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Martedì, 25 Ago 2026

Il ricorso a pesticidi, erbicidi, fertilizzanti, assai diffusi in agricoltura, non risparmia le piante da balcone o da giardino, con conseguenze negative sulla qualità dei terreni, delle falde e anche dell’aria. Ma a che distanza si può manifestare l’impatto negativo di queste sostanze?

A studiare il fenomeno un gruppo di ricerca dell’Università Ca’ Foscari Venezia, che ha analizzato l’aria di Mestre per migliorare la comprensione della “deriva dei pesticidi”, fenomeno per cui le gocce di prodotto che vengono erogate sono trasportate dal vento lontano dal luogo in cui è state applicate.

I ricercatori si aspettavano di riscontrare l’utilizzo di pesticidi provenienti dalle zone rurali che circondano la città, invece hanno trovato evidenza di un utilizzo dell’erbicida Glifosato e del fungicida Fosetil Alluminio su giardini e parchi all’interno dell’area urbanizzata. I risultati sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Environmental Pollution.

Scienziate e scienziati hanno posizionato sull’edificio più alto del Campus scientifico di Mestre dell’Università Ca’ Foscari un campionatore di polveri fini che permette di separare le particelle in aria in base alla dimensione. Infatti, più piccole sono le particelle, più facilmente verranno trasportate per lunghe distanze dal vento (trasporto long-range), suggerendo una sorgente distante dal punto di campionamento. Al contrario, una sorgente locale può essere identificata da particelle più grosse, in quanto possono essere trasportate per minori distanze (trasporto short-range).
 
“Nonostante ci aspettassimo di trovare i prodotti per la protezione delle piante nelle particelle più sottili, quindi provenienti dalle zone lontane dalla città di Mestre, abbiamo trovato Glifosato e a Fosetil Alluminio nelle particelle più grosse (10 - 1.8 μm)” - spiega Giovanna Mazzi, dottoranda di Scienze Ambientali e coautrice dello studio - “Questo ci suggerisce che i due composti sono usati all’interno della città, probabilmente nei giardini privati o pubblici”.
 
Le concentrazioni rilevate sono molto basse, nell’ordine di frazioni di nanogrammi per metro cubo di aria campionata, ma i risultati non sono da sottovalutare e mettono in evidenzia una contaminazione diffusa. La tossicità del glifosato è ancora ampiamente dibattuta, con l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) che lo ha definito probabilmente cancerogeno, mentre una buona parte della letteratura scientifica lo ritiene non pericoloso per i mammiferi. I ricercatori raccomandano attenzione e invitano a non abusare dei prodotti per la protezione delle piante.
 
Il gruppo di ricerca, guidato da Andrea Gambaro, professore di Chimica analitica a Ca’ Foscari, è formato dal ricercatore universitario Matteo Feltracco, dalle dottorande Giovanna Mazzi ed Eleonora Favaro, in collaborazione con Elena Barbaro, ricercatrice dell’Istituto di scienze polari del Cnr.

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