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- di Aldo Pirone
Ieri Conte ha ripetuto che alle elezioni americane se vincerà Trump o Biden non ci sarà per noi grande differenza.
C’è stato un momento in cui la monarchia ebbe un definitivo tracollo nella coscienza civile e politica degli italiani? Sì, fu proprio l’8 settembre del ’43. Mentre a Roma, all’Ostiense e a Porta San Paolo, soldati e civili si uniscono per respingere i tedeschi, il re, con Badoglio e decine di dignitari e i capi dell’esercito, fuggono lasciando gli italiani, soldati e popolo, in balìa dei tedeschi.
È passato un secolo, ma in Garfagnana, estesa area geografica di notevole rilevanza paesaggistica, a nord di Lucca, tra le Alpi Apuane e la catena dell’Appennino Tosco-Emiliano, è sempre vivo il ricordo del tragico evento sismico che alle 5:56 del 7 settembre 1920, con una scossa di magnitudo 6,5 della durata di circa 20’’, sconvolse la vita di tantissime persone, causando 171 morti, 650 feriti e migliaia di senzatetto.
Due giorni fa, Gianni Cuperlo, in un’intervista al Riformista, curata da Umberto De Giovannangeli, ha espresso il suo orientamento per il No al referendum confermativo della riforma costituzionale riguardante la riduzione del numero dei parlamentari: 375 in meno fra Camera (-230) e Senato (-115).
Lunedì scorso, sul Corriere della sera, Paolo Mieli ha dato prova del suo spessore di storico. L’argomento era l’incapacità del Pd “di costruire alleanze in grado di durare nel tempo”, ma “abilissimo nel dar vita ad alchimie parlamentari (anche all'indomani di brucianti sconfitte elettorali)”. Su quest'abilità ci sarebbe moltissimo da obiettare, ma non è questo il punto.
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