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Martedì, 10 Feb 2026

altChi legge con assiduità Il Foglietto ha certamente notato che quello della Costituzione è uno degli argomenti che ci stanno più a cuore.

Il motivo di tanta attenzione da parte nostra è presto detto: nella Carta fondamentale, oltre alle nostre radici, il mondo di ieri, ci sono il tumultuoso oggi e il prossimo futuro che governo e parlamento stanno faticosamente cercando di delineare.

Diversamente da quanto avvenuto con lo Statuto Albertino, imposto e dunque “subito” per oltre ottant’anni, poiché formalmente in vigore anche durante il Ventennio, la Costituzione è stata “scelta” dagli italiani, in quanto sintesi delle principali correnti ideologiche che si fronteggiavano nell’Italia del dopoguerra, ossia quella cattolica, quella liberale e quella marxista.

E’ grazie alla Costituzione che una nazione divisa è diventata un paese unito e democratico. Nel bene e nel male, onde accanto e di fronte alle ricorrenti celebrazioni si è parlato di costituzione di carta, inattuata e persino tradita.

Ora, se è impossibile pretendere che si recuperi la partecipazione che ha accompagnato l’impegno profuso dai padri fondatori della repubblica, ciò che sorprende, anzi sgomenta, è la disattenzione, che sempre più diventa indifferenza, con la quale l’opinione pubblica assiste al tentativo, portato avanti dal governo, di cambiare, a conti fatti, un terzo della Carta. In un sol colpo, insomma, molto più di quanto ottenuto con le riforme attuate negli ultimi trent’anni, vale a dire da quando il tema della riforma costituzionale è entrato nell’agenda politica.

Se il piano del governo andrà in porto, infatti, cambieranno struttura e funzioni del parlamento, molti poteri del governo, il modo di eleggere il capo dello Stato, le competenze della Corte costituzionale, gli istituti di democrazia diretta, il sistema dei rapporti tra stato centrale e autonomie territoriali, senza dimenticare poi la riforma elettorale, che viaggia su un proprio e separato binario.

In poche parole, dunque, cambieranno l’impianto costituzionale e gli equilibri della forma di governo parlamentare e della forma di stato regionale.

Ce n’è abbastanza perché i cittadini prestino maggiore attenzione a quanto sta accadendo intorno a loro. Tra l’altro, è assai probabile che essi saranno chiamati a pronunciarsi in qualche referendum relativo proprio alla riforma costituzionale.

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