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Lunedì, 26 Ott 2026

altAlcuni giorni fa, a Milano, il presidente del consiglio ha affermato, presentandolo come un fatto notorio, che non tutte le università sono uguali (perché ce ne sono di serie A e di serie B) sottolineando che è sulle migliori che bisogna puntare.

Non passata inosservata, come del resto capita con tante sortite di Renzi, quella frase fa pensare a come sia andato progressivamente trasformandosi il rapporto tra la sinistra (rectius: il Partito democratico) e il principio di eguaglianza, che della prima  è sempre stato, come ha detto Norberto Bobbio, carattere distintivo ed essenziale e indefettibile discrimine rispetto alla destra.

Mentre questa, infatti, ritiene la disuguaglianza un fatto naturale, addirittura positivo e utile al progresso dell’umanità, la sinistra si è sempre schierata dalla parte degli ultimi, dei più deboli, assumendosi il compito di risollevarne le sorti, purtroppo rivelatesi poi non sempre magnifiche e progressive.

Sennonché, sembra che da un po’ di tempo a questa parte la sinistra di casa nostra abbia quasi dimenticato la missione che si era assegnata.

Nel suo recente volume, intitolato La piccola eguaglianza, pubblicato per i tipi di Einaudi, di queste “dimenticanze”, per azione od omissione, Michele Ainis fa un elenco, forse non completo ma abbastanza significativo: dalla legge sulle tasse di successione ai privilegi fiscali in favore dei petrolieri e della Chiesa cattolica, dalle norme a tutela degli ordini professionali ai privilegi dei bancari e degli assicuratori, continuando con quelli dei notai e dei farmacisti, fino al ricorso, assai disinvolto, alle leggi retroattive, per loro natura sempre personali, di cui la sinistra, quando ha avuto la maggioranza in parlamento, si “è servita a piene mani”.

Tornando all’università, si sa che non tutti possono frequentare quelle di serie A. Una sinistra degna di questo nome dovrebbe perciò preoccuparsi di fare in modo che tutte le università diventino di serie A, così da poterne assicurare la frequenza anche ai meno abbienti e più svantaggiati. Naturalmente, sempre che questa sinistra abbia ancora a (nel) cuore l’eguaglianza.

A lasciar tutto così com’è, è difficile sfuggire al sarcasmo di Anatole France, quando diceva che “la legge, nella sua maestosa equità, proibisce tanto ai ricchi quanto ai poveri di dormire sotto i ponti”.

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