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Martedì, 10 Feb 2026

altTito Boeri, presidente dell’Inps, è tutt’altro che entusiasta delle proposte finora avanzate per allentare i vincoli stringenti della legge Fornero.

Il 10 giugno, nel corso dell’audizione innanzi alla Commissione lavoro della Camera, Boeri, dopo aver elencato tutte le possibili modifiche finora formalizzate, le ha di fatto bocciate per gli alti costi che richiederebbero, mostrando un’apertura soltanto per la cosiddetta opzione donna, che prevede che l'assegno dato in anticipo rispetto all'età di vecchiaia sia calcolato tutto con il metodo contributivo, e che – secondo il n. 1 dell’Inps – potrebbe essere estesa anche agli uomini, ma aumentando per questi ultimi l’età anagrafica a 62 anni.

Decisamente negativo il giudizio rispetto alla eventuale introduzione della quota 100 per accedere alla pensione (38 anni di contributi e 62 di età), perché richiederebbe "costi molto elevati e, nel punto di massima, arriverebbe a costare 10,6 miliardi di euro nel 2019".

Il presidente dell’Inps ha poi aggiunto che la proposta di garantire maggiore flessibilità in uscita, introducendo penalizzazioni per i lavoratori che decidano di usufruirne, può richiedere alle casse dello Stato fino a 8,5 miliardi di euro l’anno.

La proposta di legge in tal senso, sottoscritta da Cesare Damiano e Pier Paolo Baretta, infatti, prevede che i lavoratori con 35 anni di contributi, che abbiamo maturato un trattamento pensionistico di importo equivalente a 1,2 volte l'assegno sociale, possano andare in pensione a partire dai 62 anni di età, con una penalizzazione permanente del 2% per ogni anno di anticipo, fino a un massimo dell’8%.
"Queste riduzioni" - ha affermato Boeri - non sono neutre dal punto di vista del bilancio dello Stato" poiché "sono al di sotto di quelle richieste" affinché le uscite anticipate "non gravino sul debito pensionistico". Tale opzione, secondo il presidente dell'Inps, "richiama un po’ le pensioni di anzianità, senza peraltro prevedere il meccanismo delle finestre, che ne riduceva gli oneri".

Apertura, come già detto, solo per l'allargamento della platea che potrà usufruire dell'opzione-donna per garantire maggiore flessibilità in uscita. "La filosofia di questo intervento – ha detto Boeri - è in gran parte condivisibile, perché tende ad abbracciare il sistema contributivo, che verrà riservato a generazioni che non avevano 18 anni di contributi nel 1996". Con tale meccanismo, l’assegno pensionistico, calcolato interamente col sistema contributivo, si riduce di circa il 30% rispetto a quello determinato col sistema misto (retributivo/contributivo).
Per il presidente dell’Inps, infine, il meccanismo della staffetta generazionale, ipotizzato dal Governo per garantire al sistema previdenziale maggiore flessibilità in uscita e facilitare nel contempo l'ingresso dei giovani nel mondo del lavoro, "ha dei costi" e può avere degli effetti "fortemente distorsivi per il mercato del lavoro".
"E' un'operazione che ha dei costi e pone degli interrogativi dal punto di vista della sua attuazione", ha sottolineato Boeri. Con la staffetta generazionale, infatti, si rischia di creare "un meccanismo di scambio difficilmente gestibile a livello di impresa". Il presidente dell'Inps evidenzia infatti come "la disponibilità di un individuo" a un'uscita parziale dal lavoro "può essere subordinata a meccanismi di 'tipo ereditario' fortemente distorsivi" del mercato. Inoltre, attuando tale proposta si finirebbe per lanciare un "messaggio culturale sbagliato".

Con queste premesse, il rischio concreto è quello che con la prossima legge di stabilità il nodo delle pensioni, dopo tanti annunci, venga bypassato, in attesa di tempi migliori. Per la gioia dell’ex ministro Elsa Fornero.

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