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Mercoledì, 01 Lug 2026

L’ultimo bollettino del Banca Centrale Europea (Bce) torna sulla crisi del settore turistico, che l’evoluzione dell’emergenza sanitaria rischia di rendere sempre più profonda e persistente. Per rendersi conto della situazione, è sufficiente confrontare gli arrivi nel terzo trimestre dell’anno, ossia nel periodo estivo, del 2019 e confrontarli con quelli dell’estate scorsa, quando pure si osservò una tenue ripresa del settore dopo gli sfasci provocati dal lockdown.

Come si può osservare, il turismo interno ha compensato solo parzialmente il corposo deflussi di arrivi dall’estero, che ha penalizzato duramente i paesi a maggior saldi attivo, e segnatamente quelli dell’Europa meridionale. Da questo punto di vista la pandemia ha colpito non soltanto i settori ad alta intensità di lavoro – tipicamente quelli ricettivi – ma anche le economie più fragili, che su tali settori poggiavano molto del loro valore aggiunto.

Purtroppo tale situazione si è aggravata in autunno, quando sono state introdotte nuove restrizioni che si sono prolungate per tutto il periodo finale dell’anno, comprese le vacanze natalizie e non accennano a mitigarsi neanche adesso. “Le ultimi restrizioni – osserva la Bce – potrebbero modificare anche l’impatto geografico della crisi del settore, poiché questa volta saranno colpite in modo più grave le destinazioni turistiche invernali”. Se il Sud piange, il Nord non ride insomma. E questo, a meno di contentarsi del mal comune, non produce alcun gaudio.

Peraltro gli indicatori prospettici sono poco incoraggianti. La capacità aerea è al momento pari al 25% del periodo pre covid, e la curva mostra un chiaro segno di peggioramento, da quando si è invertita la lieve tendenza al rialzo osservata in estate.

Rimane da capire quanto saranno profondi gli effetti di una depressione così prolungata. Se, come pare, serviranno ancora diversi mesi prima di arrivare a una parvenza di normalità, il rischio è che molte strutture non riescano a resistere il tempo necessario per godere di una ripresa degli affari. Che potrà anche arrivare, ma poiché ancora non si intravede, la paura è che arrivi troppo tardi. Una prospettiva che rischia di renderla insostenibile.

Maurizio Sgroi
giornalista socioeconomico
Twitter @maitre_a_panZer
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