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Domenica, 12 Lug 2026

di Rocco Tritto

La ricetta del bastone e della carota, evocata incautamente nei giorni scorsi dal ministro Profumo, sembra stia caratterizzando quello che, salvo probabili sorprese, dovrebbe essere l’ultimo tratto di strada che separa il governo Monti dalla fine della corsa.

Eclatante, in tal senso, è stato il disegno di legge di stabilità, varato dall’esecutivo il 9 ottobre scorso e reso pubblico soltanto una settimana dopo.

Ebbene, da Palazzo Chigi, prima della diffusione del testo finale del ddl, sono state fatte filtrare sugli organi di stampa notizie le più disparate, alcune al limite della provocazione per i cittadini, come ad esempio la modifica della legge 104, la tassazione delle indennità di accompagnamento, delle pensioni di invalidità e di guerra, il blocco dei contratti pubblici e della vacanza contrattuale per il prossimo biennio.

Provvedimenti che si accompagnavano a numerosi altri di natura fiscale e non, destinati a impoverire sempre più larghe fasce della popolazione.  Insomma, uno sfoggio in grande stile del trucido bastone.

Nei giorni che sono seguiti all’annuncio ancora non scritto delle misure, il governo ha atteso le reazioni dei cittadini, che non si son fatte attendere e hanno invaso grandi e piccoli blog, compreso il nostro.

Si è giunti alla tarda mattinata di martedì, 16 ottobre, quando finalmente il testo del provvedimento è apparso sul sito del governo che, per l’occasione, ha voluto “offrire” la carota a quella parte di cittadini che si era maggiormente indignata e infuriata.

Così alcune misure sono state cancellate, per cui si è appreso che i dipendenti pubblici (forse) nel 2014 potranno avere un nuovo contratto; che i lavoratori potranno continuare a assistere i familiari affetti da gravi patologie, senza subire tagli salariali; che le indennità di accompagnamento, le pensioni di invalidità e di guerra continueranno a essere esentasse.

Ma la drastica falcidie di deduzioni e detrazioni fiscali, l’aumento dell’Iva e quant’altro, troveranno piena applicazione, così comprimendo ancora di più il potere d’acquisto di stipendi e pensioni.

La politica del bastone della carota, dunque, sembra aver colpito ancora una volta chi ha sempre pagato tasse e imposte.

Continuano a dormire sonni tranquilli, invece, quanti detengono la gran parte della ricchezza del Paese, neppure sfiorata lontanamente da quella che sarebbe stata l’unica misura equa del governo in carica: l’imposta patrimoniale.

Non è un caso che né il governo Berlusconi né quello presieduto da Monti l’abbiano mai voluta prendere in considerazione, risultando più semplice affondare la lama nelle ferite già aperte sulla pelle dei lavoratori e dei pensionati.

Fra meno di sei mesi, quando gli elettori avranno la possibilità di liberarsi dell’attuale governo, sapremo se la politica dei cosiddetti tecnici avrà fatto proseliti anche nel nuovo governo democraticamente eletto o se finalmente a Palazzo Chigi si potrà respirare aria di giustizia sociale. Propedeutica al rilancio del Paese.

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