Giornale on-line fondato nel 2004

Martedì, 10 Mar 2026

altdi Franco Mostacci*

Nel Rapporto 2015 sul coordinamento della finanza pubblica la Corte dei Conti ha analizzato i conti pubblici per i livelli di governo centrale e locale.

In Italia, la spesa pubblica (non considerando i  328 miliardi di euro di prestazioni previdenziali, pari al 44% del totale al netto degli interessi) è per il 47% a carico dello Stato centrale e per il 53% degli enti locali, una suddivisione rimasta invariata dall’inizio del secolo.  In Germania e Spagna (entrambe con un assetto amministrativo decentrato) le amministrazioni centrali spendono solo il 29%, mentre in Francia (tradizionalmente centralista) si arriva al 61%.

Nel periodo 2001-2014 la spesa pubblica al netto degli interessi sul debito è aumentata del 72% in Spagna, del 58% in Francia, del 40% in Italia e del 28% in Germania.

In rapporto al Pil la spesa primaria (comprensiva anche delle prestazioni previdenziali) in Italia è aumentata dal 41,4% del 2001 al 46,5% del 2014. Analogo andamento si è avuto in Francia (dal 48,3% al 55,1%) e in Spagna (dal 35,5% al 40,3%), mentre in Germania si è ridotta dal 43,9% al 42,1% (il prodotto interno lordo è cresciuto più della spesa pubblica).

Al netto dell’inflazione e senza considerare le prestazioni previdenziali, in Italia la spesa primaria è diminuita a livello centrale (Stato), mentre negli Enti locali è aumentata fino al 2009 per poi tornare ai valori di partenza. Negli altri 3 Paesi, pur con dinamiche differenziate, è invece aumentata ad entrambi i livelli.

Il grado di autonomia finanziaria delle amministrazioni locali è rimasto sostanzialmente invariato in Italia dal 2001 al 2012. Le entrate proprie non arrivano al 50% delle spese (al pari della Francia), mentre in Germania e Spagna sfiorano il 70%.

In Italia, i redditi da lavoro dipendente delle amministrazioni statali sono diminuiti dal 48% della spesa totale del 2001 al 46,8% del 2014, come anche i consumi intermedi che si sono ridotti dal 12,3% al 10,3%. Non altrettanto si può dire per gli enti locali, che hanno visto sì un’analoga flessione dei redditi da lavoro dipendente (dal 30,8% al 29,4%), ma un sostanziale incremento dei consumi intermedi (dal 23,6% al 29,5%).

In definitiva, gli interventi che si sono susseguiti a partire dalla riforma del titolo V della Costituzione del 2001, non sembrano aver sortito effetti significativi sul processo di decentralizzazione, in riferimento sia al rapporto tra spesa centrale e locale sia al grado di autonomia finanziaria degli enti locali.

In una proposizione – conclude la Corte dei Conti – si può ritenere che la resilienza delle istituzioni è ben maggiore di quanto venga ipotizzato nel dibattito pubblico corrente.

* www.francomostacci.it
twitter: @frankoball

Ti piace l'informazione del Foglietto?

Se ti piace quello che leggi, puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro sostenendoci con quanto pensi valga l'informazione che hai ricevuto. Anche il costo di un caffè!

SOSTIENICI

empty alt

Contraddizioni italiane, l’occupazione cresce ma il Pil è quasi fermo

I conti economici del 2025 restituiscono un quadro in chiaroscuro dell’economia italiana. Da un...
empty alt

8 marzo 415 d.C. Il femminicidio di Ipazia

Matematica, astronoma e filosofa, Ipazia fu uccisa ad Alessandria d’Egitto nel marzo del 415 d.C....
empty alt

“Gli occhi degli altri”, film di notevole intensità emotiva e passionale

Gli occhi degli altri, regia di Andrea De Sica, con Filippo Timi (Lelio), Jasmine Trinca (Elena),...
empty alt

La guerra all’Iran non sarà una passeggiata

Ora Trump si sta accorgendo che aver attaccato l'Iran non sarà una passeggiata. Ha lanciato un...
empty alt

Trichoderma, benefici e limiti di uno degli organismi più usati per proteggere le piante

I funghi del genere Trichoderma sono tra i principi attivi di natura biologica più diffusi in...
empty alt

“Basta favori ai mercanti d’armi”, giù le mani dalle legge 185/90

Le organizzazioni promotrici della campagna “Basta favori ai mercanti di armi” hanno espresso...
Back To Top