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Martedì, 25 Ago 2026

La decisone della VI sezione del Consiglio di Stato (n. 183 del 19 gennaio 2010 - Pres. Barbagallo, Est. De Nictolis) si è abbattuta come un fulmine a ciel sereno sul capo di quanti, da anni, si appellano al principio di precauzione in materia di coltivazione di organismi geneticamente modificati (Ogm).

La questione era stata sollevata con un ricorso al Tar del Lazio da Silvano Dalla Libera, maiscoltore e vice presidente di Futuragra, associazione di imprenditori agricoli favorevoli alle biotecnologie, nata a Pordenone nel 2004. Dalla Libera si era rivolto al Tribunale dopo che il ministero delle Politiche agricole, ad aprile 2007, non gli aveva concesso l'autorizzazione alla messa in coltura di varietà di mais geneticamente modificate. Il ministero, all’epoca guidato da Alfonso Pecoraro Scanio,  aveva comunicato a Dalla Libera di "non poter procedere all'istruttoria della richiesta di autorizzazione nelle more dell'adozione, da parte delle Regioni, delle norme idonee a garantire la coesistenza tra colture convenzionali, biologiche e transgeniche (piani regionali)”. Dopo che il Tar, nel 2008, aveva dichiarato il ricorso inammissibile, per mancata notificazione ad almeno un controinteressato, dovendosi intendere per tali le Regioni a cui si imputava di non aver adottato i piani di coesistenza, Dalla Libera si era appellato al Consiglio di Stato che, con la richiamata sentenza n. 183, nei giorni scorsi ha accolto il ricorso, che ora potrà produrre effetti clamorosi. Per i giudici di Palazzo Spada, “è illegittimo il provvedimento con il quale il ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali ha comunicato di non poter procedere all'istruttoria della richiesta di autorizzazione alla messa in coltura di varietà di mais geneticamente modificate, atteso che, in base al principio comunitario della coltivabilità degli Ogm se autorizzati, il rilascio dell'autorizzazione alla coltivazione non può essere condizionato alla previa adozione dei piani di coesistenza”. Per l’effetto, il Consiglio di Stato ha ordinato al ministero di concludere il procedimento autorizzatorio. In attesa di conscere quali saranno in Italia le conseguenze dell’inattesa decisione, appare opportuno segnalare che il Consiglio di Stato francese, nell’agosto del 2009, ha annullato il decreto che avrebbe dovuto trasferire anche nel diritto francese la direttiva europea sugli Ogm, perché i cittadini d’oltralpe non sarebbero stati sufficientemente informati sugli studi in materia di effetti sulla salute. Ma, come si sa, l’Italia è l’Italia!

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