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Mercoledì, 28 Ott 2026

alt Grexit è la parola chiave di queste settimane. Non si sa quando avverrà, ma potrebbe essere anche assai vicina.

L’uscita della Grecia dall’euro in certi giorni viene presentata come la fine del mondo, in altri come la liberazione di un inutile fardello. Insomma, un evento senza conseguenze, tranne che per gli stessi Greci.

In questa triste partita tra la Grecia e l’Europa, distribuire torti e ragioni è comunque esercizio difficile, perché bisognerebbe avere conoscenza di tutti gli elementi necessari. Io non ce l’ho e non so quanti realmente ne dispongano.

Ma non è questo il punto. Qui voglio parlare di un sentimento personale, della mia speciale affectio verso la Grecia.

Nella mia testa, Grecia non è un’espressione geografica, un mercato di 12 milioni di persone o la posizione strategica del suo territorio, definita come una portaerei naturale sul Mediterraneo.

Per me la Grecia è la tavola dei valori sulla quale è stata edificata la civiltà occidentale, sottratta al dominio dei Persiani nelle gloriose battaglie delle Termopili, di Maratona e Salamina. Gesta memorabili, per le loro conseguenze di lunga durata paragonabili soltanto alle battaglie di Poitiers e di Lepanto.

Grazie a quell’eroica “resistenza”, abbiamo ereditato il grande lascito di Pericle, Fidia, Platone e Aristotele.

Un debito incommensurabile, tanto che, quando fu sottomessa dai romani, giustamente si scrisse che sul piano culturale fu la Grecia a conquistare il suo (feroce) vincitore.

C’è anche Dioniso e l’irrazionale, ma dal mondo greco ci vengono soprattutto la ragione e l’armonia, modelli insuperabili ai quali cercheremo ancora di tornare nel nostro Rinascimento.

Poi, si sa, nessun tempo dura e anche quella greca, come ogni altra civiltà, ha conosciuto la sua decadenza. Ma tanto era forte il suo mito, che ancora due secoli fa Lord Byron scelse di andare a morire per la Grecia, nella speranza di restituirle la perduta libertà.

Una decadenza senza soluzione di continuità, culminata addirittura, nella seconda metà del secolo scorso, nel regime dei colonnelli. Riguadagnata alla democrazia, la Grecia è infine entrata nell’eurozona.

Non sono mai andato in Grecia, né nelle isole né ad Atene. Finora mi sono accontentato di quel che diceva il mio professore di filosofia del liceo: “Se andate in Puglia, a Brindisi, sul mare, e guardate davanti a voi, c’è la Grecia. Se l’avete in testa, la potete anche vedere.”

Io l’ho sempre vista e la vedo ancora, anche senza andare a Brindisi. Speriamo riescano a “vederla” anche a Bruxelles. Personalmente, a prescindere da ogni altra considerazione, avrei fatto di tutto per non insultare “le mie radici”. Soltanto non so fino a che punto possa considerarle tali anche un finlandese.

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