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Domenica, 26 Apr 2026

Ieri, i periti tecnici chiamati ad accertare le cause della morte di Luana D’Orazio hanno acclarato nella loro relazione tecnica che all’orditoio che ha straziato la giovane operaia erano state tolte le misure di sicurezza, per farlo andare più veloce nella produzione.

Anche alla cabinovia del Mottarone era stata fatta, su per giù, la stessa operazione, disattivando i freni di sicurezza per non rallentare le corse. I “forchettoni” inseriti nei freni hanno causato la morte di 14 persone.

Che cos’è che unisce le due vicende luttuose e strazianti? Non la semplice ricerca del profitto che può benissimo esercitarsi mettendo in sicurezza i lavoratori o gli utenti di certi servizi, bensì la bramosia del guadagno. E’ la stessa bramosia che ha causato il crollo del Ponte Morandi (43 morti) o il disastro del Vajont, per andare più lontano nel tempo, con le sue duemila vittime. Di omicidi bianchi sul lavoro, come di disastri e stragi provocati in Italia dalla bramosia del profitto, se ne potrebbe fare un elenco lunghissimo.

Il profitto in economia, sia essa pubblica o privata, non si può sopprimere. E’ una leva senza la quale non c’è intrapresa economica. Una benedizione del Signore per il fedele dedito agli affari, secondo l’etica protestante. Ma la sua bramosia va repressa, perché porta a sopprimere non l’attività economica ma le persone: i lavoratori che la animano e gli utenti che ne usufruiscono in vari modi o semplici abitanti che vi abitano accanto.

In questo caso il denaro guadagnato dal padrone – cosa diversa dall’imprenditore – è proprio, direbbe Papa Bergoglio, “sterco del diavolo”. Un diavolo che, per i credenti, com’è noto, a volte si presenta con le sembianza del serpente biblico, subdolo e tentatore, al quale va schiacciata la testa.

Senza esitazione.

Aldo Pirone
Coautore del libro "Roma ‘43-44 L’alba della resistenza"
facebook.com/aldo.pirone.7

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