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Mercoledì, 19 Ago 2026

La notizia è destinata sicuramente a suscitare interesse, non solo nel mondo della scienza. Si tratta del risultato di una ricerca - realizzata dall’Università di Pisa, che ha coinvolto anche tre realtà del territorio - di recente pubblicato sulla rivista scientifica Food Chemistry, che ha fatto sì che due nuove bevande alcoliche, una birra artigianale e un liquore, entrambi aromatizzati ai fiori di canapa, facessero il loro debutto commerciale, con il marchio HempItaly.

“La nostra idea - spiega la professoressa Luisa Pistelli dell’Ateneo pisano - era di realizzare dei prodotti ecosostenibili in un’ottica di economia circolare, grazie al riutilizzo dei fiori di canapa che, sebbene siano la parte più ricca di oli essenziali della pianta, non sono sfruttati e diventano scarti agricoli”.

Il gruppo di Biologia Farmaceutica del Dipartimento di Farmacia, coordinato dalla stessa professoressa Pistelli, ha condotto il lavoro in collaborazione con tre realtà toscane: il Circolo Arci La Staffetta di Calci (Pisa) e il Birrificio Artigianale “Vapori di Birra” di Castelnuovo Val di Cecina (Pisa), per la produzione delle bevande alcoliche aromatizzate; e l’Azienda Agricola Carmazzi di Viareggio (Lucca), per la fornitura del materiale vegetale.

“L’aromatizzazione con la canapa, pur arricchendo il bouquet della birra, non ha stravolto quelle che sono le classiche note di questa bevanda – chiarisce il professor Guido Flamini dell'Università di Pisa - il luppolo e la canapa, infatti, appartenendo alla stessa famiglia botanica (Cannabaceae), hanno caratteristiche aromatiche comuni”.

“Il liquore, invece, – aggiunge il professore - avendo una matrice neutra, si è molto arricchito delle note balsamiche conferite dagli oli essenziali estratti dai fiori di canapa, rivelando un bouquet aromatico molto deciso e complesso”.

La canapa utilizzata nella sperimentazione proviene dalle coltivazioni autorizzate in Italia con la Legge 242 del 2 dicembre 2016 che consente la coltivazione delle varietà di Cannabis sativa L. il cui contenuto di Δ9-tetraidrocannabinolo (THC) sia inferiore allo 0.2%. In particolare, le due varietà impiegate sono state la Futura 75, di selezione francese, e l’Uso 31, di origine ucraina.

Oltre a Luisa Pistelli e Guido Flamini, hanno collaborato allo studio, per l’Università di Pisa, la dottoressa Roberta Ascrizzi e la dottoressa Giulia Cinque, e, per la parte aziendale, il dottor Matteo Iannone e Andrea Marianelli.

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