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Sabato, 24 Ott 2026

di Biancamaria Gentili

Che le regole in materia di valutazione della performance dei dipendenti pubblici, dettate con il decreto legislativo n. 150 del 2009 dall’allora ministro della Funzione Pubblica, Renato Brunetta, fossero assolutamente inapplicabili, Il Foglietto lo ha scritto più volte. Buon ultimo, se n’è accorto anche il governo Monti, con Patroni Griffi, successore di Brunetta a Palazzo Vidoni.

Escludere a priori, così come aveva previsto Brunetta, da qualsiasi compenso accessorio, un quarto dei dipendenti deve essere sembrato eccessivo, oltre che totalmente illogico. Da qui, la necessità di correre ai ripari e di accantonare, di fatto, la tanto deprecata norma, con ciò vanificando le attività, anche costose, di alcuni enti, che si erano dati un gran daffare per escogitare meccanismi a dir poco astrusi se non cervellotici.

Per ora, è certo che i nuovi criteri di valutazione e di misurazione delle prestazioni dei singoli dipendenti dovrebbero essere resi noti entro la fine dell’anno, se non prima. Ci stanno lavorando, pare alacremente, gli esperti del ministero della Funzione Pubblica.

Fonti attendibili riferiscono che dovrebbe trattarsi di un work in progress articolato su tre step, il cui esito rimane comunque sospeso al momento in cui (ma quando?) saranno reperite (dove?) risorse che al momento il governo non sa ancora individuare.

Il nuovo meccanismo dovrebbe soprattutto far leva sulla migliore performance organizzativa, piuttosto che su quella individuale. Insomma, un altro pasticcio.

La verità, sotto gli occhi di tutti, è che il salario accessorio è una cosa assai seria, visto che incide pesantemente sulla busta paga dei lavoratori, essendone diventato componente fissa e continuativa.

A quanti sostengono che esso non vada erogato a pioggia, c’è chi, come Usi-Ricerca, ha sempre obiettato che ad esserne privato dovrebbe essere soltanto chi non lo merita, previa contestazione tempestiva e congruamente motivata dal dirigente, così da mettere l’interessato nelle condizioni di potersi difendere, instaurando il relativo legittimo contraddittorio.

Diversamente opinando, si continuerà soltanto a collezionare fallimenti che, come molti ricorderanno, hanno cominciato a fare capolino già alla fine degli anni ‘80 del secolo scorso, senza trovare mai smentite di sorta.

Forse è il caso di prenderne atto. Una volta per tutte.

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