Le vicende assai intricate in Medio Oriente hanno fatto sì che oggi i Curdi di Kobane, che hanno combattuto l'Isis sul campo (specialmente le donne dello Ypj), siano stati abbandonati dagli Usa di Trump il quale, guidato dal suo fiuto da immobiliarista amico di dittatori o aspiranti tali, preferisce il leader al Sharaa imposto dalla Turchia, da sempre anticurda.
L'autocrate turco, approfittando delle difficoltà militari della Russia, abbatté al Assad tramite le milizie di al Sharaa, per infilarci un suo protetto, il capo attuale della Siria che una volta faceva parte, e lungamente, dell'Isis col nome di al Jolani.
Oggi i Curdi, uomini e donne yazidi sono assediati a Kobane insieme alle Forze democratiche siriane (SDF) e combattono le forze siriane di al Sharaa e varie milizie turche. Ieri l'Isis, oggi al Sharaa e Erdogan.
All'epoca dell'Isis, grosso modo 2014-2019, c'erano più coalizioni per combatterlo. La principale era composta da Stati Uniti, Francia, Regno Unito, Germania, Italia (soprattutto addestramento e supporto logistico) Belgio, Paesi Bassi, Danimarca, Spagna, due paesi extra Ue ma nella Nato, Canada e Australia. Paesi mediorientali, molto importanti politicamente: Iraq, Giordania, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Qatar, Bahrein, Kuwait. Non erano Stati “membri”, ma alleati sul campo: Forze Democratiche Siriane (SDF) a guida curda (YPG), con milizie arabe e assire Esercito iracheno, Peshmerga curdi, milizie locali sunnite. Senza queste forze terrestri, la coalizione non avrebbe vinto.
Poi c'era un'altra coalizione, composta da Russia, regime di Assad e Iran, che combatteva l'Isis ma senza coordinarsi con quell'altra per ragioni geopolitiche.
Le forze Curde che occupano ancora Kobane parlano di "tradimento" degli Usa di Trump e della coalizione da loro guidata. Ma non devono sorprendersi, c'era da aspettarselo. Quando si erge al posto del diritto internazionale quello della forza bruta, come fa Trump, cosa può accadere di buono ai Curdi, ai Palestinesi, agli Ucraini, agli oppositori Iraniani al regime degli Ayatollah, agli oppositori di Erdogan, a quelli di Putin, a quelli di Trump e a tutti coloro che si battono contro le tirannie interne o esterne? Nulla di buono!
Ovviamente, ciascuno di questi cercherà, nelle condizioni date, di far vincere la propria causa di libertà. Ma se non si ricostruisce un autentico spirito internazionalista e di collaborazione quale fondamento della pace, allora anche chi si batte per la propria sovranità nazionale e la propria libertà contro regimi tirannici sarà costretto a subire le conseguenze della politica brutale della forza.
Bisogna avere la consapevolezza che questo è il prodotto dello scivolamento verso il fascismo e che perciò questo è il nemico principale e più ravvicinato da sconfiggere.
A cominciare da quello di Trump insediatosi nella capitale dell'impero.
Aldo Pirone
scrittore e editorialista
facebook.com/aldo.pirone.7

