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Lunedì, 24 Ago 2026

Redazione

Con la circolare n. 37, diffusa ieri, l’Inps è intervenuta per “applicare” la riforma delle pensioni varata dal governo Monti con la legge 214/2011.

Nel mirino dell’Inps, tra l’altro, il trattamento di fine rapporto o indennità di buonuscita che, secondo l’Inps, dal 1° gennaio 2012 non potrà essere liquidato e messo in pagamento prima di 24 mesi dalla cessazione del rapporto di lavoro.

Ad essere esclusi e a fruire dei precedenti termini saranno i lavoratori che alla data del 31 dicembre 2011 hanno maturato il diritto a pensione e quanti conseguono la pensione di vecchiaia.

Deroghe sono previste anche per le cessazioni dal servizio per inabilità o per decesso.

Coloro ai quali verrà liquidato un trattamento di fine rapporto avente un importo lordo superiore a 90 mila euro, continueranno a subire, per la parte eccedente, un ulteriore differimento di un anno. In pratica, otterranno il saldo dopo tre anni.

Si tratta di un provvedimento che colpisce ancora una volta duramente lavoratori e pensionandi.

Mentre la Banca Centrale Europea eroga agli Istituti bancari ingenti risorse - costituite mediante finanziamento da parte degli Stati membri – all’irrisorio tasso dell’1%, il governo Monti finanzia la spesa pubblica, non solo inasprendo imposte e tasse, ma trattenendo “indebitamente” per ben 24 mesi risorse accantonate dai lavoratori durante la loro attività dipendente.

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