Giornale on-line fondato nel 2004

Sabato, 31 Ott 2026

Su La Repubblica di domenica 8 novembre 2015, è stato pubblicato l’articolo dal titolo Nell'Arca dei semi alle Isole Svalbard "Qui custodiamo la biodiversità", di Pietro Del Re.

Avendo trascorso una vita, come ricercatore del Cnr, a reperire (in tutti i Paesi del Mediterraneo, diversi Paesi dell’Africa e Medio Oriente), conservare, caratterizzare, valorizzare e distribuire, risorse genetiche vegetali  (campioni di semi), a diversi utilizzatori (soprattutto ricercatori e centri di ricerca) di svariati Paesi, di tutti i continenti, ed avendo contribuito, nel 1970, alla fondazione della Banca del Germoplasma (Banca di semi) del Cnr di Bari, di cui sono stato anche direttore per circa un ventennio, vorrei fare alcune riflessioni sull’articolo di Pietro Del Re e sull’Arca dei semi delle isole Svalbard.

Prima di tutto, lode a Del Re per aver dedicato un articolo ad un argomento che dovrebbe meritare più attenzione da parte di tutti, ma soprattutto di chi ha maggiori responsabilità sulla conservazione della biodiversità e nel caso particolare dell’agrobiodiversità (diversità di piante agrarie), come quella conservata ex situ nelle banche dei semi.

Dico questo per diverse ragioni, ma principalmente perché ci sono diverse leggi, norme e direttive europee sulla conservazione della biodiversità, inclusa quella degli agroecosistemi, ma c’è anche una grande confusione nella loro applicazione. Per fare un esempio, mentre da un lato ci sono leggi che prevedono azioni per  la conservazione, sia in situ che ex situ, della biodiversità, dall’altro ci sono leggi che impediscono la libera commercializzazione di semi di antiche varietà, anche se regolarmente iscritte al “Registro delle Varietà da Conservazione” del Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali (Mipaaf).

È ovvio che limitare la commercializzazione dei semi di antiche varietà, che spesso coincidono con quelle conservate ex situ nelle banche dei semi, comprese quelle che hanno donato un duplicato all’Arca delle isole Svalbard, significa limitarne l’uso e quindi la loro conservazione in situ o on farm. Quello che non è chiaro è perché una varietà per essere commercializzata deve essere iscritta al Registro delle Varietà e perché per essere iscritta deve essere uniforme, se invece quella che si vuol conservare per le future generazioni è la variabilità e non l’uniformità. Sono cose che fanno bollire il sangue degli agricoltori, specialmente piccoli agricoltori e più ancora dei cosiddetti agricoltori custodi, ma anche degli addetti ai lavori.

A prima vista, questa contraddizione sembra dovuta a meccanismi burocratici e perversi non voluti. In realtà, a pensarci bene non è così. L’uniformità serve alle industrie che devono trasformare la materia prima (per esempio farine). Più questa è uniforme e più è facile standardizzare il processo di trasformazione. Quindi, per soddisfare un’esigenza industriale si devono consumare materie prime uniformi (omogenee) e di conseguenza si devono vendere prodotti uniformi e ultra raffinati (per esempio pane e pasta). Peccato che questi prodotti non siano indicati per promuovere o conservare una buona salute.

Se queste considerazioni hanno una loro ragion d’essere, allora si capisce perché viene ostacolata la commercializzazione delle antiche varietà, che sono eterogenee e permettono di fornire un cibo più salutistico (pane e pasta integrali). Si capisce anche chi è che preme sulle istituzioni (per es. Mipaaf) per produrre norme che vanno contro la conservazione delle antiche varietà:  le grandi industrie trasformatrici, ma anche le imprese sementiere interessate alla brevettazione ed alla vendita delle loro varietà brevettate. Arriviamo così alle imprese che dalla seconda metà degli anni Novanta del secolo scorso cercano di propinarci in tutti i modi semi di piante transgeniche o organismi geneticamente modificati (Ogm), notoriamente ultra omogenee.

Dopo queste prime riflessioni, chiedo a Del Re, chiedo ai lettori perché conservare la biodiversità se poi ci impediscono di utilizzarla?

Per ulteriori informazioni sulle banche dei semi, suggerisco di leggere la mia lettera aperta, disponibile in rete: http://www.disinformazione.it/banca_germoplasma2.htm

pietro perrino ridottoQuesto indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

già Direttore dell’Istituto del Germoplasma del Cnr di Bari

Ti piace l'informazione del Foglietto?

Se ti piace quello che leggi, puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro sostenendoci con quanto pensi valga l'informazione che hai ricevuto. Anche il costo di un caffè!

SOSTIENICI

empty alt

SLA, con risonanza magnetica cerebrale possibile stabilire gravità e evoluzione

Perché la sclerosi laterale amiotrofica (SLA) progredisce rapidamente in alcune persone, mentre in...
empty alt

Le imprese zombie invadono l’Asia

Nei giorni scorsi la stampa economica internazionale ha fatto circolare una notizia, probabilmente ispirata da...
empty alt

“Un tranquillo funerale di famiglia”, commedia di costume con un eccellente cast

Un tranquillo funerale di famiglia, regia di Massimiliano Bruno, con Claudia Pandolfi, Pietro...
empty alt

Il conto del carovita lo pagano i più poveri e gli “sconti” alla pompa non funzionano

Poiché ci troviamo di nuovo nel bel mezzo di una crisi energetica – la seconda in pochi anni – che...
empty alt

Sanità, Corte dei conti: risorse e interventi per ridurre le liste di attesa

La Sezione centrale di controllo sulla gestione delle amministrazioni dello Stato della Corte dei...
empty alt

“Tortura e genocidio”, il contrastato Rapporto di Francesca Albanese

Tortura e genocidio. Rapporto della Relatrice Speciale sulla situazione dei diritti umani nei...
Back To Top