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Venerdì, 27 Feb 2026

populismoÈ uno strano anno quello che si va a chiudere, un anno di cambiamenti che potrebbero essere epocali, di cambiamenti che lasciano presagire, se non v'è alcuna inversione, un futuro ben poco allegro, un salto indietro nel tempo ad epoche davvero buie.

D'altronde si raccoglie quel che si semina.

Nel 2015, abbiamo assistito impotenti all'esodo biblico dalla Siria e da altri paesi investiti dall'onda dell'Isis, che ormai occupa territori sempre più ampi potendo contare sui propri lucrosi commerci e sulla complicità di alcuni paesi.

Una situazione che arriva da lontano, da decenni di cattive politiche estere dei paesi occidentali, Usa in testa, culminate nella pretesa di esportare la democrazie con guerre di occupazione. Ma la madre di tutti i conflitti era e resta la questione irrisolta della nascita dello Stato palestinese. Una vicenda, quest'ultima, che ha inasprito non poco gli animi nel corso degli anni.

Se a questo aggiungiamo una sorta di neocolonialismo dei paesi occidentali, che li porta ad essere ondivaghi a seconda dell'accesso alle materie prime dei paesi meno fortunati, favorevoli anche ai dittatori se questi lo consentono, pronti ad intervenire “a difesa della democrazia”, se questi non garantiscono tale accesso. La vicenda libica è esemplare in tal senso, così come lo è quella siriana.

I risultati sono sotto gli occhi di tutti.

Dal 2001 ad oggi sono morti, a seguito di attentati terroristici, circa 150.000 civili e altri 250.000 circa sono stati feriti. A fine 2013, nel mondo v'erano 51,2 milioni  di profughi a causa di conflitti, persecuzioni violazioni dei diritti umani. Di questi, 33,3 milioni erano profughi nel proprio Paese; 16,7 milioni rifugiati (tre quarti dei quali sono donne e bambini, uno su due è minorenne) e 1,2 milioni hanno chiesto asilo . E non basta: violenze e conflitti colpiscono circa un quarto della popolazione mondiale (dati OxfamItalia).

Nella sola Siria, l'Unicef calcola che almeno 16,2 milioni di persone abbiano dovuto lasciare la propria casa e 250.000 siano morte, 4milioni sono rifugiate nei paesi confinanti.

Ma la Siria non è che l'acme delle tante emergenze nel mondo, specialmente in Africa e medio Oriente. Emergenze che non vedono innocente l'occidente. Emergenze ambientali, sociali, sanitarie come Ebola o Aids, diventata quest’ultima la prima causa di morte tra gli adolescenti (ogni ora si verificano 26 nuovi contagi).

Secondo la Fondazione Migrantes, dall'inizio del 2015, sono stati oltre 3200 i morti nel Mediterraneo, esseri umani che cercavano di raggiungere l'Europa, di questi più di 700 erano bambini.

E noi come rispondiamo? Con operazioni tanto costose quanto inutili «L’Europa che trova sempre risorse per bombardare, non trova risorse per salvare vittime innocenti. L’operazione europea Triton non ha saputo rafforzare il salvataggio in mare delle vite umane rispetto all’operazione italiana Mare Nostrum – ha dichiarato il direttore generale  della stessa Fondazione, Monsignor Gian Carlo Perego, che ha concluso – una vergogna che pesa sulla coscienza europea».

A tutto questo come risponde l'Europa? L'Europa della finanza non ha una strategia. L'Europa dei popoli non ha memoria, risponde - a chi, come Daesh, vuole cancellare la nostra civiltà, i diritti civili acquisiti e riconosciuti nei secoli - scegliendo la via del populismo nazionalista, come hanno fatto per ultimi, dopo molti paesi dell'Est, i francesi nei giorni scorsi e come farà buona parte degli italiani nella primavera prossima.

Ciò che più stupisce è la leggerezza con la quale fanno certe scelte politiche, non tanto gli adulti, quanto i giovani. Sembra che invece di guardare al futuro guardino agli anni '20, sarà che non vedono alcun futuro dinanzi a loro.

Da laici, non possiamo che augurarci che il Giubileo appena aperto rammenti davvero il valore della misericordia e della solidarietà per l'altro.

adriana ridottissimaQuesto indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

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