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Martedì, 10 Feb 2026

di Pietro Perrino*

media mondiali hanno annunciato che il gruppo di ricercatori coordinato da J. Craig Venter ha creato la "vita artificiale".

L'articolo "Creation of a Bacterial Cell Controlled by a Chemically Synthesized Genome" pubblicato su Sciencexpress del 20 maggio 2010, dice però che il gruppo di Venter ha solo inserito nella cellula di un batterio una molecola di DNA copiata da quella di un batterio.

Insomma, Venter non ha creato la vita. Ha semplicemente copiato informazioni genetiche già esistenti in natura. Non c'è stata alcuna invenzione ed alcuna creazione.

Anche se alcuni segmenti di DNA sono stati sintetizzati, l'assemblaggio è opera di macchine naturali: cellule di lievito. Mi risulta che, in Italia, solo tre studiosi, A. Giuliani, I. Licata e C. Modonesi hanno pubblicato un articolo su Il Sole 24 Ore del 7 giugno 2010, affermando che la "vita artificiale" di cui si è fatto molto rumore mediatico è in realtà "una nano macchina biomorfa, già ipotizzata da Von Neumann e Feynman, a partire dagli anni 50".

Questi studiosi dicono che si tratta di un "avanzamento tecnologico" e non di "vita artificiale". La molecola del DNA, un'invenzione della natura, è assimilabile ad una banca dati con regole che garantiscono la sintesi proteica, ma non è un organismo vivente, poiché da sola non è in grado di riprodursi, svilupparsi e duplicarsi.

Per fare ciò il DNA ha bisogno della collaborazione di macchine particolari: enzimi, proteine strutturali, ormoni, ecc.. Il regista della vita è la vita stessa ed ha sede in tutti gli attori della vita che recitano nel DNA, nella cellula e nell'ambiente in un dialogo senza pause.

La vita è e resterà forse per sempre un mistero. Ma allora perché tutto questo rumore? Semplice: le multinazionali sperano di mettere a punto e brevettare tecniche in grado di risolvere i problemi della vita dell'uomo, ma con il fine di alimentare un grande giro d'affari sulla salute.

Infatti, i primi commenti di alcuni accademici italiani sull'annunciata "vita artificiale" sono stati: “ è un risultato grandioso, che ci porterà … ad avere farmaci e vaccini su misura…; …potremo ottenere batteri utili, capaci di digerire sostanze tossiche e veleni e di ripulire il mare dal petrolio”.

Purtroppo per loro, batteri capaci di fare tutto ciò esistono già, solo che essendo naturali non si possono brevettare e commercializzare con profitti astronomici, come vorrebbero le multinazionali e chi le sostiene. Se il problema è di trovare batteri utili all'uomo è sufficiente cercarli (ci sono 3 milioni di specie), ma questo tipo di ricerca difficilmente riceve finanziamenti.

La collettività finanzia la ricerca pubblica, anche via Telethon, ma la stessa ricerca viene finanziata anche dalle multinazionali. Per cui, alla fine, quando tutto va bene, paradossalmente, la collettività dovrà pagare nuovamente ed a caro prezzo l'utilizzazione dei risultati di quella ricerca.

La ricerca (quella buona) si dovrebbe concentrare di più sui fattori ambientali delle malattie (quelli che provocano le mutazioni genetiche) che sui geni, dal momento che sono più questi ad obbedire all'ambiente che viceversa.
*Già direttore dell’Igv/Cnr

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