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Giovedì, 05 Mar 2026

di Adriana Spera

Manovra dopo manovra ci sono due sole certezze: le misure adottate non bastano a risolvere il problema del debito pubblico né a portare il sistema economico italiano fuori dalla crisi.

Proposte e controproposte dimostrano lo stato confusionale del governo e la sua subalternità al sistema bancario e alla Confindustria. Maggioranza e opposizione in gara per accattivarsi i consensi dei poteri forti.

Ma se per la destra tale atteggiamento è comprensibile, in quanto in linea con la propria base elettorale, per il centro sinistra evidenzia, invece, un atteggiamento di casta.

Ma, se la politica naviga a vista, non sembrano più illuminate le parti datoriali e gli operatori finanziari. Per tutti (anche se qualcuno, come la Lega, fa melina per sopravvivere) un unico comune denominatore: l'inasprimento del sistema pensionistico come panacèa per sortire dalla burrasca. I membri delle commissioni lavoro di Camera e Senato, di ogni parte politica, si sono detti tutti favorevoli ad intervenire sulla previdenza. Le posizioni sono variegate.

Se il falco Cazzola (Pdl) propone la pensione a 65 anni per tutti e contributivo subito, il leghista Pini è favorevole a condizione che la riforma non sia inserita all'interno di altri provvedimenti di legge e che sconti per le donne almeno un anno a figlio.

In casa Pd, come sempre, convivono diverse scuole di pensiero. Se Marina Sereni si dice favorevole, a patto che ciò possa garantire pensioni decenti ai lavoratori più giovani, Tiziano Treu è per il contributivo e per l’innalzamento progressivo dell'età pensionabile fino ai 70 anni. Per Milana (Api) le pensioni d'anzianità vanno gradualmente abolite.

Mentre gli Stati Uniti adottano la ricetta Buffet (tassazione progressiva a prescindere dal tipo di reddito e patrimoniale) e rinvestono il gettito per abbattere il debito e produrre nuova occupazione, in Italia si continuano a sfornare provvedimenti che, deprimendo la domanda, impediscono sia un rilancio dell'economia che un maggior gettito per l'erario.

Confindustria, il maggior promotore del taglio delle pensioni e dell'innalzamento dell'età pensionabile, dimentica che un altro taglio ai redditi comporterà un'ulteriore contrazione dei consumi e quindi della produzione. In realtà, però, il suo obiettivo è quello di finanziarsi, il più a lungo possibile e a costo zero, col tfr dei lavoratori.

I sostenitori della solidarietà intergenerazionale meglio farebbero a mandare subito i genitori a casa, con pensioni decenti, per far posto ai figli.

E' l'unica soluzione che garantisce la sostenibilità del sistema pensionistico.

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