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Venerdì, 13 Mar 2026

Mancano praticamente 60 giorni alla scadenza del termine entro il quale il governo deve approvare i decreti legislativi, previsti dalla legge-delega 124/2015 (entrata in vigore lo scorso 28 agosto), che – nelle intenzioni del Parlamento – segneranno una svolta epocale per la Pubblica Amministrazione.

Dei venti decreti previsti, quattro sono in vigore, sei sono all’esame del Parlamento e dieci devono ancora approdare sul tavolo del Consiglio dei Ministri.

Ed è proprio tra questi ultimi che ci sono quelli di maggiore interesse per il pubblico impiego, dirigenza, compresa, e per gli enti di ricerca, in particolare.

Se il decreto anti furbetti del cartellino, varato la scorsa settimana, è quello che più clamore ha suscitato sui media, di notevole portata è soprattutto quello che introdurrà il nuovo testo unico del pubblico impiego, con la dichiarata finalità di dare concreta applicazione a quanto previsto dal decreto legislativo "Brunetta" n. 150/2009, in tema di attribuzione del salario accessorio, con riflessi sul prossimo rinnovo del contratto di lavoro, la cui trattativa dovrebbe decollare non prima della fine dell’estate, dopo un fermo imposto dai vari governi succedutisi dal 2009 a oggi.

Si tratta delle famose tre fasce con le quali verranno erogate le risorse integrative: al 25%, il personale giudicato «eccellente», andrà il 50% delle risorse; mentre l’altro 50% verrà ripartito tra la metà del personale il cui impegno verrà giudicato «medio». Al restante 25% non spetterà alcun compenso aggiuntivo.

Il meccanismo, che fino ad oggi è rimasto solo sulla carta, potrebbe subire qualche piccolo aggiustamento, ma il ministro Madia non pare voglia discostarsi più di tanto dal testo base, ideato e realizzato da Brunetta.

Un altro rompicapo, da superare prima dell’avvio della contrattazione per il rinnovo contrattuale, è quello del bonus degli 80 euro, introdotto dal premier Renzi prima delle passate elezioni europee. La fetta di dipendenti pubblici con un reddito fra 24 e 26 mila euro, infatti, è tutt’altro che trascurabile, con la conseguenza che può essere sufficiente un minimo aumento perché salti lo stesso bonus.

Allo studio dei tecnici del Tesoro vi sarebbe l’ipotesi, tutt’altro che semplice, di inserire gli 80 euro nello stipendio tabellare, senza che vi sia alcun conguaglio con gli aumenti (assai miseri) che dovrebbero arrivare, chissà quando, con il nuovo contratto.

Sempre entro la fine di agosto, dovrebbero vedere la luce anche il decreto che interessa la dirigenza, con l’abolizione delle fasce e con gli incarichi che saranno a termine e rinnovabili una sola volta.

Atteso dagli inguaribili ottimisti come la panacea di tutti i mali è, infine, il decreto sulla semplificazione degli enti pubblici di ricerca, che dovrebbe cancellare alcuni vincoli amministrativi, contabili e legislativi.

Quando il testo del provvedimento sarà definitivo (ora circolano solo bozze di provenienza ignota), non mancheremo di commentarlo.

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