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Martedì, 25 Ago 2026

di Biancamaria Gentili

Come per tutte le emergenze che si verificano in Italia, anche per la giustizia amministrativa sta per partire un piano di smaltimento ricorsi.

Peccato, però, che si tratta di una emergenza cronica, che si protrae da qualche decennio e che costringe centinaia di migliaia di cittadini ad attendere “secoli ”per ottenere una sentenza, sia dal Tar che dal Consiglio di Stato.

Dopo aver sperimentato, con scarso successo, lo strumento dell’invio della lettera all’avvocato del ricorrente, con la quale, dopo cinque anni dalla presentazione del ricorso, il Tar o il Consiglio di Stato chiedono se  lo stesso ricorrente sia ancora interessato alla causa (in caso contrario si procede alla definitiva archiviazione del fascicolo), scatterà a breve un programma straordinario.

A metterlo a punto è stato il Consiglio di presidenza della giustizia amministrativa (una sorta di Csm del Tar e del Consiglio di Stato), che ha istituito delle sezioni stralcio, che per diventare operative attendono l’emanazione di un decreto da parte del ministero dell’Economia.

A operare in queste sezioni non saranno ex magistrati a riposo ma in attività, che avranno modo, con questo lavoro straordinaria, di arrotondare i loro già robusti stipendi.

Ma, in particolare al Consiglio di Stato, bisognerà fare i conti con un’altra emergenza, causata dall’esodo massiccio di magistrati che si è registrato seguito della manovra estiva 2010 su stipendi e buonuscita. A lasciare precipitosamente Palazzo Spada sono stati una ventina di togati.

Ma risultati positivi sullo smaltimento dell’arretrato si potrebbero sicuramente ottenere vietando ai magistrati sia gli incarichi extragiudiziari, come i molto remunerativi arbitrati, che i numerosi comandi presso organismi politici. Su questo fronte, però, la disponibilità è scarsa. Se non nulla.

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