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Domenica, 15 Feb 2026

Università forse non in subbuglio ma di certo senza pace. Dopo i professori, infatti, ora è la volta degli studenti. Sulle intenzioni dei primi di dar vita a un nuovo sciopero degli esami di profitto, abbiamo ampiamente riferito su questo giornale la scorsa settimana. La par condicio vuole che, in questo numero, si dia conto della reazione degli studenti che, peraltro, non ha tardato a manifestarsi.

Per i professori si tratta dell’ennesima iniziativa, le precedenti essendo andate a vuoto davanti al fin de non-recevoir del Governo. Anche le loro rivendicazioni sono le stesse portate avanti sinora. In estrema sintesi, si tratta dello sblocco degli scatti stipendiali per tutti, delle progressioni di carriera, delle assunzioni e delle borse di studio. A sentire Ferraro, l’alfiere del Movimento per la dignità della docenza universitaria, tutti provvedimenti “indifferibili e prioritari”.

Sennonché, diversamente da quanto solitamente accade e avvenuto sinora, questa volta gli studenti non l’hanno presa bene e sono subito corsi ai ripari. E’ da loro, infatti, che è partita all’indirizzo degli “scioperanti” la richiesta/intimazione di fermarsi, considerati gli effetti negativi che lo sciopero dei docenti finirebbe per avere sugli studenti. In particolare – sottolinea Andrea Torti, a nome di Link Coordinamento universitario – per il pericolo di compromissione del raggiungimento dei crediti necessari per accedere ai bandi per le borse di studio e ai benefici del welfare di settore, per quel che ne è rimasto.

Parallelamente a quanto fatto dai professori, anche gli studenti hanno lanciato una petizione, che finora avrebbe raccolto oltre 10mila firme, in cui si chiede che “nessuno prenda scelte che aggravino ulteriormente le condizioni degli studenti”. Gli studenti, in definitiva, riconoscono che lo sciopero è un diritto da tutelare, ma ritengono che l’Università si debba cambiare con una lotta di docenti e studenti insieme, con una mobilitazione senza divisioni ma forte di rivendicazioni comuni.

L’agitazione nelle Università non pare circoscritta solo al nostro paese, dato che tante ragioni di scontento si registrano anche tra i docenti inglesi. E’ accaduto così che un milione di studenti del Regno Unito si è visto cancellare lezioni e seminari in 68 Università, ma la protesta minaccia di continuare fino a giugno, mettendo a rischio tutto l’anno accademico. Il malcontento tra i docenti sta dilagando, poiché la riforma del sistema di calcolo delle loro pensioni sembra portare a una perdita fino a 10mila sterline l’anno. Una “novità” che ai docenti proprio non va giù, tanto più che essa si profila all’orizzonte proprio mentre i rettori si sono assegnati un aumento di 10mila sterline l’anno, portando così lo stipendio medio della categoria a 268mila sterline, l’equivalente di 300mila euro.

Per quanto testé riferito, non si può dire, comunque, che gli studenti siano più soddisfatti dei docenti. Visto quello che pagano (il costo medio delle rette è di 9.250 sterline, l’equivalente di 10.500 euro), già 67mila studenti hanno firmato una petizione con la quale chiedono la restituzione del denaro pagato per le mancate lezioni, tanto più che i professori hanno già anticipato che al loro rientro non intendono recuperare le lezioni perdute. Costretti ad arrangiarsi, studiando da soli, gli studenti hanno pensato bene di ingegnarsi anche sul versante dei rimborsi, che vogliono avere per i danni subiti, mettendo a punto una sorta di class action.

Mutatis mutandis, non è da escludere che una simile reazione possa prendere corpo anche da noi.

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