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Domenica, 26 Apr 2026

Nel tempo confuso che stiamo vivendo, dove ogni informazione viene utilizzata per servire una qualche fazione, è opera di sana divulgazione ricordare il rovescio che ogni medaglia porta con sé e con questo riportare il discorso sui binari della ragionevolezza. O almeno provarci. Opera tanto più utile quando si scomodano categorie che di per sé provocano invidie e risentimenti, come quella della ricchezza, ossessione perniciosa di un tempo economicamente malato perché ammalato di economia.

Come pretesto si può far riferimento agli ultimi dati diffusi da Eurostat sulla ricchezza delle famiglie dell’eurozona, nella sua accezione peculiare di ricchezza finanziaria al netto dei debiti. Il primo grafico contiene una buona notizia.

Come si può osservare, il livello totale degli asset finanziari ha superato quello pre crisi. In particolare, erano al 213% del pil nel 2006 e sono arrivati al 230% nel 2016, raggiungendo quota 33,850 trilioni di euro.

Relativamente ai debiti, che sono stabili intorno al 70% del pil malgrado l’altalena della crisi e valgono circa 10 trilioni, il grosso riguarda mutui per le abitazioni. E poiché da anni i tassi sono bassi e il mattone è in ripresa, si può dire che complessivamente la condizione finanziaria e patrimoniale delle famiglie dell’eurozona è in ottima forma. In sostanza, sono uscite dalla crisi più ricche di prima.

E tuttavia le medie, com’è noto, celano grandi differenze, non solo fra i singoli paesi, ma anche all’interno dei singoli paesi. Cominciamo con l’osservare la ricchezza finanziaria netta nei singoli paesi.

Come si può vedere, le famiglie italiane hanno debiti più bassi della media e asset più elevati. Con la conseguenza di totalizzare una ricchezza finanziaria netta di tutto rispetto, il 193% del pil, a fronte di una media dell’EZ a 19 del 151%. Le famiglie italiane sono molto ben posizionate anche nel confronto con gli altri partner, collocandosi dopo il Belgio (251%) e Olanda (213%) e UK se usciamo fuori dal perimetro dell’EZ e rimaniamo nell’UE. In Germania, dove l’economia è fra le più robuste dell’area, le famiglie arrivano al 133% circa di ricchezza netta e la Francia al 163%. Nelle economie che hanno sofferto di più la crisi, come ad esempio Grecia e Spagna, tale ricchezza si colloca all’81% e al 116%. Insomma, noi italiani non dovremmo lamentarci troppo.

E tuttavia, parliamo sempre di medie. Se andiamo a guardare i dati Eurostat sul numero di persone che soffrono di gravi deprivazioni materiali, uno dei tanti indicatori che misurano i livelli di povertà, osserviamo che, sempre nel decennio considerato, le cose sono andate al contrario di quanto si potrebbe pensare osservando l’aumento della ricchezza netta. Nel senso che le famiglie sono più ricche, ma è aumentato il numero di quelli che sono poveri.

L’istogramma verde si riferisce al 2006, quello blu al 2016. Notate che il numero delle persone in difficoltà è aumentato in tutta l’EZ, mentre, fra i paesi considerati, è diminuita in Germania e in Francia, è esploso in Italia. Il paese che ha una ricchezza finanziaria netta fra le più alte dell’area ha visto una crescita abnorme dei cittadini in difficoltà. Forse dipende da questioni distributive, dagli andamenti del mercato del lavoro, o magari da fenomeni che le statistiche non riescono a catturare. Ma rimane il punto: siamo più ricchi, ma abbiamo più poveri.

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giornalista socioeconomico - Twitter @maitre_a_panZer

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