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Lunedì, 25 Mag 2026

L’inestinguibile passione per il denaro cash, che abbiamo già osservato a livello globale, non poteva certo risparmiare l’euro che ormai è una valuta molto richiesta anche fuori dall’eurozona. Nel suo ultimo rapporto annuale la Bce fa un po’ di conti e osserva l’andamento crescente del numero e del valore delle banconote in euro in circolazione, che, come si può osservare non conosce crisi.

In particolare, nel 2017 il volume e il valore delle banconote sono cresciuti rispettivamente del 5,9 e del 4%. A dicembre scorso erano in circolazione 21,4 miliardi di banconote per un valore che sfiorava i 1.200 miliardi (1.170) e che li supera abbondantemente se ci mettiamo dentro anche le monete (126 miliardi). Se guardiamo alla distribuzione dei tagli, quello che ha registrato la domanda più forte è stato quello di 100 euro – non proprio comune fra i cittadini normali – cresciuto del 7,9%, persino superiore all’aumento di domanda delle banconote da 50 euro, di sicuro assai più diffuse (+6,4%).

“Si stima – riporta il rapporto – che, in termini di valore, circa un terzo delle banconote in euro in circolazione sia detenuto al di fuori dell’area dell’euro. Si tratta soprattutto dei tagli maggiori, che sono detenuti principalmente nei paesi confinanti e sono utilizzati come riserva di valore e per il regolamento delle transazioni sui mercati internazionali”. Notate che le banconote da 500 euro, che la Bce ha smesso di produrre da maggio 2016, anche per il timore che favorissero transazioni illecite, sono state superate in valore solo di recente da quelle da 50 e sono state raggiunte da quelle da 100. Insomma: i grossi tagli che si vedono molto poco sono ancora molto utilizzati nei circuiti di pagamento.

Altro aspetto interessante, è notare le abitudini delle famiglie europee nell’uso del contante. La Bce ha condotto una survey nel novembre scorso dalla quale è stata ricavata questa mappa.

L’Italia, con Spagna e Slovenia, si colloca quarta per valore delle operazioni regolate in contanti, con una quota pari al 68%, dopo Malta, Grecia e Cipro. Nell’aggregato EZ la media è del 54%, a fronte di un 39% con carta di credito e un altro 7% con altri strumenti di pagamento.

Altra osservazione che vale la pena sottolineare: “Nell’area dell’euro, il contante è stato lo strumento di pagamento più diffuso per le operazioni fino a 45 euro. Le carte sono risultate il mezzo di pagamento utilizzato più spesso per importi superiori a 45 euro. Tuttavia, soltanto il 9 per cento di tutti i pagamenti registrati aveva un valore superiore ai 45 euro”. Inoltre, “il fatto che la maggior parte delle operazioni sia avvenuta in luoghi dove i pagamenti in contanti rappresentano tra l’80 e il 90 per cento del totale dei pagamenti, oltre al fatto che due terzi di tutte le operazioni hanno riguardato importi inferiori ai 15 euro, può in parte spiegare come mai il contante è più usato di quanto spesso si creda”. Ma soprattutto emerge che “il 6 per cento degli affitti, il 13 per cento delle utenze elettriche e il 31 per cento delle fatture mediche vengono pagate in contanti”.

Il contante conta, appunto. Ieri, oggi e domani.

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giornalista socioeconomico - Twitter @maitre_a_panZer

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