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Mercoledì, 23 Set 2026

Nel decreto legislativo, attuativo della riforma della pubblica amministrazione (legge n. 124/2015), molto probabilmente entrerà il meccanismo che potrebbe portare al licenziamento del pubblico dipendente per “scarso rendimento”.

Non si tratta di una novità, perché l’idea viene da lontano, vale a dire dal 2009, allorquando il governo Berlusconi ottenne il placet del Parlamento sul cosiddetto decreto “Brunetta” (d.lgs n. 150).

Il governo Renzi, dunque, si appresta a dare applicazione a un norma rimasta in sonno per più di sette anni, apportandovi, però, dei correttivi peggiorativi.
Il decreto Brunetta, infatti, è ritenuto alquanto blando dalla compagine governativa, perché subordina l’avvio dell’azione disciplinare, che potrebbe portare al licenziamento, alla valutazione annuale del dipendente, effettuata col sistema di valutazione della performance. E solo dopo due valutazioni negative, può partire l’iter.

A Palazzo Vidoni, sede della Funzione Pubblica, i tecnici vorrebbero mettere a punto una sorta di vademecum in base al quale spetterebbe al dirigente contestare lo scarso rendimento del sottoposto, al quale verrebbe assegnato un breve periodo per mettersi al passo, decorso inutilmente il quale, partirebbe l’azione disciplinare volta al licenziamento.

La novità potrebbe concretizzarsi entro Natale, così anziché i benefici contrattuali (bloccati da sei anni), i dipendenti pubblici potrebbero trovare sotto l’albero l’amara sorpresa di essere licenziati con un procedimento che potrebbe risultare sommario o, comunque, derivante da valutazioni soggettive del dirigente di turno.

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