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Sabato, 07 Mar 2026

Mentre il mondo litiga sui dazi, la Cina sta silenziosamente accelerando i suoi investimenti nell’ambizioso progetto della Belt and Road iniziative. Nei primi sei mesi di quest’anno, secondo quanto riportato dagli osservatori del Green Finance&Development center, istituto legato all’università Fudan di Shanghai, in collaborazione con a Griffith University di Brisbane, la Cina ha impiegato 66,2 miliardi per contratti di costruzione e 57,1 miliardi in investimenti di altra natura diffusi lungo tutti i paesi interessati dal progetto.

Si tratta, spiegano i ricercatori, del dato più elevato di risorse dedicate alla Bri in sei mesi dal 2013, ossia da quando Pechino ha lanciato il suo ambizioso progetto di internazionalizzazione del capitale cinese. Gran parte di queste risorse è stata impegnata nel settore dell’energia, alla quale sono stati destinati 42 miliardi, un aumento del 100% rispetto al primo semestre del 2024. In particolare, il settore petrolio&gas ha ricevuto risorse per circa 30 miliardi, un valore superiore all’interno 2024. A fruire dei due terzi di questa somma è stata la Nigeria, dove sono stati firmati contratti per 20 miliardi di dollari per la costruzione di impianti di lavorazione di petrolio e gas.

Pechino sta portando avanti sia investimenti nelle energie tradizioni, quindi, compreso il carbone, ma al tempo stesso ha investito 9,7 miliardi i progetti eolici, solari e di conversione di di rifiuti in energia, per una capacità installata di circa 11,9 GW di energia verde.

Ben 24,9 miliardi di dollari sono stati investiti nella lavorazione dei minerali, 10 dei quali sono stati destinati all’estrazione. altri 23,2 miliardi sono stati dedicati al settori hi tech. Ancora una volta la Nigeria è stata destinataria di investimenti per la realizzazione di batterie per veicoli elettrici e dell’idrogeno.

Se guardiamo alla distribuzione geografica di questo flusso di risorse, osserviamo che l’Africa primeggia nella classifica degli investimenti del semestre con 39 miliardi, seguita dall’Asia centrale, che in questo periodo ha superato il Medio Oriente, con 25 miliardi. Degna di nota la circostanza che gran parte di queste risorse siano arrivate dal settore privato cinese. Fra le aziende spiccano la East Hope Group, Xinfa Group e Longi Green Energy.

Complessivamente, dal 2013, quando il progetto Bri è stato lanciato, le risorse impegnate sono arrivate a 1.308 miliardi di dollari, 775 in contratti di costruzione, 533 in investimenti non finanziari. La Cina, in sostanza, sta proseguendo il suo percorso di internazionalizzazione. E il fatto che l’Africa sia una presenza costante nei progetti cinesi non è certo una sorpresa. A sorprendere semmai è che noi ci siamo poco.

Maurizio Sgroi
giornalista socioeconomico
autore del libro “La storia della ricchezza”
coautore del libro “Il ritmo della libertà”
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