Giornale on-line fondato nel 2004

Martedì, 07 Lug 2026

Sembra ieri, ma sono passati quasi dieci da quel 2016 che segnò il divorzio fra UE e UK all’apice dell’ondata populista che stava investendo il nostro vecchio sub-continente. Sembra ieri, ma cosa è successo nel frattempo?

Le cronache politiche e finanziarie che arrivano dal Regno Unito raccontano di una crisi strisciante che ormai è comune a tutti i grandi paesi europei. Guardate la Francia, o magari la Germania. La crisi esistenziale non risparmia nessuno, e noi ancora meno. Se dedichiamo qualche riga al caso britannico non è per maramaldeggiare. Ma per vedere se il presupposto che condusse a quel referendum disgraziato, ossia che da soli si prosperi e in compagnia si appassisca, oggi, che sono passati quasi dieci anni anche se sembra ieri, risultano sensati oppure no.

I dati li abbiamo estratti da un bel lavoro pubblicato di recente dal Nber, cui rimandiamo per ogni approfondimento. Qui ci limitiamo a proporre alcuni punti che speriamo diano un’idea precisa di cosa è accaduto in questo lungo arco di tempo. Non tanto perché crediamo che i populisti si faranno convincere dalla ragione dei numeri, che già da allora gli dava torto, ma come testimonianza a futura memoria di come non ci sia ragione che tenga, quando prevalgono gli istinti belluini.

Vediamo qualche cifra. Il paper ha svolto sia valutazioni micro che macro economiche per paragonare l’andamento dell’economia britannica con alcuni paesi comparabili, tentando anche un esperimento controfattuale per stimare l’andamento dell’economia britannica senza Brexit.

“Stimiamo – scrivono gli autori – che all’inizio del 2025 l’economia del Regno Unito fosse circa l’8% più piccola di quanto sarebbe stata senza Brexit, sulla base dei dati macro, e del 6% più piccola utilizzando i dati micro a livello aziendale”. Investimenti e occupazione sono andati anche peggio. “Si stima che gli investimenti siano stati inferiori del 12-18%, l’occupazione del 3-4% e la produttività del 3-4% rispetto a quanto sarebbe stato se il Regno Unito non avesse votato per l’uscita dall’UE”.

Come se non bastasse, “la Brexit ha generato un aumento significativo, generalizzato e duraturo dell’incertezza” e questo ha avuto un effetto depressivo sugli investimenti e si ipotizza abbia pesato anche sulla produttività “limitando l’innovazione e la spesa in forme di investimento potenzialmente in grado di migliorare la produttività”.

Ciò in ragione del fatto che “il tempo e le risorse che le aziende hanno dedicato alla preparazione alla Brexit sono stati fortemente correlati a una minore produttività”. Problema ancor più grave degli effetti della riduzione degli scambi commerciali con l’UE.

“L’esperienza del Regno Unito con la Brexit – concludono – presenta anche alcuni parallelismi con la recente introduzione di nuovi dazi sulle merci in ingresso negli Stati Uniti nel 2025. Esistono pochi altri esempi di aumento delle barriere commerciali tra i principali paesi sviluppati e, come la Brexit, gli annunci sui dazi hanno creato incertezza su quali potrebbero essere i futuri accordi commerciali e su come potrebbe essere il processo verso una soluzione a lungo termine. Nel caso della Brexit, l’impatto economico sul Regno Unito è stato sostanziale”. Chi ha orecchi intenda. Sempre che voglia usarli.

Maurizio Sgroi
giornalista socioeconomico
autore del libro “La storia della ricchezza”
coautore del libro “Il ritmo della libertà”
Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Ti piace l'informazione del Foglietto?

Se ti piace quello che leggi, puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro sostenendoci con quanto pensi valga l'informazione che hai ricevuto. Anche il costo di un caffè!

SOSTIENICI

empty alt

“L’hangar rosso”, thriller notevole per non dimenticare la feroce dittatura di Pinochet in Cile

 L’hangar rosso, regia di Juan Pablo Sallato, con Nicolás Zárate (Jorge Silva), Boris Quercia (Oberst...
empty alt

Anna Morandi Manzolini. La signora anatomista

“Donna bella e piena d’ingegno, tratta con vigore i cadaveri e anche le membra in decomposizione,...
empty alt

Temperature elevatissime in tutta Europa, "nuova normalità" nella crisi climatica

Le temperature elevatissime in tutta Europa non sono "picchi", sono eventi ripetuti e durevoli,...
empty alt

Memorandum d'intesa Iran-Stati Uniti, la resa di Trump

Ho aspettato l'annuncio ufficiale dei 14 punti del Memorandum, ma che Trump avesse perso la guerra...
empty alt

“Tuner - L'accordatore”, thriller con un immarcescibile Dustin Hoffman

Tuner - L'accordatore, regia di Daniel Roher, con Leo Woodall (Niki), Dustin Hoffman (Henry), Havana...
empty alt

Alexandra David-Néel, pioniera del dialogo tra Buddismo e Occidente

Tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, una silenziosa rivoluzione attraversò il...
Back To Top