Giovanni Damiani
Già Direttore tecnico presso Arta Abruzzo
facebook.com/giovanni.damiani.980

 

 

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