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Lunedì, 24 Ago 2026

Ieri ho tenuto con Italia Nostra onlus, di cui sono vicepresidente nazionale, assieme ai dirigenti regionali e delle Sezioni locali dell’Associazione, una conferenza stampa. Riguarda il tracciato previsto nel progetto di pre-fattibilità della ferrovia Pescara-Roma che prevede due gallerie, lunghe rispettivamente 9,8 km e 1,4 km, da Scafa a Pratola Peligna, all’interno del massiccio del Monte Morrone.

Per tali gallerie, sono previsti tempi di realizzazione di oltre 7 anni, e una spesa stimata in 930 mlioni di €.

Il traforo interessa, tra l’altro, completamente le sorgenti del Giardino, col rischio che, in presenza di drenaggi, le stesse possano addirittura seccarsi. Il nuovo tracciato, infatti, andrebbe ad intercettare trasversalmente il flusso della grande falda idrica del Monte Morrone, (vedi, sotto, immagine tratta da una pubblicazione scientifica sul Bollettino della Società Geologica Italiana, gennaio 2001, ove ho aggiunto la linea colorata del nuovo tracciato ferroviario).

Quelle del Giardino, con acque oligominerali di eccezionale qualità chimico-fisica, sono captate fin dal 1958 ad uso potabile e distribuite tramite il principale acquedotto d’Abruzzo. Alimentano i rubinetti di tutti i centri abitati della Valle del Pescara, inclusi i capoluoghi Chieti e Pescara e con le interconnessioni acquedottistiche, i 64 Comuni dell’Ambito Ottimale gestito dall’ACA. Vengono immessi in rete 88.000.000 di mc. all’anno a beneficio non solo di tutti i comuni della Provincia di Pescara, ma anche di popolosi Comuni della costa (Francavilla a Mare), dell’interno (Bucchianico) e parte di quella di Teramo (Silvi e Atri). La popolazione residente, che utilizza l’acqua del Morrone, è di circa 450.000 abitanti, con punte di oltre 650.000 nei periodi estivi.

La necessità di drenare l’acqua, svuotando la montagna per le gallerie, mette a rischio di scomparsa completa o parziale di gran parte delle 37 sorgenti censite alimentate dalla stessa falda, la scomparsa degli habitat con la loro biodiversità nelle pregevoli zone umide della Valle Peligna all’interno del Parco Nazionale della Majella-Morrone. Scontata pure la diminuzione, a tratti drastica, delle portate idriche fluviali dei fiumi Sagittario, Vella, Pescara. L’esperienza del Gran Sasso ha mostrato inoltre come neppure le acque drenate ed eventualmente “recuperate” ad uso potabile dalle gallerie sono immuni da impatti perché soggette a episodi d’inquinamento.

Per capire la gravità dei rischi, oltre all’esperienza del Gran Sasso, basta guardare esperienze analoghe in altre parti d’Italia. Nella tratta Firenze-Bologna, a causa dei tunnel ferroviari, il Mugello è divenuto una terra devastata per lo sconvolgimento dell’intero equilibrio idrogeologico del territorio. La diminuzione dell’acqua ha comportato ricadute pesanti sull’ecosistema montano, influendo negativamente sulla flora e sulla fauna, anche in aree a tutela naturalistica; ha costretto aziende agro-zootecniche a chiudere i battenti.

Le gallerie principali del Tav hanno svuotato la montagna e provocato scomparse di sorgenti, pozzi e torrenti. Diversi corsi d’acqua sono stati dichiarati biologicamente morti, a causa della perdita totale del deflusso estivo. La falda si è abbassata di almeno 200 metri (600 metri quella del Gran Sasso!) e grandissimi volumi di acqua sono andati perduti per sempre. E’ cambiato persino il percorso sotterraneo.

MA VI SONO ANCHE IMPATTI SOCIALI DA EVITARE. I

l progetto di pre-fattibilità esclude dal collegamento ferroviario prossimale i comuni di Tocco da Casauria, Bussi sul Tirino e di Popoli, per l'abbandono dell'attuale linea ferroviaria, coi loro centri limitrofi. Per i cittadini di quest’area è una disincentivazione all’utilizzo del treno e la preclusione futura all’utilizzo del sedime ferroviario in funzione integrativa metropolitana per contenere il trasporto privato e le emissioni clima alteranti. E' un incentivo all'abbandono delle aree interne, per carenza di servizi...

Il tracciato proposto non si motiva né sotto il profilo costi/benefici (opere faraoniche e costosissime per guadagnare circa 10 minuti di percorrenza) né sotto quello dell’impatto ambientale. I rischi ecologici legati soprattutto all'alterazione del sistema idrogeologico, sono potenzialmente irreversibili, così come i danni economici e sociali.

ABBIAMO CHIARITO DI ESSERE DECISAMENTE SOSTENITORI DEL TRASPORTO FERROVIARIO E PER LA RIQUALIFICAZIONE DELLA LINEA PESCARA-ROMA, datata 1880. Proprio per questo si chiede a RFI di abbandonare QUESTA l’ipotesi di nuovo tracciato e di valutare opzioni alternative, meno impattanti sull’ambiente sul paesaggio, e di avviare un confronto con le comunità locali e l’associazionismo.

Va applicato il principio di precauzione. Aspettiamo che Regione, Ersi, comuni interessati facciano sentire la loro voce.

Giovanni Damiani
Vice Presidente Nazionale di Italia Nostra
Già Direttore di Anpa e Direttore tecnico di Arta Abruzzo
facebook.com/giovanni.damiani.980
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