Giornale on-line fondato nel 2004

Domenica, 08 Nov 2026

Una ricerca, guidata da Flora Peyvandi e Pier Mannuccio Mannucci, della Fondazione Irccs Ca’ Granda-Ospedale Maggiore Policlinico e dell’Università degli Studi di Milano, sponsorizzata dalla Fondazione Angelo Bianchi Bonomi con il supporto finanziario del Ministero della Salute e fondi non vincolati da parte di Grifols, Kedrion e LFB, ha prodotto SIPPET (Survey of Inhibitors in Plasma-Products Exposed Toddlers), il primo studio randomizzato nel campo dell’emofilia sul ruolo del tipo di prodotto di trattamento dell’emofilia A grave nello sviluppo di inibitore.

I pazienti con emofilia A soffrono di episodi di sanguinamento per tutta la vita, a causa della mancanza nel loro sangue del Fattore VIII della coagulazione. I sanguinamenti possono essere trattati o prevenuti grazie all’infusione di concentrati di Fattore VIII, ricavati dal plasma umano, oppure ricombinanti, cioè creati in laboratorio con le biotecnologie.

Mentre, da una parte, questi trattamenti hanno normalizzato l’aspettativa di vita dei pazienti con emofilia A, dall'altra, un significativo numero, circa il 30%, dei bambini sviluppa anticorpi (inibitori) contro il Fattore VIII, rendendo il trattamento stesso non efficace, complicando la gestione clinica dei piccoli pazienti con difficile controllo dei sanguinamenti, facendo registrare un aumento della mortalità.

Lo studio SIPPET ha coinvolto 42 centri emofilia in 14 paesi di Europa, Nord e Sud America, Africa e Asia, ed è stato pensato per rispondere al quesito, a lungo dibattuto, sull’influenza dei diversi prodotti di trattamento (Fattore VIII plasma-derivato o ricombinante) e sullo sviluppo di inibitore contro il Fattore VIII in pazienti con emofilia A grave.

Si tratta del primo studio clinico randomizzato che, quindi, assegna “a caso” ai pazienti il tipo di prodotto di trattamento, Fattore VIII plasma-derivato o Fattore VIII ricombinante. Gli studi randomizzati sono ritenuti dai clinici in grado di fornire il più alto livello di evidenza.

Lo studio è stato condotto tra il 2010 e il 2015 su 251 pazienti arruolati: 29 dei 125 pazienti trattati con i prodotti plasma-derivati e 47 dei 126 trattati con i prodotti ricombinanti hanno sviluppato un inibitore. L'analisi statistica dei dati ha dimostrato che il trattamento con prodotti ricombinanti porta ad un rischio di sviluppo dell’inibitore maggiore dell’87% rispetto al trattamento con prodotti plasma-derivati.

I risultati, pubblicati su New England Journal of Medicine, possono avere grosse implicazioni nella scelta dei prodotti di trattamento dei pazienti, in quanto evitare lo sviluppo di inibitore rappresenta la maggior sfida nella gestione dei pazienti con emofilia A.

Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

Ti piace l'informazione del Foglietto?

Se ti piace quello che leggi, puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro sostenendoci con quanto pensi valga l'informazione che hai ricevuto. Anche il costo di un caffè!

SOSTIENICI

empty alt

Elogio della CO2 che non va criminalizzata perché viviamo grazie a essa

A rischio di essere pesante, non posso fare a meno di condividere questi pensieri.
empty alt

Dai "pappagalli stocastici" alle scienziate che li hanno messi sotto esame e... sono state licenziate

Nel 2021 l'espressione "pappagalli stocastici" descriveva bene i Modelli Linguistici di Grandi...
empty alt

Le tasse sulle imprese diminuiscono, quelle sul lavoro no

Nel gennaio scorso, 147 paesi hanno accettato di esentare le multinazionali americane da gran...
empty alt

Sessant'anni fa, "angelo del fango" a Firenze

Oggi è il 60esimo anniversario dell'alluvione di Firenze del 1966. Ricordo ancora la mia...
empty alt

Lo strano caso del Modello di Pericolosità Sismica MPS19

Premessa - Fra il 2022 e il 2023, due articoli apparsi su Nature Italy (Sabelli, 2022 e 2023)...
empty alt

Osservatorio Sicurezza Vega “Il bilancio delle vittime sul lavoro in Italia continua ad aggravarsi”

“Il bilancio delle vittime sul lavoro in Italia continua ad aggravarsi: nei primi nove mesi del...
Back To Top