Giornale on-line fondato nel 2004

Domenica, 20 Set 2026

di Adriana Spera

Ministero della Funzione pubblica e amministrazioni hanno deciso di forzare la mano, senza attendere la stipula dei nuovi contratti collettivi nazionali (differiti per legge al 2014) per applicare la scandalosa norma prevista dall’art. 19 del decreto (c.d. Brunetta) n. 150 del 2009.

Si tratta della disposizione che prevede la valutazione della prestazione (chiamata dal legislatore performance) dei singoli lavoratori, dirigenti compresi, da parte di un apposito organismo interno, a fini dell’attribuzione del salario accessorio, il cui importo - come ben noto - si aggira intorno al 30/40% per cento della retribuzione mensile.

Il decreto prevede che il suddetto organismo dovrà redigere una graduatoria, distribuendo il personale in differenti livelli di performance in modo che: a) il venticinque per cento é collocato nella fascia di merito alta, alla quale corrisponde l'attribuzione del cinquanta per cento delle risorse destinate al trattamento accessorio; b) il cinquanta per cento é collocato nella fascia di merito intermedia, alla quale corrisponde l'attribuzione del cinquanta per cento delle risorse destinate al trattamento accessorio; c) il restante venticinque per cento é collocato nella fascia di merito bassa, alla quale non corrisponde l'attribuzione di alcun trattamento accessorio collegato alla performance individuale.

L’art. 54, comma 3-bis, del decreto “Brunetta”, stabilisce che, previa contrattazione integrativa,  al finanziamento della valutazione della prestazione lavorativa, dovrà essere destinata “una quota prevalente del trattamento accessorio complessivo comunque denominato”.

Ed è proprio su tale aspetto, oltre che sulle modalità di valutazione della performance, che i Tribunali di tutta Italia rischiano di essere sommersi di ricorsi.

Allo stato, infatti, circa l’80% del fondo per il salario accessorio viene destinato alle indennità mensile e annuale, fisse, continuative, irrevocabili e pensionabili.

Logica giuridica impone che  tali risorse non concorrano in alcun modo a finanziare la performance.

Secondo un’altra tesi, che circola negli ambienti ministeriali, la percentuale di fondo deve comunque superare il 50% del totale previsto.

Se dovesse prevalere quest’ultima ipotesi, un quarto dei lavoratori pubblici si troverebbe con una busta paga più leggera del 30/40%, grazie a un meccanismo che stabilisce a priori (sic!) quanti nella pubblica amministrazione sono superbravi,  quanti sufficienti e quanti “fannulloni”.

Ti piace l'informazione del Foglietto?

Se ti piace quello che leggi, puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro sostenendoci con quanto pensi valga l'informazione che hai ricevuto. Anche il costo di un caffè!

SOSTIENICI

empty alt

I giganti dell’IA escono allo scoperto sulla regolamentazione: la contraddizione nascosta

Prima Dario Amodei, CEO di Anthropic, poi Sam Altman, CEO di OpenAI, e infine Elon Musk, alla...
empty alt

A Pescara, conferenza con lo scienziato Paolo Pileri, strenuo difensore delle qualità ecologiche del suolo

Sabato prossimo, 19 settembre, a Pescara, ci sarà una conferenza con Paolo Pileri, scrittore e...
empty alt

Dieci anni dopo Amatrice. Rammendare non basta più

Nel decimo anniversario del terribile terremoto di Amatrice e Accumoli, penso con amarezza a...
empty alt

Sindrome di Kabuki, ricerca internazionale fa emergere il ruolo chiave della cromatina

Ritardo della crescita, ipotonia muscolare, anomalie cranio-facciali, deficit cognitivo e...
empty alt

"Non è mai troppo tardi. Alberto Manzi, una vita tante vite", più attuale che mai

Non è mai troppo tardi. Alberto Manzi, una vita tante vite, di Giulia Manzi – ADD editore,...
empty alt

Shanghai Ranking 2026, Sapienza Università di Roma prima in Italia

Per la classificaAcademic Ranking of World Universities (ARWU), stilata dall'organizzazione...
Back To Top