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Domenica, 08 Nov 2026

E’ in dirittura d’arrivo il decreto del Miur recante “Linee generali d’indirizzo della programmazione delle università 2016-2018 e indicatori per la valutazione periodica dei risultati”, che ha già ottenuto i pareri positivi della Crui e del Cun e sarà prossimamente pubblicato in Gazzetta, dopo la registrazione della Corte dei conti.

Tre i profili di maggior rilievo. Il primo, volto a incentivare l’autonomia universitaria, prevede che dal prossimo anno il 20% della quota premiale del Fondo di finanziamento ordinario (Ffo) sia ripartito in base a indicatori decisi autonomamente dagli atenei, che dovranno sceglierli tra quelli forniti dal Miur.

Nella comunicazione, che va fatta al Ministero entro il 20 dicembre 2016, ciascun ateneo dovrà individuare, tra i tre gruppi previsti (risultati della ricerca, della didattica e dell’ internazionalizzazione) due gruppi e un indicatore per ognuno di essi su cui farsi valutare. Il restante 80% (in concreto, si tratta di un miliardo e mezzo di euro) della quota premiale verrà ripartito per il 60% in base ai risultati della ricerca, mentre il residuo 20% in base alla qualità delle politiche di reclutamento.

Il secondo profilo di rilievo, che riguarda la maggiore flessibilità nella costruzione dei percorsi di studio, è stato inserito al fine di rafforzare l’attrattività degli atenei a livello internazionale e il collegamento col mercato del lavoro. A tal fine, ciascuna università, per gli anni accademici 2017/2018 e 2018/2019, nel limite del 10% dell’offerta formativa e con l’esclusione dei corsi direttamente abilitanti all’esercizio professionale, può attivare corsi di studio internazionali o altri corsi in ulteriori settori scientifico disciplinari, che siano comunque previsti nelle tabelle di classe affini dal punto di vista disciplinare e nel rispetto degli obiettivi formativi della rispettiva classe.

Il terzo e ultimo profilo di interesse del decreto, che attiene alle politiche di reclutamento, prevede la “chiamata diretta” da parte degli atenei dei vincitori dei programmi finanziati dal Consiglio europeo della ricerca (Erc), che possono essere destinati a coprire i posti di ricercatore di tipo “B” (quelli con possibilità dopo tre anni di ambire alla cattedra), ovvero di professore di ruolo di II o di I fascia.

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