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Mercoledì, 29 Lug 2026

altAlla confusione siamo abituati, ma in questi ultimi giorni si è esagerato. Stiamo al dichiarato, tanto linee guida e slide, che manco ci sono, comunque non valgono di più. C’è chi dice che nel Def non c’è un euro per il pubblico impiego e che il blocco dei contratti si protrarrà fino al 2019, ma qualcun altro subito dopo si affretta a sostenere il contrario, cioè che c’è speranza di riaprire la contrattazione nel 2016.

Il presidente dell’Inps, Tito Boeri, si fa paladino degli aspiranti pensionati, dichiarandosi favorevole a mandarli in pensione “da vivi”, con qualche penalizzazione, ma subito dopo si leva il coro dei falchi della legione “La Fornero non si tocca”, perché ha salvato l’Italia.

Della serie al peggio non c’è mai fine, visto che nessuno si pone il vero problema del paese: adottare provvedimenti che agevolino un ricambio generazionale.

Proprio qui sta il punctum dolens della storia: tra l’elemosina degli  80 euro, che non ha rilanciato la domanda interna, e un misero tesoretto ancora da distribuire, di certo c’è solo che manca il lavoro per i giovani e non si vogliono mandare in pensione i “vecchi”.

E’ incredibile come questo governo non riesca ad ammettere ciò che è evidente, ossia che  mandando a casa i vecchi si fa spazio per i giovani, che purtroppo sempre più spesso proprio giovani non sono. Ma tant’è.

Consapevole della situazione sembra essere, invece, Tito Boeri, che da quando si è insediato ha subito rivendicato un ruolo propositivo per l’Inps e  sta provando a fare qualche ragionamento per sbloccare lo sconquasso sociale creato dalla riforma Fornero.

Visto che la fissazione a 66 anni e 6 mesi dell’età per l’accesso alla pensione di vecchiaia ha determinato il blocco del turn over nel mercato del lavoro, spingendo la disoccupazione giovanile a oltre il 40%, Boeri ha proposto una maggiore flessibilità in uscita dal lavoro, con penalizzazioni da definire.

Apriti cielo. Per sostenere la tesi contraria, addirittura è stata riesumata la Fornero in carne ed ossa, per la quale, “essendoci regole omogenee, non c’è bisogno di cambiare” e “comunque occorrono risorse, e di conseguenza bisogna spiegare alla comunità al posto di quali altre iniziative vengono investite queste risorse”. Ora, si dà il caso che per Cesare Damiano, attuale presidente della Commissione Lavoro della Camera, di risorse ce ne sarebbe addirittura ”una montagna”. Per di più senza allarmare l’occhiuta Europa.

Possibile che nella penisola del tesoretto a impiegati e pensionati non tocchi mai niente!?!

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