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Domenica, 08 Feb 2026

di Adriana Spera

Negli enti finanziati dal contribuente, che costituiscono la pubblica amministrazione, la trasparenza sarebbe dovuta essere, da sempre, un fiore all’occhiello ben visibile a tutti, anche al fine di prevenire e contrastare sia la corruzione che la cattiva amministrazione.

Invece, per decenni, ha rappresentato una vera e propria araba fenice, rendendo di fatto inesplorabile l’attività di organismi pubblici che, annualmente, assorbono miliardi di euro dalle casse dello Stato.

Solo da qualche anno, a seguito della approvazione di provvedimenti ad hoc, l’ultimo dei quali il decreto legislativo n. 33/2013, il Parlamento ha deciso di fare sul serio.

Strumento essenziale per assicurare la trasparenza “intesa come accessibilità totale alle informazioni concernenti l'organizzazione e l'attività delle pubbliche amministrazioni, allo scopo di favorire forme diffuse di controllo sul perseguimento delle funzioni istituzionali e sull'utilizzo delle risorse pubbliche” è il sito web, accessibile a tutti, senza identificazione, che al suo interno deve avere ben in evidenza una sezione denominata “Amministrazione Trasparente”, nella quale far confluire tutte le informazioni e i documenti specificatamente individuati dalla legge.

A vigilare sulla efficienza dei siti web delle singole amministrazione è il ministero della Funzione pubblica che, periodicamente, effettua un monitoraggio dei singoli siti, finalizzato alla verifica del rispetto degli adempimenti previsti dal predetto decreto legislativo n.33/2013, all'esito del quale redige la classifica della trasparenza dei medesimi siti web.

In realtà, le classifiche sono diciotto, tante quante sono le tipologie di enti in cui è stata suddivisa la pubblica amministrazione.

Si va, tanto per citarne alcune, dalle Regioni alle Province; dai Ministeri alla Presidenza del Consiglio; dalle Aziende ospedaliere alle Asl; dagli Enti di ricerca alle Università.

Ed è proprio su queste ultime che, basandoci su dati recentissimi, aggiornati al 28 dicembre 2013, vogliamo oggi soffermarci.

Gli Atenei monitorati dal ministero sono sessantotto e la classifica aggiornata al 28 dicembre 2013 vede al primo posto ex aequo, con il punteggio massimo di 65 indicatori soddisfatti su 65 previsti, quaranta Università.

Staccate di un solo punto, al secondo posto, le Università di Roma Tor Vergata e della Tuscia.

Al terzo posto, con 63 punti, il Politecnico di Bari e le Università di Genova e Udine. Un gradino più sotto, a quota 61, l'Università di Cagliari e la Federico II di Napoli, seguite, al quinto posto, con 59 punti, dall’Università Insubria Varese-Como e al sesto da Macerata (57/65).

Un terzetto, l’Università di Verona e i due Atenei di Napoli “L’Orientale” e “Parthenope”, al settimo posto, con 55/65.

Più giù, in ottava posizione, con 53 punti, l’Università della Basilicata, seguita, al nono posto, da Bergamo e Perugia, con 53.

In decima, undicesima e dodicesima posizione, l’Università degli Studi del Piemonte Orientale Amedeo Avogadro-Vercelli e quelle di Salerno e Pisa, rispettivamente con il punteggio di 38, 35 e 32/65, al di sotto della sufficienza.

Al tredicesimo posto, non senza sorpresa, il Politecnico di Milano, al cui sito web è stato assegnato un misero 21, che sa di bocciatura.

Ma ancor più eclatante appare il risultato conseguito dai siti istituzionali dell’Università di Reggio Calabria (6/65) e della “Magna Graecia” di Catanzaro, che ha rimediato appena 2 punti. I due Atenei occupano rispettivamente il quattordicesimo e quindicesimo posto.

Fanalini di coda, al sedicesimo posto, a pari (de)merito, addirittura con 0 punti (dicasi: zero), la  Libera Università di Bolzano, l’Università di Cassino e del Lazio Meridionale, l’Università di Roma "Foro Italico", l’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, l’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli, l’Università Kore di Enna e l’Università per Stranieri Dante Alighieri di Reggio Calabria.

Chissà se nella prossima sessione di monitoraggio codesti Atenei riusciranno a fare meglio. E a conquistare almeno qualche punto.

Gli studenti, e non solo, sarebbero certamente contenti.

Quanto all'attività del ministero della Funzione pubblica, infine, è auspicabile che la stessa non continui a ignorare che alcune amministrazioni, pur avendo attivato sulla carta i prescritti 65 indicatori, in realtà continuano a tenerne "vuoti" uno o più, nel senso che nessuna notizia e/o provvedimento è in essi presente, con ciò avvalorando l'antico detto: "fatta la legge, trovato l'inganno".

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